Milano 27 Febbraio 2026
«È necessario, prima di tutto, ascoltare le voci dei bambini […] loro/ sono gli unici in grado di parlarci di cosa la guerra è capace di fare allo/ spirito umano. Loro l’hanno vissuta, da vicino e privi di difese. Hanno/ imparato sulla loro pelle che la guerra non è un bene per i bambini». Emmy E. Werner, Children and War: risk, resilience and recovery, 2012.

I contesti di guerra sono l’esempio più evidente di come i bambini siano le vittime collaterali delle logiche dei grandi. Ne sono testimonianza i racconti e i disegni dei bambini e dei ragazzi che vivono sotto le bombe nella Striscia di Gaza, in Ucraina, in Sud Sudan, in Congo e in Myanmar. Sono i Paesi da cui provengono le lettere pubblicate nel libro Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi “Da Gaza all’Ucraina: storie, voci e immagini dalle bambine e bambini colpiti dalle guerre” pubblicato da Piemme nella collana Il Battello a Vapore. In realtà nel mondo sono più di 90 i Paesi coinvolti in conflitti armati e i bambini interessati direttamente da situazioni di guerra sono più di 500 milioni. Il dato può impressionare, ma come si può dar senso ad una cosa del genere se non accostando i pensieri e le rappresentazioni dei singoli?

Da questo interrogativo è partito un progetto curato da Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e Associazione Francesco Realmonte ETS in collaborazione con l’Unità di Ricerca sulla Resilienza dell’Università Cattolica di Milano, teso ad ascoltare l’infanzia, troppo spesso evocata e mostrata dai media nei luoghi funestati dai conflitti come icona del dolore, ma mai veramente ascoltata. Grazie ad una rete di contatti con associazioni, ONG, insegnanti ed operatori presenti in cinque paesi è stato possibile permettere a moltissimi bambini, che stanno vivendo i drammi della guerra e i conseguenti sfollamenti, di esprimere le emozioni provate attraverso testi e disegni. Nei laboratori grafico-pittorici allestiti in spazi sicuri, piccole oasi di pace dove i bambini si rifugiano quando suonano gli allarmi antimissile, hanno potuto testimoniare tutta la fatica interiore e traumatica, dando sfogo alle emozioni che solitamente appaiono congelate nell’espressività linguistica ma che nel disegno si presentano particolarmente vive.

Parte di queste testimonianze, reperite sul posto o ricevute per email, sono state raccolte nel libro, appena pubblicato e presentato all’Università Cattolica pochi giorni fa durante un incontro a cui sono intervenuti la Rettrice Elena Beccalli, S.E. Cardinal Tolentino de Mendonça Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, don Paolo Alliata, Parroco e scrittore, e il giornalista e scrittore Giangiacomo Schiavi con alcuni bambini di scuole lombarde che hanno letto alcune lettere.
L’idea di una pubblicazione che partisse dai piccoli e non dal racconto dei grandi che conducono e governano le guerre, è nata a partire dalla domanda inequivocabile di un bambino che scopre di cosa si occupa il padre, fabbricante di mine anti-uomo: «Papà ma allora tu sei un assassino?». Vito Alfieri Fontana chiude l’azienda e comincia a lavorare per INTERSOS mettendo a disposizione le competenze che aveva acquisito in anni di produzioni di armi, per la bonifica dei campi che aveva contribuito a minare.

Così si comincia la pace, con una domanda semplice e diretta di un bambino e una risposta che passa all’azione. Gli autori del libro, Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi ed io stessa, hanno pensato che se la forza della voce di un solo bambino ha un potere così forte, forse raccogliendone tante sarebbe possibile smuovere più cuori per intraprendere azioni di pace. Per gli adulti ogni guerra costruisce un racconto che la giustifica e che pretende di renderla inevitabile, ma non è così per i bambini che ne predicano l’insostenibilità e l’incongruenza. Leggendo le testimonianze, raccolte nei bunker diventati laboratori, in aule improvvisate nelle metropolitane di Kiev o nei campi profughi di Gaza, si coglie lo sguardo non di chi la guerra la conduce ma di chi la subisce senza comprenderne le ragioni, con la sola speranza di tornare a vivere un’esistenza degna di questo nome: «Devono smetterla di fabbricare e usare le armi!».

«La guerra è terrificante, le persone muoiono ogni giorno. Io però sogno soprattutto di vivere come gli altri bambini del mondo». «Abbiamo già versato troppe lacrime. Davvero desidero che ci sia pace». Sono le voci di Razan (10 anni), Miriam (10 anni), Aung (15 anni), e con loro una moltitudine di minori che portano negli occhi, nelle orecchie, nella mente i segni profondi dei bombardamenti, delle esplosioni, delle percosse, della fame, della sete, della distruzione.
Ma non solo i racconti, anche i disegni sono stati un’occasione importante per avvicinare l’unicità di ogni bambino sofferente permettendogli di uscire dal puro “dato statistico” che appare nei media di quanti sono stati uccisi o feriti dalla guerra. L’espressione grafica permette ad ogni bambino di riappropriarsi e riacquistare la dignità della propria storia personale. Attraverso il segno tracciato su un foglio può dare un ordine ai pensieri e configurare i ricordi che feriscono profondamente la sua anima così da trasformare progressivamente esperienze inesprimibili in testimonianze.

Queste esperienze però non resteranno rinchiuse in un testo ma attraverso il sito www.letteredeibambiniaifabbricantidiarmi.it potranno essere oggetto di riflessione nelle scuole che vorranno realizzare laboratori creativi ed espressivi, sul tema della pace, nell’ambito di laboratori promossi dall’Associazione Francesco Realmonte con supervisione scientifica dell’Unità di Ricerca sulla Resilienza dell’Università Cattolica. Attraverso esperienze pratiche guidate, gli studenti potranno riflettere in modo critico sui temi della violenza e della responsabilità sociale e imparare a dar voce alle proprie emozioni, ai propri valori. I disegni e i racconti messi sulla piattaforma diventeranno così un atto simbolico di partecipazione attiva in grado di rafforzare la cultura della pace, della legalità e del rispetto dei diritti umani.
Immagine di apertura: Ucraina, uomini armati incendiano una abitazione, da Lettere dei bambini ai trafficanti di armi, PIEMME editore




