Milano 27 Maggio 2026
Il Financial Times alcuni giorni fa ha dedicato un lungo articolo alla demolizione di San Siro dal titolo: Milan’s San Siro stadium is unique. So why is it set to be demolished? (Lo stadio San Siro di Milano è unico. Perché, dunque, destinarlo alla demolizione?). Il testo parte da un’idea di accettazione passiva che non è solo dei milanesi. Se ne parla poco, anche se molti tifosi tacciono e molti altri che si indignano.

L’articolo del Financial Times smonta i principali argomenti perorati dai due fondi proprietari — RedBird (Milan) e Oaktree (Inter) — che hanno acquistato lo stadio dal Comune per 197 milioni di euro nel 2025. Una follia distruggerlo per costruirne uno a 300 metri e di capienza inferiore. Un impatto devastante di polveri di cemento che aggraveranno la situazione ambientale di Milano. Lo stadio potrebbe essere conservato e trasformato perdendo qualche posto. Mentre gli abitanti del quartiere protestano, mentre una procura indaga, mentre gli interrogativi restano enormi, occorre riflettere e documentarsi per capire la portata storica e sentimentale di questo importante impianto sportivo. Altri stadi in Europa e nel mondo sono stati restaurati senza demolizioni strutturali.

Claudio Colombo e Fabio Monti, giornalisti di lungo corso, con il loro libro Il Secolo di San Siro sul centenario dello stadio meneghino ( Meravigli editore) dimostrano che il Meazza è un simbolo identitario importante della città dopo il Duomo e il Teatro alla Scala. Lo hanno fatto con una puntuale carrellata di 100 + 1 perle che raccontano eventi memorabili del calcio e molto altro. Ci sono accadimenti culturali, musicali, perfino religiosi, che fanno di questo impianto il cuore di Milano. Gli autori non sono entrati nel merito del destino futuro. Ci sono inchieste della magistratura in corso e una serie di nodi non sciolti anche se sembra inevitabile, ma non scontato, che a partire dai primi anni Trenta di questo secolo lo stadio dovrebbe essere demolito per far posto ad uno nuovo, ultimato e funzionante.

In questo volume che si districa con un’abilità ironica alla Voltaire i due autori, da cronisti veterani, hanno spulciato negli archivi migliaia di eventi del secolo, episodi curiosi o memorabili trasmessi da generazioni di tifosi. Colpisce il racconto dell’evoluzione ingegneristica dell’impianto, realizzato da Piero Pirelli, rampollo dell’omonima dinastia industriale della gomma. Una lucida razionalità dei primi costruttori che allargarono San Siro secondo un copione da ragioniere in base alla crescente popolarità del calcio. Inizialmente destinato alla squadra del Milan a partire dagli anni Quaranta anche l’Inter diventa padrone di casa di un impianto che ormai appartiene al Comune di Milano. San Siro non è un’opera d’autore.

I suoi architetti non erano famosi né particolarmente influenti (fuorché il primo, Ulisse Stacchini che progettò anche la Stazione di Milano). Forse è proprio per questo che è un monumento modernista, una specie di fortezza simile a quella del Deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Le cento storie – in ordine rigorosamente cronologico – riguardano i derby milanesi, le partite della Nazionale, quelle internazionali ed altri eventi sportivi come il pugilato e il rugby, fino ad arrivare alle Olimpiadi invernali del 2026. Lo Stadio ha ospitato eventi religiosi a partire dalle cerimonie di Cresima collettive volute dal cardinale Carlo Maria Martini e proseguite dai suoi successori che in anni recenti anno ospitato ben due Papi, Benedetto XIV e Francesco che idealmente ha fatto “il gol al bullismo”. Un capitolo a parte merita l’organizzazione estiva di concerti ed eventi musicali. Sono tanti. I più memorabili riguardano la presenza di rockstar mondiali come Bob Dylan, Bruce Springsteen, i Rolling Stones e Vasco Rossi. Nel 2011 è arrivata anche la lirica con l‘Aida di Verdi con esiti modesti secondo il resoconto critico del Corriere della Sera. Gli autori del libro non hanno tralasciato i risultati calcistici eclatanti con tanto di gol e cappotti tennistici. Toccante la rievocazione della partita Inter – Torino del 30 aprile 1949 non per il risultato finito in parità senza gol, ma per quello che accadde pochi giorni dopo: la tragedia dell’aereo schiantatosi sulla collina di Superga dove tutti gli Invincibili del Torino persero la vita. In appendice del volume si ricordano i nomi memorabili. Oltre al citato Pirelli, la dinastia dei Moratti, la rivalità di due grandi allenatori come Herrera e Rocco; i capitani come Maldini e Zanetti; per arrivare all’era milanista di Berlusconi.

Giuseppe Meazza nome indiscusso per la storia del calcio e intestatario dello Stadio. Del fuoriclasse rimane noto il suo gol di mano l’11 maggio del 1939. Dal gol di mano di allora al tentativo di colpo di mano di oggi. San Siro è uno stadio profondamente democratico, come scrive il citato articolo del Financial Times. Al Meazza ancora resistono prezzi accessibili, ma il prossimo erigendo stadio manterrà questa politica? Come già detto, gli autori si fermano al centenario di uno stadio che ha rappresentato nella sua forma plastica un gran teatro alla Shakespeare. Un gioco amato e popolato di sogni. Nello spazio e nel tempo di un campo con due reti e un pallone, calciatori e spettatori hanno recitato la loro parte in questa breve vita, durata un secolo.
Immagine di apertura: foto di Dimitri Vetsikas




