Firenze 27 Ottobre 2024

La danza come successione di movimenti ritmici, generalmente guidati da una musica o soltanto dalla propria voce è presente in ogni cultura e fin dalla antichità ha svolto un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo che ha sempre ballato per esprimersi, comunicare, commemorare, festeggiare, guarire. La danza presso i primitivi è sacrificio, atto magico, partecipazione alla divinità, invocazione di aiuto, come la danza per la pioggia dopo lunghi periodi di siccità, preghiera. È sempre stata rappresentazione drammatica, spettacolo, opera d’arte e, soprattutto, un tipo di espressione emozionale che ha dato origine, nel tempo, alla danza come mezzo terapeutico. È la dance therapy, nata negli Stati Uniti intorno agli anni Quaranta del secolo scorso con Marian Chace e Trudi Schoop che intuirono la possibilità di comunicare con i pazienti affetti da gravi disturbi mentali attraverso il movimento e la musica.

I Masai impegnati in una danza rituale (foto di Valerie Baron)

I sostenitori della danza come terapia ritengono che un cambiamento del modo di muoversi favorisca nell’individuo una maggiore consapevolezza di sé e del rapporto con l’ambiente. La sua efficacia dipende dalla possibilità di trasformare gli schemi motori abituali e di modificare il rapporto con lo spazio senza dimenticare la funzione terapeutica del ritmo, presente in tutte le manifestazioni della vita. Nel camminare, i movimenti delle gambe e delle braccia si alternano seguendo un ritmo, così come gli occhi nell’esplorazione dello spazio sono guidati da una cadenza ritmica. La respirazione è regolata da un ritmo, altrettanto l’attività cardiaca. Ogni funzione vitale del nostro corpo avviene seguendo un ritmo che regola l’attività di ogni altro organo ed apparato (per esempio, digerente, urinario). La produzione di ormoni e il nostro cervello sono guidati da un ritmo. L’alternanza tra sonno e veglia è un ritmo essenziale al benessere e alla salute.
Mantenere e potenziare il ritmo di tutte le funzioni del corpo è il compito più importante affidato alla danza che diventa così terapia e prevenzione, quindi via maestra verso la longevità. Il suo ruolo è quello di favorire o di recuperare lo stato di salute compromesso dalle condizioni morbose che portano alla riduzione o alla mancanza del movimento, come avviene in alcune malattie croniche.

Una operatrice con un gruppo di danzaterapia (fonte: danzaterapia-esprel.it)

Dopo una prolungata permanenza a letto, soprattutto negli anziani, il rischio di non riprendere l’attività motoria è molto alto. Spesso la depressione, piuttosto frequente in età avanzata, toglie ogni spinta al recupero delle forze perdute. La danzaterapia, che valorizza l’aspetto ludico e il lavoro di gruppo, è un esempio importante di intervento che favorisce la voglia di impegnarsi per riprendere le forze fisiche e ritrovare l’autosufficienza. La danza può costituire un ottimo mezzo per contrastare la sedentarietà e il disimpegno, soprattutto dopo la cessazione dell’attività lavorativa. La tendenza alla sedentarietà, ritenuta da alcuni quasi un premio dovuto dopo una vita di fatiche, costituisce uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie cardiocircolatorie (infarto) e metaboliche (diabete).

La danza potrebbe essere un mezzo ideale per riacquistare la voglia di muoversi anche in età avanzata quando ormai abbiamo interiorizzato i pregiudizi negativi dei più giovani su chi “ad una certa età” sarebbe bene pensasse più al divano e alla lettura. La danza ha caratteristiche quasi uniche di strumento di terapia e/o di prevenzione durante tutto l’arco di vita, dall’infanzia alla maturità alla terza età. I benefici di cui può godere l’anziano occupano un lungo elenco che va dall’incremento della forza e del volume muscolare, alla migliore coordinazione dei movimenti a vantaggio dell’equilibrio, riducendo il rischio di cadute, e facendo scoprire, forse per la prima volta, l’importanza del ritmo in tutto quello che facciamo. Benessere, efficienza e autonomia, aumento dell’autostima e del piacere della socialità sono effetti della danzaterapia.

La danzaterapia è utilissima per contrastare i disturbi del movimento negli anziani, ad esempio nei malati di Parkinson (foto di RosZie)

Si aggiunge la gratificazione del contatto fisico coll’altro, essenziale per chi, in età avanzata, viene toccato sempre meno per i soliti pregiudizi negativi: l’anziano ha la pelle rugosa, sgradevole al tatto e così via. Tra le numerose affezioni che possono compromettere benessere e autonomia in tarda età figura la malattia di Parkinson. Rigidità, tremore, instabilità, frequente rischio di cadute possono portare gradualmente, nel peggiore dei casi, ad una totale dipendenza dall’aiuto ambientale. Accanto alla terapia farmacologica risulta utile, documentata da lavori di ricerca clinica, la danzaterapia che serve a contrastare i disturbi del movimento, la lentezza, il camminare a piccoli passi, la rigidità dello sguardo, la perdita della “musicalità” del linguaggio che diventa monotono, per cui ne risente la capacità comunicativa. Anche la riduzione dell’attenzione può interferire, in alcuni casi, nei rapporti interpersonali, così come la depressione, frequente conseguenza della malattia neurologica. I benefici della danzaterapia sono ottenuti dal tipo di musica, strutturata in modo da favorire un continuo cambiamento della posizione degli arti rispetto al tronco e al suolo (musica jazz). Viene accentuata così, paradossalmente, l’instabilità, con un accompagnamento jazz che non ha una linea musicale prevedibile e si esercita una continua reazione motoria per mantenere l’equilibrio ed evitare la caduta. La danzaterapia è indicata anche per i pazienti affetti da Alzheimer, nei quali favorisce la riduzione dell’irrequietezza grazie a una serie di fattori ambientali (musica melodica, presenza rassicurante di altre persone tranquille).
Le ricerche attuali delle neuroscienze affermano sempre più il concetto che il cervello funziona come un tutto, come un groviglio di connessioni (connettoma) dove centri e vie nervose lavorano all’unisono. Si spiega, così, come un’attività di movimento e la musica attivino più circuiti cerebrali: dalla memoria al piacere della corporeità, al controllo visivo dello spazio. Ecco l’efficacia della danzaterapia.

Immagine di apertura: fonte: Fondazione Bellora

Elio Musco
Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

1 commento

  1. Un ottimo articolo condivisibile e pieno di spunti di riflessione sull’attività motoria, sul ruolo del movimento durante tutta la vita degli esseri umani. Credo molto nella danza e nella musica terapia come mezzi e modi per vivere meglio per usare bene il corpo e poter stemperare le nevrosi e i problemi che ognuno deve affrontare durante il corso dell’esistenza. Grazie

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