Pavia 25 Giugno 2026

Tutti – almeno lo speriamo – sanno che gli alberi, e in generale la vegetazione, rinfrescano l’ambiente e svolgono un ruolo essenziale per ridurre le terribili “isole di calore” presenti ormai ovunque, dalle grandi metropoli alle piccole città di provincia. Ci riescono ottimamente utilizzando soprattutto la traspirazione, quel processo che permette di rilasciare vapore acqueo nell’aria. Del resto non bisogna dimenticare che qualunque tipo di vegetazione non spunta o sopravvive unicamente ancorata a un pezzo di cemento o di asfalto, ma ha una estrema e insostituibile necessità di “suolo”.

Paolo Pileri, milanese, professore ordinario di pianificazione urbanistica-ambientale al Politecnico di Milano, responsabile della rubrica “Piano Terra” sulla rivista Altreconomia (foto: Scuola del Fatto Quotidiano)

«Soltanto il suolo è in grado di fornirci i “miracoli” di cui abbiamo bisogno ogni giorno per sopravvivere – spiega Paolo Pileri, laureato in Ingegneria per la difesa del suolo e ordinario di Pianificazione urbanistica-ambientale al Politecnico di Milano –. Il suolo è un formidabile regolatore climatico perché è in grado di sottrarre più del 70 per cento del carbonio che gli arriva (cespugli, prati e alberi ci riescono soltanto per il 30)».
«Purtroppo – continua Pileri – il consumo di suolo è il prodotto insostenibile di un modello di sviluppo che testardamente vuole rimanere insostenibile». Un consumo che non cessa di crescere e preoccupare e ci garantisce il primo posto in Europa in fatto di insensibilità politica al tema del suolo. In sfregio, tra l’altro, al Regolamento europeo di ripristino della natura, finalmente nella “cassetta degli attrezzi” del Continente, vincolante per i territori di tutti i Paesi europei, ma di cui noi ce ne facciamo beffe. Un consumo in cui la fanno da padrone la Lombardia – con in pool position le province di Brescia e Bergamo – seguita dal Veneto, dall’Emilia-Romagna e dal Piemonte.

A Genova sono cominciate, promossa dal Comune, le iniziative di depaving (foto: 1channel)

Ma qualcosa sta cambiando. A Genova la sindaca Silvia Salis ha appena annunciato una vera e propria rivoluzione che porterà grandi cambiamenti anche all’aspetto estetico di una città che da sempre è legata alle grandi colate di cemento e al grigiore delle infrastrutture, soprattutto nelle periferie che lambiscono le colline alle spalle del centro storico. Oggi infatti è divenuto insufficiente puntare sulla riduzione del consumo di suolo e sarà sempre più spesso indispensabile invertire la rotta e togliere cementi e asfalti prima che loro tolgano di mezzo noi cittadini.
Le nuove parole d’ordine sono: restituire spazio al verde e alla natura per rendere più fresche le città, il che significa renderle più vivibili, anche dal punto di vista del traffico. «Sarà lo sbarco dell’Urbanistica del togliere – suggerisce Pileri, coinvolto dal capoluogo ligure in questo primo importante esperimento italiano – e l’arrivo della nuova parola chiave che lo qualificherà: depaving»

La  villa settecentesca Durazzo-Bombrini nel quartiere di Cornegliano, a Genova. il grande piazzale antistante verrà depavimentato e trasformato in un parco

Il primo grande intervento riguarderà il quartiere di Cornigliano che – a detta di tutti gli abitanti – in passato ha pagato un altissimo tributo ambientale. Oggi al posto dell’immenso e rovente piazzale davanti alla magnifica villa nobiliare settecentesca Durazzo-Bombrini, sorgerà un grande parco urbano forte di un’estensione di circa 12 ettari. Ma perché togliere l’asfalto dalle strade migliora la vivibilità? Pileri ci risponde che il depaving oltre a migliorare la vita dei cittadini, rappresenta uno strumento indispensabile anche per ridisegnare la mobilità e lo spazio pubblico, visto che comporta una moderazione del traffico e una migliore mobilità stradale.
Le famigerate “isole di calore” che rendono insopportabili, invivibili e pericolose per la salute le nostre estati urbane – specialmente per gli anziani e i soggetti fragili – si combattono così: riducendo lo strato superficiale di bitume che impedisce all’acqua piovana di infiltrarsi gradualmente nel terreno, alleggerendo la pressione sulle fognature ed evitando che le strade si trasformino in fiumi durante le sempre più frequenti piogge torrenziali. La prima città a capirlo è stata Portland, città dell’Oregon, che quasi vent’anni fa  ha avviato il depaving arrivando ad essere oggi famosa per i suoi spazi verdi.
Anche a Milano, capitale economica della nazione e metropoli dove il caldo la fa da padrone, qualcosina si sta facendo. Altri 27 luoghi saranno depavimentati, in aggiunta ai primi 27 cantieri attualmente in corso.

