Pavia 21 Dicembre 2023

Il capolavoro dei sentieri di Dimitris Pikionis all’Acropoli di Atene, realizzati negli anni 1954-57, costituisce un vero e proprio manuale sulle possibilità di ridare vita, nel presente, alla memorie e al significato dei luoghi, comprendendo la misura e l’identità delle città.

Dimitris Pikionis (1887-1968) in un’immagine della maturità

Il progetto dell’architetto greco (Pireo, 1887 – Atene, 1968) si può leggere come risposta in contrasto alla drastica operazione dei restauri del Partenone (e più in generale dell’intero plateau) iniziata nel 1834. Mossa dalla necessità di riappropriazione culturale e identitaria, la Grecia aveva individuato nell’Acropoli e nel Partenone i simboli dell’etica nazionale, il lascito di quei cittadini ateniesi che avevano fondato la democrazia e combattuto a Maratona per difenderla, con i quali i contemporanei che avevano combattuto per l’indipendenza della Grecia ambivano a identificarsi. Questo portò a isolare dal passato un singolo momento della storia e riportarlo in luce per renderlo parte integrante del presente. La necessità di riappropriazione di un’identità idealizzata ha determinato inevitabilmente la  cancellazione di secoli di stratificazioni succedute al periodo Classico e una separazione del monumento dal proprio contesto organico. Il rischio di tale operazione era la perdita da parte dei luoghi della capacità di raccontarsi, rischiando una condanna all’insignificanza e alla banalizzazione. Ciò era già evidente nell’Atene dei primi anni Cinquanta quando si sperimentava un lento ritorno alla normalità dopo gli sconvolgimenti delle guerre e, nello stesso tempo, si manifestavano le prime avvisaglie del turismo di massa.

Particolare del muro di Agios Dimitrios Loumbardiaris (foto di Alessia Rampoldi)

La risposta data da Pikionis nel più grande monumento della sua città non mira, dunque, alla ricostruzione materiale di quanto cancellato dalla crescita urbana: attorno all’Acropoli Pikionis ricostruisce un mondo di analogie ed evocazioni, ricompone al suolo, come in una vasta mappa “al vero”, ciò che alla grande scala non è più possibile riunire, ossia le relazioni tra miti, storia, paesaggio da cui aveva tratto origine l’Acropoli. L’incarico che Pikionis ricevette per l’Acropoli arrivò alle soglie della pensione e, inizialmente, consisteva in una semplice consulenza – quasi dovutagli come riconoscimento per la sua autorevolezza culturale – per i lavori di rifunzionalizzazione dell’area circostante l’Acropoli.

Dimitris Pikionis: sistemazione del percorso verso la collina del Filopappo (foto di Daniele De Lonti)

Sebbene profondamente immerso nella cultura della terra greca, la formazione architettonica e artistica svolta ad Atene, Parigi e Monaco e il periodo storico fortemente instabile del proprio Paese, lo dotarono di quelle componenti che permettono a un architetto di intervenire in un mondo in profondo cambiamento da un punto di vista più ampio rispetto a quello legato alla professione.
I percorsi riattivati da Pikionis, una trama di passeggiate e soste che si svolge fino alla base dei Propilei, e attraversando l’area di San Dimitrios Loumbardiaris, sale accanto alle mura antiche fino al Belvedere del monumento a Filopappo, intrecciano da un lato il flusso turistico e dall’altro quello degli antichi usi. Era, infatti, il movimento delle processioni a collegare simbolicamente la città al suo santuario, ben rappresentato nel fregio del Partenone, e solo una sapiente rigenerazione di tale movimento avrebbe potuto evitare la fissità museale. Tanto più in seguito al conferimento del titolo di sito UNESCO nel 1987.
Le relazioni visive tenevano uniti templi e paesaggio e la geometria metteva i due sistemi in assonanza. Consapevoli di questo, tra la vegetazione attentamente studiata, i percorsi tracciati da Pikionis individuano punti di contemplazione specifici riconnettendo attraverso lo sguardo ciò che era ormai fisicamente separato dallo sviluppo tutt’intorno della città contemporanea. Gli interventi sui percorsi lungo le pendici della Rocca Sacra e del Filopappo danno luogo a una sorprendente sequenza di occasioni contemplative e percettive, offrendo un’esperienza estetica commovente che porta l’osservatore a nuovi livelli di consapevolezza.

