Firenze 21 Luglio 2021

La memoria sminuzza i ricordi come fossero piccoli brandelli di un fazzoletto, separati tra loro in ordine sparso, li trasforma in frammenti della perduta completezza che formava la struttura dell’esistenza. Emanuele Trevi, scrittore affermato, critico letterario e collaboratore di diverse testate giornalistiche, nel suo romanzo Due vite pubblicato da Neri Pozza, Premio Strega 2021, racconta di Rocco Carbone e Pia Pera, entrambi autori, morti prematuramente, uniti a Trevi da un rapporto profondo che dall’affinità intellettuale si trasforma ben presto in un imprescindibile affetto fraterno, mai scontato quanto essenziale.

Emanuele Trevi, vincitore dell’ultima edizione del Premio Strega, premiato lo scorso 8 Luglio al Ninfeo di villa Giulia a Roma (foto: premiostrega.it)

Un racconto che rievoca momenti vissuti insieme tra spensieratezza e incomprensioni, vicinanze e distanze, condivisioni e allontanamenti, regalando due ritratti di persone e di autori della cultura italiana non così noti che, grazie alla scrittura, riprendono vita. Un racconto composto in poco più di cento pagine, con quella dovuta distanza che sorvola lievemente sull’anima. Lo scrittore romano canta di due esistenze, simili per alcuni aspetti nel cammino di vita animato dall’amore per la cultura, la letteratura e la scrittura,  ma certamente diverse. Rocco morto a causa di un tragico incidente stradale  nel 2008, un fatto per definizione inatteso che interrompe la sua vita a soli 48 anni; Pia devastata da una lunga malattia degenerativa, consapevole ogni giorno della sua lenta agonia, morirà nel 2016 a sessant‘anni.

La copertina del libro di Emanuele Trevi “Due vite”, pubblicato da Neri Pozza

Rocco Carbone, calabrese di Cosoleto, uomo dal carattere ruvido a tratti scostante, tale da far coniare a Trevi un termine rocchiasi, caratterizzato da uno stato costante di infelicità, ma allo stesso tempo bramoso dei sentimenti più profondi e pervaso dalla gioia di vivere. Si conoscono durante il percorso universitario a Roma, gli anni in cui un giovane Carbone cerca nell’istruzione e negli studi un’elevazione sociale. Grande studioso e abile conoscitore della lingua italiana, ben presto incontrerà la passione per la scrittura, che si caratterizza in un’espressione linguistica disincantata e lineare che purtroppo non troverà nella sua breve vita la notorietà tanto ricercata. Tra le sue opere più conosciute, L’apparizione, Agosto, Il comando. Trevi renderà omaggio all’amico Rocco lavorando alla pubblicazione postuma del suo ultimo scritto: Per il tuo bene. Pia Pera, amante e nota traduttrice di grandi testi della letteratura russa, incontra da giovane sia Trevi che Carbone.  Sorridente, sensibile, posata, con la vocazione innata di accudire e proteggere il prossimo, viene descritta come una donna anche di forte temperamento. Pia ama confrontarsi con vari generi letterari dal racconto al romanzo, senza tralasciare i saggi e gli studi critici.

Nell’ultima parte della sua vita, caratterizzata dalla malattia, si dedica al podere della sua famiglia nei pressi di Lucca, trasformando la passione per il suo giardino nella forma più intima della letteratura, nel libro Al giardino ancora non l’ho detto. Trevi sottrae all’oblio, tramite il ricordo, Pia e Rocco, nella stesura sparsa dei loro incontri, delle cene, dei momenti di condivisione, illustrando aneddoti inattesi, evitando la strada del mero resoconto di un’esistenza, bensì raccogliendo avvenimenti ben delineati nei colori, nei suoni, negli odori. Come fossero I bastoncini di uno shangai, va a cercare con attenzione lo spazio giusto per non toccare l’argomento sbagliato e non voluto.

Una suggestiva immagine notturna del Ninfeo di Villa Giulia, dove avviene la premiazione dello Strega

Una scrittura di pregio, arricchita dalle tante citazioni e i riferimenti ai miti della letteratura e delle arti, dove la parola detta le regole del racconto. Emerge quel sentimento necessario come valore umano ma non solo, come esigenza di porre a confronto la nostra vita con quella di altri, simili a noi, o lontani ma che ne fanno parte. Trevi sottolinea come l’amicizia in alcuni casi diventi un lascito, un confronto introspettivo alla ricerca del noi, della mediocrità dell’uomo, della brevità dei rapporti umani e della stessa esistenza.
«Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo» scriveva Isabel Allende, nel libro Paula. Ce lo ricorda molto bene Trevi in Due vite: «Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno».

Immagine di apertura: due giovanissimi Emanuele Trevi e Pia Pera (fonte: tm-online.it)

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