Milano 27 Settembre 2026

24 agosto 1979: in piena Guerra Fredda, un aereo della Aeroflot è bloccato in pista sotto la pioggia da ore all’aeroporto JF Kennedy di New York con il suo carico di passeggeri, fra i quali la ballerina russa Lyudmila Vlasova, moglie del famoso ballerino Alexander Godunov che ha appena chiesto asilo politico negli Stati Uniti. Quel pomeriggio stesso la ballerina era stata prelevata dall’albergo da diplomatici sovietici e messa su quell’aereo che sarebbe decollato a breve per Mosca; partenza che avrebbe dovuto far apparire volontario il rientro in patria della ballerina.

La ballerina russa Lyudmila Vlasova, moglie di Alexander Godunov. I due si separarono nel 1979 quando lui nel corso di una turnée, decise di restare negli Stati Uniti e lei di tornare in patria

Dopo il blocco del velivolo da parte degli americani, due ufficiali del Dipartimento di Stato accedono all’aereo per verificare la volontarietà del rientro in patria della danzatrice, che dice: «Amo mio marito, ma lui ha preso la decisione di restare qui e io ho la mia di tornare a casa»; ma ciò non basta agli americani, che chiedono lo sbarco della donna per accertare la sua volontà; i sovietici però rifiutano. Si crea così un incidente diplomatico internazionale che arriverà a coinvolgere l’allora presidente Jimmy Carter e l’omologo Leonid Il’ič Brežnev. Frattanto da Mosca vengono inoltrate formali proteste al Dipartimento di Stato, all’ONU e all’Ambasciata degli Stati Uniti da parte del governo sovietico per la decisione di trattenere l’aereo e i suoi passeggeri. Le trattative in aeroporto si fanno serrate: i sovietici rifiutano di far sbarcare la donna, temendo che una volta a terra possa essere presa in custodia dalle autorità statunitensi. Alla fine, dopo tre giorni, alla donna viene ridato il passaporto e l’aereo finalmente decolla per Mosca. I due ballerini non si ricongiungeranno mai più.

Il ballerino in uno scatto del 1981 (fonte: il giornale della danza)

Comincia così l’avventura americana di Aleksandr Godunov, uno dei ballerini russi più talentuosi del Novecento nonostante i 190 centimetri di altezza e il carattere instabile. Persona geniale ma inquieta, spesso taciturna portata alla malinconia, ma pieno di slanci. Indubbiamente la sua infanzia non era stata facile. Immaginatevi in piena Guerra Fredda Sachalin, un’isola sul Pacifico nell’estremo territorio dell’Unione Sovietica con una guarnigione in assetto di allerta, come in un racconto di Dino Buzzati, pronta a fronteggiare un nemico invisibile. Boris Ilarionovič Godunov, il padre, è un militare di medio grado che si è portato dietro la famiglia. La moglie Lidia è ingegnere ferroviario, conosciuta durante l’assedio di Leningrado che da lui ha avuto i figli Oleg e Aleksandr. L’ultimo, nato nel novembre 1949, a tre anni subisce il dramma della separazione dei genitori. Allora la mamma intraprende con i figli un lunghissimo viaggio che attraversa da est a ovest tutta l’Unione Sovietica. Rientra nella sua sua città, Riga, per contare sull’aiuto della mamma. Aleksandr è un ragazzo difficile. La mancanza del padre aggrava la sua tendenza ad unirsi con i teppisti del quartiere. La mamma intuisce il pericolo e lo iscrive alla scuola di danza classica nel 1958. Due anni dopo entra nella scuola di Michail Barysnikov di un anno più vecchio di lui.

