Monza 21 Dicembre 2025

Ci sono voluti anni per far passare il messaggio ai cittadini riguardo alla chiamata al numero di emergenza-urgenza 118 per evitare le corse con i propri mezzi al Pronto Soccorso rischiando di perdere così minuti preziosi per i pazienti più gravi. La Regione Lombardia è stata fra le prime all’inizio del millennio ad organizzare la rete ospedaliera ed i mezzi necessari in questo ambito. A questo proposito mi piace ricordare il lavoro del dottor Fabrizio Pantè, amministratore e uomo di cultura che si è adoperato per coordinare al meglio il lavoro dei soccorritori, dei medici, degli infermieri e dei mezzi di trasporto dalla fine degli anni Novanta in Lombardia. Non a caso gli è stata conferita la medaglia d’oro per la Sanità Pubblica in memoria.

Un elicottero dell’elisoccorso di Milano (foto: academy. rescue. press)

L’emergenza-urgenza è una materia regionale dove dalle centrali operative locali il personale sanitario risponde direttamente alle chiamate al 118, effettuando un primo triage telefonico per inviare il mezzo di soccorso più idoneo (oggi sono divisi in mezzo di base-ambulanza con soccorritori, mezzo infermieristico, automedica) medico e infermieri, o l’elisoccorso per soccorsi tempo-dipendenti e aree remote. Il triage è la prima valutazione dello stato di emergenza e la rapidità dell’intervento e le indicazioni dell’operatore sanitario sono determinanti per avviare il primo soccorso.
Diverse regioni, diverso livello di soccorso: la regionalità del servizio presenta differenze marcate e ancora oggi la rete funziona a due velocità, nonostante l’introduzione di un numero unificato per tutte le emergenze, il 112 (NUE), con Centrali di smistamento delle chiamate.

Un soccorso in atto con personale medico e paramedico (foto di MRI)

Questo passaggio dal 118 al Numero Unico di emergenza NUE 112 è partito in Lombardia con una sperimentazione di questo nuovo sistema a Varese e poi in tutta la regione. Oggi sono attive tutte le regioni, ma con un sistema misto che comprende entrambi i numeri ma con variabilità di applicazioni. Il cittadino che chiama si trova un primo call center (Centrale Unica di Risposta) al numero 112 con personale non qualificato che è solamente preposto a smistare le telefonate ai diversi canali di emergenza (polizia, vigili del fuoco, sanità). Chi chiama è perciò costretto a ripetere due volte il problema e questo doppio passaggio crea disagio e dispersione di tempo. Ed è la criticità principale che avverte il cittadino in una situazione di emergenza.
Si dice che questo filtro serva principalmente per bloccare le chiamate improprie e inviare i dati di localizzazione del richiedente alle centrali di soccorso preposte. Dal sito 112.gov.it le chiamate filtrate sono il 48 per cento, mentre il 52 per cento viene inoltrato alle centrali operative che organizzeranno il soccorso idoneo. Non ci sono dati sulle chiamate improprie. Ci sono 16 Regioni che hanno attivato il 112. Prendendo i dati della Lombardia del 2024 da un totale di 4,9 milioni di chiamate ricevute dal 112, ne sono state inoltrate 2,35 milioni.

Il 50/60 per cento del personale delle ambulanze è costituito da volontari non sanitari (foto di Gianni Crestani)

Oltre al numero di chiamata per la presa in carico dei pazienti esistono le reti tempo-dipendenti: si tratta di reti clinico organizzative integrate tra 112/118, il territorio e gli ospedali hub and spoke, per portare i pazienti velocemente nel centro più appropriato: cardiologico, ictus, trauma, emergenza-urgenza. Ad ottobre è stato presentato il rapporto Agenas che riporta la fotografia ed i problemi dell’intero sistema del soccorso in Italia. Per quanto riguarda l’aspetto clinico possiamo aggiungere il fatto che il personale delle ambulanze è formato principalmente da personale volontario non sanitario (55-60 per cento circa), che, per quanto esperto, è sempre considerato una mancanza del sistema di emergenza-urgenza. Per fare un esempio, in caso di infarto, questo personale non è autorizzato a sottoporre il paziente subito ad una fibrinolisi, in caso di occlusione di vasi, per ripristinare il flusso sanguigno evitando gran parte del danno causato dall’accumulo che ostruisce le arterie coronarie che nutrono il cuore.

Una dottoressa in Pronto Soccorso. La carenza di medici in queste strutture ha raggiunto un livello insostenibile (foto di Angelo Scarcella)

Risolte, per così dire, l’organizzazione delle chiamate con il numero unico 112 e l’organizzazione in reti dedicate per i pazienti più urgenti, rimangono però i problemi veri, quelli apparentemente irrisolvibili che farebbero la differenza: Pronto Soccorso che esplodono di pazienti con l’influenza, diventati “barellaie” perché non è possibile spostare i malati nei reparti perché il personale medico e infermieristico strutturato è ridotto all’osso.
Purtroppo, rispetto alla salute, le priorità in Italia, si sa, puntano al soldo: è di questi giorni lo scandalo di grandi ospedali noti del milanese, silenziato quasi subito, in relazione al personale mercenario e inqualificabile assoldato, proveniente da cooperative, così incompetente da sbagliare la somministrazione di farmaci in reparti delicati come la terapia intensiva. Ma niente paura, in Lombardia si costruisce per la Sanità: ci sono le Olimpiadi (!!!) ed è pronto anche il progetto per il nuovo ospedale della Malpensa che, dalle immagini, pare grande come il terminal dell’aeroporto.

  • Ha collaborato Sabrina Sperotto

Immagine di apertura: (foto di Golda Falk)

Ettore Vitali
Classe 1952, monzese, cardiochirurgo emerito, ha diretto per molti anni il Centro di Cardiologia e Cardiochirurgia De Gasperis di Milano all'ospedale Niguarda. È stato presidente dei cardiochirurghi italiani e si è sempre occupato di trapianto cardiaco, di chirurgia dell’insufficienza cardiaca, valvolare, dell’aorta, coronarica, mini invasiva ed in particolare, ha acquisito un'esperienza più che trentennale nell’ assistenza meccanica al circolo (Cuore artificiale). Ha eseguito oltre 2000 interventi e 300 trapianti di cuore. È membro di diverse società scientifiche come l’International Society for Heart and Lungs Transplantation, la Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare ed ha partecipato alla commissione “Audit and Guidelines” della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica. .È stato direttore di dipartimento e responsabile della definizione delle linee guida e dei protocolli diagnostici e terapeutici cardiochirurgici, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle iniziative di innovazione clinica delle Unità Operative di Cardiochirurgia degli Ospedali Humanitas in Lombardia fino alla fine del 2014. È autore di oltre 300 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste nazionali ed internazionali. Ha sviluppato insieme a Sabrina Sperotto, il progetto di educazione medico-culturale “HE-ART & Science” per gli istituti scolastici.

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