Milano 25 Settembre 2021
Qui rido io è il film sorpresa del cinema italiano, il più visto dal pubblico, il più lodato dalla critica. Insolita congiunzione – le stelle dei critici e del pubblico si allineano raramente – confortata da oltre 100mila spettatori che, nei primi due weekend di uscita, hanno vinto resistenze, paure, pigrizie post Covid per andare nei cinema a vederlo. La prova del nove che se c’è un bel film la gente nelle sale ci torna, eccome. E questo affresco di teatro e cinema, diretto con passione e intelligenza da Mario Martone, più che bello è bellissimo.

Un’epopea di vita e palcoscenico di un secolo fa che arriva dritta al nostro presente, protagonista un attore straordinario, quell’Eduardo Scarpetta noto a chi ama il teatro per aver inventato la maschera di Felice Sciosciammocca capace di soppiantare nel cuore dei napoletani l’antico carattere di Pulcinella, ma anche per essere stato il padre dell’altro grande Eduardo del ‘900, De Filippo.
Ma quella che racconta il film va ben oltre il teatro, è la saga di una famiglia anomala, oggi si direbbe allargata, di un padre padrone despota geniale, di una moglie troppo delusa per indignarsi ancora dei continui tradimenti, delle tante amanti speranzose, deluse, rassegnate a far parte della corte erotico-sentimentale di quell’artista così famoso e egocentrico da scavalcare, incurante dello scandalo, ogni limite, passar sopra ai sentimenti degli altri, schivare gli sguardi di rimprovero, di dolore e rabbia della sua “compagnia”, teatrale e domestica. Compresi gli occhi tristi e arrabbiati dei figli, i due legittimi avuto dalla moglie Rosa, i sette illegittimi nati da tre donne diverse, due di queste parenti strette della moglie.
Quelli “ufficiali” potevano dire la frase, poi diventata il ritornello di Miseria e Nobiltà, “Eduardo m’è padre a me” mentre per tutti gli altri quel patriarca che ogni tanto li degnava di un buffetto o un regalino, era solo lo “zio”. Dei tre fratelli De Filippo, figli da Luisa, giovane nipote della moglie Rosa, Peppino, per i primi anni mandato a balia in campagna e richiamato in casa solo su insistenza della madre, quell’ipocrisia feroce non gliela perdonò mai. E pure Eduardo, pur riconoscendo la grandezza teatrale di Scarpetta, mai volle ricordarlo come un padre.

Poco prima di morire, ricorda Martone (autore anche della sceneggiatura insieme con la moglie Ippolita Di Majo), alla domanda di un amico scrittore: «Ormai siamo vecchi, è il momento di poterne parlare. Scarpetta era un padre severo o un padre cattivo?», Eduardo rispose asciutto: «Era un grande attore».
E basta. Capocomico sulla scena e in famiglia, bravissimo a recitare con sfrontata impudenza quella finzione continua e necessaria per tenere insieme tutte le parti, entrare e uscire dai panni del padre e dello zio, del marito, dell’amante, dello sciupafemmine, schivando quanto possibile i dissensi, cercando sempre e comunque l’applauso.
Ruoli fin troppo collaudati, poi riportati pari pari nelle sue commedie. Un’eredità drammaturgica pesante e dolorosa, ripresa con talento ben maggiore da Eduardo, il figlio negato, che quei grovigli affettivi e familiari aveva patito sulla pelle sua, dei fratelli, della madre.

Solo così si può capire fino in fondo un testo come Filumena Marturano, scritto con il sangue e le lacrime di una famiglia clandestina, coabitante e debordante dentro quella legittima. Dove tutti, come diceva amaramente Rosa, «siamo gente senza vergogna».
A tenere insieme questo affresco farsesco e crudele una compagnia di attori magnifici. Toni Servillo, mai forse così bravo nei panni ambiguamente gigioneschi di Scarpetta, impudente fin da sfidare il Vate nazionale, Gabriele D’Annunzio, portando in scena la parodia de La figlia di Iorio che gli costerà la denuncia del Vate e un processo per plagio. E poi tre grandi figure femminili: Maria Nazionale (Rosa De Filippo), Cristiana Dell’Anna (Luisa De Filippo) e Chiara Baffi (“Nennella” De Filippo). Memorabili anche Gianfelice Imparato, Iaia Forte, Antonia Truppo, Lino Musella, Roberto De Francesco, Nello Mascia, Gigio Morra… Mentre Eduardo Scarpetta, trisnipote del protagonista, interpreta il figlio Vincenzo mettendoci il sangue e la passione di famiglia.
Insomma, una commedia tragica sulla corda pazza dell’attore, o anche una tragedia da ridere sul fantasma della paternità. Sebbene stavolta, visti gli esiti più che felici, Qui rido io può dirlo davvero Martone.
Immagine di apertura: Toni Servillo interpreta Eduardo Scarpetta arrivando ad una notevole somiglianza anche fisica (foto di Mario Spada)




