Negli anni Cinquanta l’editore Gherardo Casini pubblicava Siate più giovani vivete più a lungo, del nutrizionista Gayelord Hauser, tradotto in diciannove lingue, vero e proprio best-seller internazionale il cui successo fu anche legato all’esigenza di sapere di più sull’alimentazione, dopo aver superato le carestie del dopoguerra. In quel manuale l’autore sosteneva l’importanza di mangiare non soltanto per soddisfare la fame, ma per essere sani e pieni di vitalità. Serpeggiava quella che allora poteva sembrare un’idea ottimistica ma che le ricerche recenti hanno confermato. Hauser proponeva una dieta bilanciata senza eccessi, integrata da quattro alimenti: latte e yogurt, germe di grano, lievito di birra e melassa nera di canna, vera e propria costellazione di aminoacidi essenziali, e vitamine del complesso B. Stando al successo editoriale, e non solo, il libro ha segnato un epoca nel rapporto tra alimentazione e salute.
Negli anni successivi la correlazione tra dieta e malattie cardiocircolatorie, l’infarto, o metaboliche, come il diabete e l’obesità, è apparsa sempre più evidente. Molti medici e ricercatori hanno pubblicato libri sull’alimentazione come prevenzione delle malattie.

il famoso cardiochirurgo americano Michael E. DeBakey, scomparso nel 2008. Si è occupato anche di alimentazione

Ricordiamo qui un’eminente figura della cardiochirurgia e dei trapianti, Michael E.Debakey di Houston (scomparso nel 2008), col suo The living heart diet, edito da Simon &Schuste nel 1984. Nella prima parte del libro vengono spiegati i meccanismi che, partendo da un’alimentazione non appropriata, possono portare alla perdita di elasticità fino all’occlusione delle arterie e, quindi, all’infarto del cuore. La seconda parte è dedicata ai principi fondamentali di una dieta corretta per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ridurre al minimo i grassi di origine animale, privilegiare l’olio, assicurare l’apporto proteico anche inserendo nella dieta legumi al posto della carne e dei formaggi. Nel volume vengono proposte numerose ricette, per esempio, a base di tofu, alimento proteico derivato dalla soia. Va sottolineata l’importanza del fatto che a pubblicare un libro, anche di consigli pratici, sia stato un cardiochirurgo e non un dietologo, quasi un riconoscimento ufficiale dell’importanza del rapporto tra cibo e salute.

Negli anni sono aumentate le evidenze scientifiche sulla validità della “dieta mediterranea” per mantenersi in buona salute (foto di Couleur)

Negli anni successivi l’orientamento verso un’alimentazione costituita in larga misura da verdure, cereali, legumi e frutta si è via via sempre più affermata, favorita da fattori culturali preesistenti, geografici e soprattutto climatici. Un esempio è la “dieta mediterranea” soprattutto nelle regioni del Sud. Le pubblicazioni più recenti sono quelle di Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, in collaborazione con Mario Pappagallo, giornalista scientifico e scrittore. Nel volume Verso la scelta vegetariana (Giunti 1911), i due autori hanno messo in evidenza i rapporti tra dieta e cancro sostenendo, con ampia documentazione, che il tumore si previene anche a tavola. In un volume successivo I segreti di una lunga vita (Giunti, 2015), gli stessi suggeriscono come mantenere corpo e mente in buona salute per assicurarsi la longevità.
Gli studi sull’alimentazione non si esauriscono nei principi fin qui esposti che ormai sono parte integrante della nostra cultura. Le conoscenze di genetica e di biologia molecolare hanno portato a un approfondimento dei meccanismi che regolano il rapporto tra alimentazione e salute. Forse non tutti sanno che i nostri geni possono essere attivati o disattivati da influenze ambientali anche temporanee (fenomeni di cui si occupa una scienza relativamente nuova, l’epigenetica). Attivazione che regola la produzione delle proteine, fondamentali sia per l’impalcatura cellulare sia  per gli equilibri biochimici dell’organismo (ormoni). Tra le influenze ambientali, la dieta è ai primi posti.

È quanto dimostra con i suoi studi su genetica, alimentazione, staminali e longevità lo scienziato Valter Longo, biochimico noto. Nel suo libro La dieta della longevità (Vallardi 2016) i suggerimenti possono essere sintetizzati in un’alimentazione quotidiana a basso contenuto di proteine di origine vegetale, con aggiunta di pesce. Esclusione degli zuccheri semplici a favore di quelli complessi, mangiare nell’arco di 12 ore e sottoporsi periodicamente ad una dieta “mima-digiuno”. Una tale strategia, oltre a migliorare lo stato di salute, favorirebbe una maggiore aspettativa di vita. Un altro apporto viene dagli studi di Elizabeth Blackburn, biologa molecolare insignita del premio Nobel per la medicina nel 2009 per la scoperta della telomerasi (l’enzima che produce e rigenera i telomeri) e del suo ruolo nel processo di invecchiamento. Che cosa sono i telomeri? Sono le minuscole porzioni di DNA che rivestono le parti terminali dei cromosomi proteggendoli dal deterioramento. Con lo scorrere del tempo i telomeri tendono ad accorciarsi e a ridurre la loro funzione di protezione. La buona notizia è che tale processo può essere rallentato anche con l’alimentazione, come sostiene Elizabeth Blackburn in collaborazione con Elissa Epel nel libro The Telomere Effect, pubblicato in Italia nel 2017 da Mondadori con il titolo La scienza che allunga la vita.

Immagine di apertura: foto di Annquasarano

Elio Musco
Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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