Il famoso ballerino russo Michail Barysnikov naturalizzato statunitense, coetaneo di Godunov, che nel 1974 chiese asilo politico in Canada (foto: Saeima)

Amicizia e rivalità li legheranno in futuro. Godunov emerge subito anche grazie al suo fascino, la faccia bella e virile, i lunghi capelli biondi, la prestanza fisica. Nel 1971 viene selezionato per il corpo di ballo del Teatro Bol’šoj. Presto intreccia una relazione con la più esperta collega Lyudmila che per lui lascia il marito Stanislav Vlasov, affermato ballerino e coreografo e va a vivere nel monolocale di lui alla periferia di Mosca. Lyudmila ottiene il divorzio in breve tempo e si sposano. Nel 1973 l’étoile Majja Pliseckaja vuole Godunov come primo ballerino per Il lago dei cigni. A giugno Godunov partecipa all’International Ballet Competition e si classifica al primo posto vincendo la medaglia d’oro. La prima ballerina con cui danza più spesso è appunto la Pliseckaja, che lo lancerà nell’Olimpo internazionale con tournée all’estero e un film danzato, Anna Karenina, che arriverà al festival di Cannes nel 1975, procurandogli una notorietà internazionale.

Alexander Godunov balla con Majja Pliseckaja

Il governo sovietico per ingraziarsi lo scalpitante artista capellone gli concede un tenore di vita come un divo dell’Occidente, ma lui si sente come un leone in gabbia, si veste all’americana con jeans e magliette e riceve allettanti offerte negli Stati Uniti. Il suo tergiversare lo porta ade essere controllato più dell’amico Baryšnikov. Il Kgb lo tallona: allora lui cerca di dialogare con i servizi cercando compromessi di fronte alle forti pressioni che condizionano la sua vita artistica. Nel settembre del 1979 in tournée negli Stati Uniti, trova la via di fuga in maniera rocambolesca senza la moglie, come abbiamo già visto. Il ballerino è protetto da un noto dissidente sovietico, lo scrittore Joseph Brodsky e con lui, dopo il ritorno della moglie a Mosca, tiene una conferenza stampa per chiarire al mondo la sua richiesta di asilo politico. Inevitabile la rottura con la famiglia di origine. Ma nonostante la celebrità che gli Stati Uniti gli accordano, il ballerino fa i conti con il tabagismo e l’alcol, vizio che si porta dietro dalla prima giovinezza.

Una bella immagine di Godunov con l’attrice britannica Jacqueline Bisset, sua compagna per sette anni (fonte: Reddit)

Una prima delusione la riceve dall’amico Baryšnikov che inizialmente lo accoglie nell’American Ballet per poi cacciarlo in malo modo. Entra nel mondo del cinema con ruoli di cattivo con un notevole successo, come in Witness-Il testimone del 1985 con Harrison Ford e Trappola di Cristallo del 1988 con Bruce Willis. Conosce e convive per 7 anni con la nota attrice inglese Jacqueline Bissett diventando bersaglio dei paparazzi e delle cronache rosa. Lui mantiene la sua esuberanza con i soliti capelli lunghi biondi che cominciano a ingrigire, ma diventa sempre più preda dell’alcol. Poi il colpo di scena finale: il 18 maggio del 1995 muore improvvisamente in circostanze misteriose solo nel suo appartamento di Los Angeles a 46 anni. Il suo medico Maurice Levy, dopo il ritrovamento del corpo, fa pressioni sull’autorità di polizia per evitare l’autopsia e firma il certificato di morte. Il cadavere verrà cremato con una procedura frettolosa e sospetta.

Una vita di corsa che in poco tempo porta Godunov dalla danza classica in Russia alla notorietà di Hollywood e, in pochi anni, all’oblio. Ma del ballerino in molti oggi non si ricordano.

Immagine di apertura: fonte: L’ape musicale

Filippo Senatore
Nato a Cosenza nel 1957, milanese di adozione, laureato in Giurisprudenza, giornalista pubblicista, da diversi anni archivista e bibliotecario al “Corriere della Sera". In precedenza ha lavorato all’ufficio legale delle case editrici Fabbri, Bompiani e Sonzogno. Direttore artistico del caffé Letterario "Portnoy" di Milano dal 1991 al 1995, ha pubblicato le raccolte di poesia "Noi e i ragazzi del Portnoy" (Eliodor 2007) e "Pandosia" (Manni 2009), in prosa "Cantiere Expo"( 2015) e "La leggenda del santo correttore" (2019) entrambi per Bibliotheca Albatros. Melomane e amante della musica classica grazie al nonno materno, pianista dilettante, ama l’arte e viaggiare.

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