Pavia 23 giugno 2021

In un momento storico in cui i cambiamenti climatici sembrano alle porte e il riscaldamento del pianeta si prospetta come un incubo sempre più vicino, colpisce che siano stati fatti pochi studi su quanto il clima influisca sulla personalità umana per scoprire se ambienti più caldi o più freddi modificano il nostro temperamento. Finora si pensava che lo stereotipo della gente del Sud, allegra e comunicativa e quella del Nord poco propensa alla socialità, fosse un luogo comune privo di qualsiasi fondamento; invece, ha probabilmente, un fondo di verità. Sembra rivelarlo uno studio pubblicato nel 2017 (cui nessun altro di rilievo ha fatto seguito), sulla rivista Nature Human Behaviour in cui ricercatori americani della Columbia University e cinesi coordinati dall’università di Pechino, con un mastodontico studio, hanno individuato la relazione tra i principali tratti della personalità umana e la situazione climatica. Osservando che negli individui originari di regioni con temperature clementi (intorno ai 22° C) sono più spiccati i fattori di personalità legati alla socializzazione, alla stabilità emotiva, all’estroversione e all’apertura nei confronti di nuove esperienze.

Un bimbo sorride sulla porta della sua casa a Zigong nella provincia del Sichuan, una di quelle coinvolte nella ricerca condotta in Cina e Usa (foto di Tieu Bao)

Come è arrivata a queste conclusioni la ricerca? Gli autori hanno condotto due studi separati, in Cina e negli Stati Uniti, Paesi molto grandi con diverse fasce climatiche. La ricerca si è svolta tramite questionario, sottoposto a 5.500 persone provenienti da 59 città cinesi e a oltre un milione e mezzo di americani di 12.500 comuni. Arrivando alla conclusione che il clima concorre, e in modo significativo, alla formazione della personalità, tanto da modificare i comportamenti di una intera collettività.

Ma in che cosa consiste realmente la personalità? «Può essere definita come un insieme di caratteristiche che determinano la risposta di una persona all’ambiente in cui cresce e vive – spiega Antonio Cerasa, neuropsicologo dell’Istituto per la Ricerca e l’Innovazione Biomedica del Consiglio Nazionale delle ricerche, sede di Cosenza -. Si tratta di una serie di attitudini che ci permettono di interagire con l’ambiente esterno, creando continui adattamenti. Consideriamo che gli uomini e i virus sono gli unici esseri viventi che si espandono e che il carattere espansivo o, al contrario conservativo, privilegia per ognuno di noi l’assunzione di quel tratto di personalità più adatto alle necessità del momento».
Gli innumerevoli tratti della personalità usati per descrivere le infinite sfaccettature degli esseri umani sono in gran parte contenuti nei cosiddetti Big Five: cinque dimensioni che vanno dall’amicalità alla coscienziosità, dalla stabilità emotiva all’estroversione e all’apertura alle esperienze.

Gente a spasso sul lungomare di Napoli in una giornata d’autunno. Città nota  per il suo clima particolarmente mite e per l’estroversione e la fantasia dei suoi cittadini (foto di Giulia Marotta)

Secondo gli Autori, gli esseri umani, in quanto specie a sangue caldo, tendono a spostarsi verso il comfort termico. La clemenza della temperatura permette di esplorare e socializzare di più. Nel caso di temperature estreme, troppo caldo o troppo freddo, gli individui sono, al contrario, meno propensi a sperimentare nuove attività o, semplicemente, a socializzare. È ben noto che gli storici tendono ad attribuire il grande sviluppo della Società Greca Antica anche alla situazione climatica mite e alla facilità con cui ci si poteva muovere fra le isole del Mare Egeo.
Ma un ulteriore elemento potrebbe influire sullo sviluppo della personalità: quanto è scritto nel nostro Dna. «Tuttavia – puntualizza Cerasa – ambiente e storia personale pesano di più della genetica».
«In questo studio è molto importante il fatto che si metta in luce una soglia di temperatura, i 22° C – afferma Luca Mercalli, meteorologo di fama, saggista e presidente della Società Meteorologica Italiana – in contrapposizione con il rifiuto, databile verso gli anni Cinquanta, di utilizzare cifre e dati che all’epoca sembravano troppo deterministici. Il vero valore di questo studio è che riabilita i primi approfondimenti ottocenteschi».
«La ricerca, inoltre – prosegue Mercalli – acquista un valore particolare visto il momento che stiamo vivendo.  I grandi cambiamenti climatici sembrano vicini; se oggi stiamo bene nel posto dove viviamo non è detto che fra cinquant’anni le condizioni rimarranno uguali. In India per esempio, si pensa che entro mezzo secolo la temperatura aumenterà notevolmente, provocando chissà quali terremoti emotivi, sociali, economici, politici e quant’altro».
Nell’analisi emerge, però, anche qualche incongruenza. Per esempio, ci sarebbero differenze tra le abitudini sociali dei cinesi che vivono in regioni dal clima rigido, come Heilongjiang, Xinjiang e Shandong, rispetto a quelle degli americani originari di territori con caratteristiche climatiche simili, come il Nord e Sud Dakota. Non solo, i cinesi dello Shandong o dello Xinjiang sarebbero più socievoli e propensi alla condivisione dei compatrioti che vivono in regioni a clima temperato come lo Sichuan.
Come a dire che la personalità è “forgiata” da molti fattori, storici, sociali, psicologici oltre che dalle caratteristiche climatiche. Su questo non ci sono dubbi. Come non c’è dubbio che cinesi e americani hanno stili di vita molto lontani. E che servirebbero ulteriori studi.

Immagine di apertura: foto di Purwaka seta

Gian Battista Ricci
Nato a San Giorgio di Lomellina, ma pavese di adozione, si è laureato in Filosofia e Psicologia a Pavia, dove ha risieduto dal 1975 al 2015, mantenendo attività clinica e didattica e dal 1999 è stato docente di "Tecniche di riabilitazione psichiatrica" all'Università del capoluogo. Psicoanalista Arteterapeuta, allievo di Sergio Finzi e Virginia Finzi Ghisi è membro dell'associazione "La Pratica Freudiana" di Milano, dove dal 2000 ha tenuto seminari. Fondatore di "Tracce di Territorio", associazione no-profit con sede in Lomellina, è tra i promotori di gruppi di studio di Psicoanalisi e laboratori di Arteterapia. Ha pubblicato con Selecta : "L'insonnia", "Problemi etici in psichiatria", "Guida illustrata ai farmaci in psichiatria".

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