Monza 25 Giugno 2026
Da pochi giorni è trascorsa la Giornata Mondiale del Donatore di sangue (14 giugno). Una giornata importante per ringraziare tutte le persone che periodicamente donano sangue e per sollecitare coloro che ancora non lo fanno, nonostante che la loro adesione sarebbe molto importante. Perché importante? Parlano i numeri: le trasfusioni che si eseguono ogni anno in un grande ospedale milanese, l’Ospedale Niguarda, superano le 43.000 unità di sangue pari a 94 trasfusioni al giorno, 4 trasfusioni all’ora per 24 ore. Lo scorso anno in Italia sono stati trasfusi ben 638mila pazienti e altre centinaia di migliaia hanno fatto ricorso a medicinali salvavita ottenuti dal plasma donato.

Tiziana, talassemica, per una vita di 43 anni, ha potuto beneficiare delle unità di sangue donate da oltre 2mila donatori di sangue anonimi. Questi, senza mai conoscere Tiziana, le hanno garantito la vita. Tiziana non ne ha conosciuto uno, ma per tutti ha lasciato un messaggio: «Grazie a tutti voi». Le persone nella condizione di Tiziana sono tante, e il sangue non basta mai.
Chi lavora negli ospedali sa che cosa significa avere la continua preoccupazione se sono disponibili le unità di sangue necessarie, di quello specifico gruppo sanguigno compatibile, per l’intervento da programmare o, peggio, per l’urgenza e l’emergenza dove non vi è tempo per programmare, ma si deve andare in camera operatoria. Anche la donazione di plasma, da cui si ottengono emoderivati, anch’essi farmaci salvavita, risulta carente di quasi il 40 per cento rispetto alle necessità ospedaliere.
In Italia, su circa 58 milioni di abitanti, per età e salute il 50 per cento dei cittadini potrebbe essere donatore di sangue. In realtà lo è poco più di un milione e mezzo. Eppure, tanta residua disponibilità aiuterebbe anche a gestire i due periodi difficili dell’anno, quello di inizio anno (gennaio-febbraio) – quest’anno siamo risultati carenti di circa 2.000 unità giornaliere rispetto alla programmazione ottimale della Lombardia – e quello estivo (agosto-settembre).

Nemmeno dobbiamo sottovalutare la prospettiva di lungo termine, che cresce in modo esponenziale di anno in anno: pochi giovani e tanti anziani: il gap indotto dalla denatalità. Tra i 18 e i 25 anni, la fascia di età che dovrebbe rappresentare la garanzia di lungo periodo, l’adesione alla donazione sangue registra 34 giovani ogni 1000. Il bacino di potenziali nuovi donatori si riduce sempre più e, in controtendenza, positiva, si evidenzia l’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione, grazie a stile di vita migliori, farmaci, cure e chirurgia in età avanzata.
Questa specifica popolazione, tra gli ottanta e i cento anni, sta inducendo incrementi nei consumi di unità di sangue con percentuali importanti. Come rispondere a questa richiesta in continua crescita? Occorre una riflessione profonda da parte di tutti, istituzioni e singoli cittadini, per riaffermare il valore della solidarietà e della cultura circolare: «Se posso donare e non lo faccio, tu potresti non avere possibilità di curarti; se tu non doni, forse io in caso di necessità non potrò curarmi». E questa difficoltà di avere una cura non dipenderà da disservizi del sistema ospedaliero né da carenze di posti letto, addirittura non lascerà motivazioni alla nostra volontà di protesta nei confronti del Sistema Sanitario; questa volta siamo noi con la nostra indifferenza ad azzoppare il Sistema Sanitario.
Infine, un aspetto ancora poco considerato e valorizzato. L’adesione alla donazione di sangue è un contributo alla tutela della salute pubblica, perché la donazione di sangue è ormai un atto medico importante, non solo un atto sociale. La popolazione dei donatori è rappresentata da persone che, come tutte, possono avere in modo asintomatico problemi di salute, o presenza di fattori di rischio. I Centri di donazione hanno la possibilità di incontrare cittadini teoricamente sani e possono porre in atto tutti gli accorgimenti possibili per intervenire per tempo a suggerire accorgimenti utili, porre in atto azioni correttive rispetto allo stile di vita, rilevare trend ematochimici non lineari. In AVIS Milano è attivo un Programma di Prevenzione e Diagnosi precoce di malattia con una serie di monitoraggi, di indicatori, di visite specialistiche volte a monitorare e tutelare la salute del donatore, per gestire e risolvere al meglio e per tempo eventuali problematiche in cui potrebbe incorrere.
Il riscontro effettuato in un periodo decennale, in 47.966 donatori, ha fornito risultati incredibili: a 1.626 donatori, sono state riscontrate malattie trasmissibili, non trasmissibili, autoimmuni e congenite. La donazione di sangue si rivela, quindi, anche un’ottima occasione per controllare il proprio stato di salute. E non è cosa da poco.
° Ha collaborato Sergio Casartelli, direttore generale AVIS Milano
Immagine di apertura: foto di Michelle Gordon




