Milano 21 dicembre 2023
La storia non si fa con i “se” o con i “ma”. Può essere, comunque, un esercizio stimolante chiedersi a volte “come sarebbe andata” se gli avvenimenti si fossero svolti in modo diverso da come effettivamente si verificarono. E comprendere quanto il presente appaia casuale, proprio perché deriva dai trascorsi giochi di ciò che allora sembrava solo frutto del caso.
L’esercizio, in questa occasione, riguarda Lady Diana Spencer, principessa del Galles. E con lei l’intera famiglia reale e la storia recente dell’Inghilterra.

Che cosa sarebbe accaduto nell’ultimo quarto di secolo se nella notte tra il 30 e il 31 agosto 1997, poco dopo la mezzanotte, l’incidente che coinvolse l’auto di Lady Diana Spencer e Emad El-Din Mohamed Abdel Moneim Fayed (Dodi) non si fosse rivelato per entrambi mortale? Che cosa sarebbe accaduto se Diana e Dodi fossero sopravvissuti e avessero potuto continuare a segnare con le loro vite le storie e la Storia di cui erano stati, fino a quell’istante, tra i protagonisti?
In un primo momento – è l’impressione che io stesso ho avuto quando ho riordinato le idee per iniziare la scrittura di The Second Crown – , si è portati a credere che sarebbe mutato ben poco rispetto a quanto poi realmente accaduto. Invece, non è così. Diana e Dodi che, sopravvissuti, sarebbero tornati a Londra da Parigi dopo una lunga convalescenza in Francia, avrebbero segnato profondamente la vita inglese in generale e della famiglia Windsor in particolare. Non solo perché lo “strano” incidente di cui erano stati vittime non si sarebbe potuto archiviare in modo così sollecito, ma perché (e questo è assai più significativo), gli equilibri creati e condizionati dalla loro presenza sarebbero stati molto diversi.
Quale sarebbe stato, ad esempio, il rapporto tra i figli William e Harry e il principe (ora Re) Carlo? Quale la possibilità che, viva e presente la madre cui erano legatissimi, quei due adolescenti riuscissero ad accettare e accogliere la presenza di Camilla Rosemary Shand (meglio nota per il cognome del suo ex marito, Parker Bowles), la donna per cui Carlo aveva loro mentito, tradito la madre portandola all’esasperazione se non al cedimento nervoso e alla malattia?

The Second Crown esplora quanto accadde in questa diversa dimensione, che non riguarda naturalmente solo l’ambito familiare e di Corte (per esempio con gli echi della nascita dei figli che la principessa avrebbe avuto da Dodi), ma anche i rapporti a più ampio livello e in assai più ampi orizzonti. Per esempio raccontando la reazione tutta “politica” di questa nuova Diana, quasi rinata dopo l’incidente dell’Alma a Parigi, alle menzogne del primo ministro Anthony Blair sulle ragioni della partecipazione alla guerra in Iraq e ai massacri della popolazione civile di quel Paese, lei che della vicinanza e dell’aiuto ai profughi e ai sofferenti aveva fatto negli anni la propria bandiera. In una lettura fantastorica questa Diana così “nuova” e consapevole, così lontana dai capricci e dalle fragilità che avevano preceduto la tragica notte di Parigi, sarebbe piaciuta a Elisabetta II. In lei la Regina avrebbe visto quella nuora in cui aveva sempre sperato per affiancare un figlio da lei così poco stimato da costringerla a portare la corona fino al suo ultimo giorno di vita.

Anche in questo ambito si sarebbero così sviluppati rapporti per certi versi sorprendenti e che vale la pena di tratteggiare. Così come può essere interessante raccogliere le opinioni della principessa di Galles sul “conservatorismo pavido” della Regina, o sulla “puntigliosità esistenziale” di Carlo rispetto al suo legame con Camilla. Sono venticinque anni, dall’incidente dell’Alma all’incoronazione di Carlo nel maggio 2023, letti (e scritti) tenendosi il più lontano possibile dall’inquinamento del gossip. La fantasia propone l’analisi di un’altra realtà – non di altri pettegolezzi – per certi versi più ricca e completa della realtà che è stata presentata come “vera”. Per esempio quando presenta Dodi nelle sue vere vesti. Non quelle assai note del figlio viziato di un ricco uomo d’affari arabo (Mohammed Al-Fayed), ma anche quelle del figlio di una madre che adorava e si chiamava Samira Khashoggi, prima scrittrice donna del mondo arabo, fondatrice della prima rivista per donne in lingua araba, prima direttrice e prima opinionista della carta stampata, Presidente dell’Unione donne arabe e sorella di uno dei più potenti finanzieri al mondo.

Ecco: a volte esplorando i “se” e i “ma” si va oltre ciò che (solamente) appare. Nel caso della storia di Lady Diana e Dodi Al-Fayed, cercare di intravedere cosa sarebbe potuto accadere se non fossero morti suscita una strana, curiosa sensazione: pare di scoprire con una certa chiarezza le ragioni per cui potrebbe essere parso opportuno a qualcuno che venissero eliminati.
Questo non significa sostenere che quello del tunnel dell’Alma a Parigi fu un attentato, anche se come si evince dell’analisi di The Second Crown i dubbi sull’argomento restano tutti aperti. Significa però dire sommessamente che quelle morti cambiarono il corso degli eventi assai più di quanto si è portati a credere e, in ogni caso, risultarono tragicamente opportune.
Immagine di apertura: una bella immagine di Lady Diana Spencer (fonte:Instagram)