Dimitris Pikionis: particolare della pavimentazione esterna della casa da tè di Agios Dimitrios Lombardiaris (foto di Alessia Rampoldi)

Pikionis rimette in scena un paesaggio scomparso attraverso la rappresentazione al suolo di una geografia in miniatura e scorci architettonici di altissima sensibilità. Il progetto prende forma negli stessi anni in cui nell’architetto cresce la consapevolezza della manomissione, innescata dai lavori di restauro dell’Acropoli, del rapporto fondativo dell’architettura sacra greca e il paesaggio naturale su cui è stata eretta.
Con l’intervento paesaggistico l’architetto si ripropone di ripristinare l’armonia millenaria tra l’Acropoli e la propria terra, rievocando almeno per frammenti quell’unità perduta. La scelta del frammento come strumento comunicativo ed evocativo si deve proprio al fatto che un intervento globale, nell’ottica di una rappresentazione compatta e unitaria, non avrebbe assolto al proposito.
Il suolo – un tempo appartenuto agli Dei – si fa sacro, ogni anfratto, ogni inciampo diviene necessario. È proprio all’antica sacralità delle origini che il progetto di Pikionis rimanda, ricomponendo sotto i passi e gli occhi dei visitatori un mosaico simbolico.

Dimitris Pikionis: Particolare di figura inserita nel lastricato della collina del Filopappo (foto di Daniele De Lonti)

Per la realizzazione vengono impiegati scarti di lavorazione lapidea e pietre antiche, mattoni e cemento che danno vita a forme astratte proprie della cultura intrinsecamente moderna dell’autore, create secondo le antiche tecniche di posa dei maestri artigiani. Il progetto dei sentieri progredisce quasi parallelamente alla sua stessa costruzione, in un disegno geometrico che si sviluppa lentamente assecondando le volontà del terreno, della vegetazione e della geometria. Nel mutevole paesaggio lastricato riecheggia quello scomparso: il sentiero attorno all’Areopago e sul Colle delle Muse viene deviato dalle rocce che sporgono, si dilata e comprime; il mosaico di frammenti composti senza soluzione di continuità è di tanto in tanto interrotto da figure evocative che lasciano messaggi silenziosi agli osservatori attenti. Dal terreno del Filopappo o dalla Casa da tè di Agios Dimitrios Loumbardiaris aggettano volumi che dirigono lo sguardo verso scorci magici sui monumenti all’orizzonte.
Il più grande merito di Pikionis sta nell’aver saputo lavorare non solo con la materia ma, soprattutto, con valori e significati immateriali celati nella storia e nei luoghi. La sua opera è autentica e non vi è alcuna intenzione imitativa, piuttosto riecheggia l’antica tradizione dei maestri capaci di erigere dalla stessa roccia architetture degne della presenza divina.

Immagine di apertura: Dimitris Pikionis: Sommità del percorso sulla collina del Filopappo e veduta dell’Acropoli al tramonto (foto di Alessia Rampoldi)

Giovane architetto pavese, formatasi al Politecnico di Milano e alla Pontificia Universidad Católica di Santiago del Cile, si è laureata con una tesi sulla valorizzazione paesaggistica del patrimonio UNESCO nel territorio tiburtino. Dal 2019 collabora a progetti di carattere editoriale con l’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia e alla didattica presso la facoltà di Architettura dell’ateneo milanese. Parallelamente agli studi prima e al lavoro poi, ha sempre coltivato una forte passione per l’arte, significativamente influenzata dall’insegnamento fondamentale di perseguire il bello nella realtà della vita quotidiana. Nel marzo 2022 scopre la pittura acrilica. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive a Milano, Roma, Parigi e Berlino, dove è entrata a far parte degli artisti di Galeria Azur. Attualmente è collaboratrice di 24Ore Cultura per gli eventi presso Mudec, Palazzo Reale di Milano e GAM di Torino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.