Milano; viale Suzzani: ecco come è cambiata la situazione sostituendo l’asfalto con aiuole di verde e fiori (fonte: il dialogodimonza)

Se le previsioni recitano, sino alla noia, che farà sempre più caldo – una proiezione fino all’anno 2100 prevede che le giornate con più di 35 gradi aumenteranno del 50 per cento e triplicheranno le “notti tropicali” con non meno di 20 gradi – sostituire parti dell’attuale pavimentazione in asfalto o cemento con aree verdi e superfici drenanti diventerà indispensabile. L’Assessore all’ambiente del Comune di Milano – Elena Grandi – ha appena annunciato che sono iniziati da poco i lavori di sostituzione in via Toce (zona Isola) in cui si metteranno a dimora 35 nuovi alberi, tra cui platani, querce e biancospini.
Anche a Firenze, è lotta totale alle isole di calore: sono previste depavimentazioni e alberature con uno stanziamento di 500mila euro per interventi di mitigazione climatica al fine di trasformare l’asfalto in zone ombreggiate e il suolo in superficie permeabile.
In via Vasco de Gama l’Assessore all’Ambiente Paola Galgani ha annunciato che sarà effettuata una depavimentazione del parcheggio per un totale di di circa 550 metri quadri, sostituendo l’asfalto con superfici drenanti e incrementando il patrimonio arboreo con 13 ulteriori alberi.

I lavori di depaving in corso in via Toce, quartiere Isola, a Milano (foto: blog.urbanfile.org)

Anche gli acciottolati dei centri storici più antichi fanno depaving. Nei piccoli paesi dello stivale, durante i ruggenti anni Sessanta si pensò di rendere più moderne le viuzze secondarie calando su di esse quattro dita di asfalto. Oggi bisognerà spendere danaro pubblico per toglierlo di mezzo, rinfrescando così l’ambiente.
«L’importante – conclude Paolo Pileri – è fare progetti che non rappresentino un processo di consumo di suolo, rendendo minimali gli apporti di questi terreni di risulta, provenienti magari da nuove circonvallazioni, autostrade o peggio da immense logistiche». All’occorrenza si può concedere l’utilizzo di tecnosuoli, cioè terreni artificiali provenienti dal trattamento di materiali di varia natura (minerali, organici e di recupero) che riproducono le funzioni ecologiche, fisiche e agronomiche di un suolo naturale. Tutta questa progettualità potrebbe inoltre diventare un’attrattiva utile a creare lavoro per giovani interessati ai nuovi mestieri del futuro.

Immagine di apertura: un esempio di depaving in Belgio a Lovanio, una delle prime città europee a scegliere la depavimentazione (fonte: BBC, città di Lovanio)

Gian Battista Ricci
Nato a San Giorgio di Lomellina, ma pavese di adozione, si è laureato in Filosofia e Psicologia a Pavia, dove ha risieduto dal 1975 al 2015, mantenendo attività clinica e didattica e dal 1999 è stato docente di "Tecniche di riabilitazione psichiatrica" nell'ateneo pavese. Psicoanalista e Arteterapeuta, allievo di Sergio Finzi e Virginia Finzi Ghisi è membro dell'associazione "La Pratica Freudiana" di Milano, dove dal 2000 ha tenuto seminari. Fondatore di "Tracce di Territorio", associazione no-profit con sede in Lomellina, è tra i promotori di gruppi di studio di Psicoanalisi e laboratori di Arteterapia. Ha pubblicato con Selecta : "L'insonnia", "Problemi etici in psichiatria", "Guida illustrata ai farmaci in psichiatria" Disegnatore anatomico, ha lavorato per diversi ospedali e per il "Corriere della Sera". Le sue opere sono state esposte recentemente nelle sale del Museo per la storia dell'Università di Pavia. Con Edoardo Rosati ha appena pubblicato "La mirabolante avventura dell'anatomia umana" (Dedalo Edizioni).

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