Siamo al 31 di luglio; le ferie sono alle porte finalmente. Ma non si può fare a meno di gettare uno sguardo oltre il mese di agosto chiedendoci che cosa ci riserva l’immediato futuro nel mondo del lavoro. Nel prossimo autunno, crescerà lo “smartworking”, diventerà un fenomeno stabile? Senza dubbio è in atto una rivoluzione strisciante che sta modificando la vita delle persone, libere, in certi ambiti, di lavorare da qualsiasi parte del mondo, o quasi, connessione garantita, ovviamente. Come una giovane dipendente di una agenzia di consulenza finanziaria internazionale che nell’ultimo anno ha scelto di lasciare Milano per lavorare con gli stessi orari e le stesse mansioni in una località amena dell’Appennino tosco-emiliano. Come lei tanti altri. L’argomento è al centro di dibattiti e di indagini, ma indubbiamente lavorare da casa finora non è stato semplice per tutti. Secondo quanto emerso dall’Osservatorio “Smart Working” del Politecnico di Milano su un campione di 241 grandi imprese, le maggiori difficoltà per i dipendenti e i datori di lavoro sono state un progressivo e invalidante senso di isolamento (29% degli intervistati), la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata (27%) e la fastidiosa sensazione di essere sempre connesso e operativo (26%).La mancanza di spazi adeguati all’interno dell’ambiente domestico, frequente nelle grandi città, non ha certo aiutato a tenere separato il tempo del lavoro dalla vita privata. Una risposta a questo disagio è il “coworking”. Secondo un’indagine dell’Università Cattolica di Milano, il 37% degli spazi di “coworking” a Milano, situati in varie zone della città, ha registrato un consistente aumento di afflusso di dipendenti di aziende private, spinti dall’esigenza di trovare un luogo dove lavorare nei pressi delle proprie case, separando così lo spazio domestico dal tempo del lavoro. Si tratta del “near working”, una soluzione nuova, a metà strada tra il lavoro a distanza e l’ufficio. Negli Stati Uniti intanto va alla grande il cosiddetto “coworking virtuale” che offre la possibilità di lavorare da remoto e, allo stesso tempo, di guardare ed essere guardati da altre persone (anche sconosciute). Di solito si tratta di amici che, lavorando da casa, scelgono di accendere le loro videocamere (ma non i microfoni) per farsi un po’ di compagnia e scambiare di tanto in tanto due chiacchiere. Esistono anche società che offrono questo servizio a pagamento, come ha raccontato recentemente il “New York Times”. Se andiamo avanti così dove andrà a finire la scrivania e il caro vecchio ufficio, fonte di gelosie e rapporti nevrotici, ma anche di calore umano? Pare di capire che sarà sostituito da nuove forme di aggregazione sociale.

 

 Il Buongiorno nel mese di agosto va in ferie: riprenderà a settembre. Buone vacanze a tutti i lettori!

Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura".

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