Viareggio 27 Marzo 2023

È una carnevalesca atmosfera di festa quella della Mostra Costumi Costume. Collezione dell’Atelier Anna e Giorgio White. Un’affascinante immersione all’interno di una istantanea d’epoca, che richiama alla mente scene di festeggiamenti, divertimenti, balli, di raffinata euforia, inneggiando al Carnevale vissuto, interpretato, indossato nella seducente suggestione di un Veglione di Carnevale. La mostra voluta dalla Fondazione Carnevale e dalla Provincia di Lucca, ci accoglie a Villa Argentina, un capolavoro di stile Liberty e modernista del primo Novecento, decorato dalle ceramiche di Galileo Chini.

L’ingresso della mostra

Nella splendida Sala degli Stucchi decorata dall’esotico ciclo pittorico Matrimonio Persiano di Giuseppe Biasi (vedi immagine di apertura), sono esposti trenta preziosi abiti che fanno parte della collezione di quasi 800 costumi, realizzati dalla celebre sartoria teatrale di Viareggio ed esposti al pubblico per la prima volta in questa occasione.
In un percorso tra eleganza, seduzione e malizia, per raccontare quell’inno alla gioia di vivere che è il Carnevale, gli abiti ritrovano una loro dimensione estetica, tra stucchi dorati in mecca d’argento e affreschi che rievocano mondi lontani ed esotici, con ispirazioni che vanno da Gustav Klimt al Rinascimento fiorentino, per riallacciarsi all’Art Nouveau e al Liberty.

Un chimono dipinto a mano

Nel salone di Villa Argentina personaggi invisibili vestiti dei costumi più preziosi intrecciano danze nella fantasia di un Veglione di Carnevale in maschera: Anna Bolena, in lungo abito arancio ricamato con perle e rubini, Maria Stuarda, in un damascato rosso e velluto nero, Principi persiani in broccato verde e oro, Pascià con mantelli damascati blu e oro, Otello e Madame de Pompadour, un Diavolo con un imponente costume rosso e nero, un Doge col mantello di ermellino e dame con grandi abiti di pizzo rosso e argento.
In un’altra sala candidi cavalieri veneziani ornati d’oro accarezzano i loro destrieri di carta; in un’altra ancora una dama in kimono ci porta in Giappone di fronte all’ingrandimento di una fotografia del giardino della mia casa di Kyoto. Il costume di Montezuma e di una dama Azteca completano la sezione esotica della mostra.
L’ultima sala è dedicata a White, con bozzetti originali e la storia della Sartoria su un pannello rosso accanto a un mini abito dello stesso rosso con ricami oro. Lungo il corridoio che conduce alla sala delle proiezioni una parata di signore in costumi anni Venti, vestite di pizzi bianchi e neri, frange e paillettes, si conclude in uno straordinario abito giallo ornato da fiori esotici e colorati, che impersonifica l’Estate.

Mirandolina allo specchio

La sartoria teatrale White nasce come sartoria Anna White a Milano. Anna, infatti, costumista teatrale e cinematografica che lavora con grandi artisti, da Celentano a Bramieri, Dapporto e tanti altri, decide di fondare un proprio atelier. Il fratello Giorgio, in quegli anni, si dedica alla carriera di attore teatrale, cinematografico e televisivo. Proprio durante le riprese di Satyricon è Fellini a suggerire a Giorgio di cambiare il proprio cognome nel più internazionale White, nome dell’amato cane di famiglia.
Nel 1979, Giorgio e Anna decidono di trasferirsi a Viareggio, dove Giorgio curerà le pubbliche relazioni dell’atelier di Anna e ne sarà lo stilista e il designer. Qui iniziano a collaborare con il Carnevale di Viareggio, di cui curano i costumi di molte Cerimonie di inaugurazione. Seguendo le indicazioni di Uberto Bonetti, artista creatore di Burlamacco e Ondina, la sartoria White confeziona gli abiti delle due maschere simbolo di Viareggio. Per tanti anni confezionano con maniacale cura anche i costumi della Canzonetta, tradizionale spettacolo di teatro dialettale.

La cartapesta a vista dei manichini vuole sottolineare il legame dei costumi con il Carnevale

Nella loro carriera lavorano spaziando dalla lirica alla prosa, dalla televisione al cinema, al fianco di grandi interpreti e in grandi teatri italiani, come La Scala di Milano, e non solo. Lavorano per artisti celebri a livello internazionale nel campo della lirica, del cinema, del teatro e della televisione, del calibro di Zeffirelli, Maria Callas e Placido Domingo.
Questa mostra vuole anche essere un omaggio della Città di Viareggio a Giorgio White, scomparso la scorsa estate.

Il costume di una dama dell’Ottocento

In trenta giorni dall’inaugurazione la mostra è stata visitata da oltre tremila persone ed il successo senza precedenti ha suggerito di prolungare l’esposizione fino al 29 aprile 2023. La selezione dei costumi è stata curata da Andrea Mazzi, conservatore museale del Carnevale e Marcello Penna, nipote di Giorgio White. Il progetto dell’allestimento e il progetto grafico sono dell’architetto Laura Mirabelli e mio. Gli originali manichini realizzati con aste di legno dipinte con i colori della maschera di Burlamacco, rosso, bianco e nero, sono stati realizzati con la collaborazione di Silvano Bianchi, artista della cartapesta del Carnevale di Viareggio. La cartapesta dei manichini lasciata a vista enfatizza il legame con le maschere del Carnevale. I collages di cavalli vestiti d’oro e d’argento sono opera del Maestro Carrista Jacopo Allegrucci, campione in carica del Carnevale 2023.

La scena del ballo nel film “Il Gattopardo”

Nella saletta delle proiezioni conclude il percorso espositivo una compilation di spezzoni dei film in costume più famosi della storia del cinema, dai veli di Greta Garbo in Mata Hari alla crinolina di Claudia Cardinale nel Gattopardo, realizzata da mio figlio Pietro, architetto anche lui. Una serie di fotografie di Caterina Salvi Westbrooke, raccolte in una busta trasparente, costituisce l’insolito catalogo.

Parallelamente alla mostra Che la festa cominci… allestita nelle sale della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, curata da Roberta Martinelli e anch’essa allestita su progetto mio e di Laura Mirabelli, la mostra Costumi Costume si inserisce nelle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita del Carnevale di Viareggio (1873-2023).

Immagine di apertura: tre costumi, al centro quello del Diavolo, nella Sala degli Stucchi di villa Argentina di Viareggio, decorata dal ciclo pittorico Matrimonio Persiano di Giuseppe Biasi

  • Tutte le immagini del servizio sono di Caterina Salvi Westbrooke
Toscano di origine, architetto e urbanista, ha vissuto nel mondo lasciando segni un po’ dappertutto. Ha progettato e costruito edifici a Tokyo, New York, Boston, Los Angeles, Mosca, Riyadh e naturalmente in Italia. Professore associato alla Columbia University, School of Architecture a New York (1970/1974) e professore di composizione architettonica presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa (2004/2015). Senatore della Repubblica (1994/1997). Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York (2000/2003) è anche scrittore, fotografo e autore di diversi libri di architettura e di viaggi.

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