Milano 27 Maggio 2026
Crescita in rallentamento per l’Italia nel breve-medio periodo. È quanto prevedono le principali istituzioni finanziarie internazionali, dall’Ocse al Fondo monetario. Anche se gli scenari potrebbero improvvisamente cambiare – grazie alle capacità di ripresa che spesso a sorpresa la nostra economia manifesta, ribaltando ogni pronostico – per ora le stime degli operatori sull’andamento del Pil variano tra lo 0,4 e lo 0,7% di aumento in ragione d’anno. Troppo poco per una economia come la nostra, che dovrebbe muoversi in sintonia con quelle dei principali Paesi dell’Occidente. D’altra parte la relativa debolezza del Bel Paese non è dovuta soltanto alle tradizionali fragilità interne; questa volta a prevalere sono soprattutto le cause esterne. Al difficile contesto geo-politico internazionale, insomma, vengono addebitate le responsabilità maggiori.

E proprio da questa considerazione è partita la recente richiesta a Bruxelles del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di una maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio. La preoccupazione riguarda soprattutto il rischio stagflazione, cioè la stagnazione accompagnata dalla ripresa dell’inflazione (attesa al 2,6% entro il 2026). La richiesta di Giorgetti, come si sa, è stata per il momento respinta dalla Commissione Europea. Sta di fatto che l’indice della fiducia dei consumatori in Italia, secondo la più recente rilevazione, ha registrato una diminuzione: è sceso da 92,6 a 90,8, segnalando un calo dell’ottimismo generale. Anche la fiducia delle imprese ha subito un calo, con l’indice relativo passato da 97,3 a 95,2. Il contesto, insomma, evidenzia un deterioramento generale del sentiment economico. Il dibattito sulla crescita, in ogni caso, ha influenzato marginalmente l’andamento di Piazza Affari, con il Ftse-Mib che a metà maggio aveva recuperato quota 49.000, rimanendo di poco al di sotto di questo livello nelle settimane successive. Non sempre in linea con gli indici si sono mossi invece alcuni singoli titoli, il cui andamento è legato ai comparti di appartenenza e a dinamiche di diverso tipo.

D’altra parte va rilevato che i dati provvisori sull’economia italiana relativi al primo trimestre 2026 non sono indicativi di un trend ben definito. Se infatti i primi due mesi presentano risultati in linea con le aspettative, il terzo mese è stato pesantemente condizionato dalla guerra nel Golfo. Come ha puntualmente rilevato Eurostat, il Pil dell’Eurozona è cresciuto nel trimestre soltanto dello 0,1%, con la Francia che ha registrato una crescita pari allo zero, mentre Spagna e Germania hanno fatto meglio di tutti, con una crescita rispettivamente dello 0,6% e dello 0,3% (nel caso tedesco non si è però tenuto conto degli effetti del superfondo da 500 miliardi stanziato dal governo e destinato a stimolare investimenti e infrastrutture). Secondo i principali indicatori, il quadro complessivo relativamente all’Italia appare tutto sommato ancora positivo. L’occupazione stabile (su livelli che restano elevati), i segnali di ottimismo che arrivano dall’industria, ma soprattutto la crescita dei servizi e dei consumi delle famiglie permettono all’economia italiana di mantenersi a galla.

Per i prossimi mesi, però, gli effetti del conflitto in Medio Oriente potrebbero provocare ulteriori aumenti del costo dell’energia, principale fattore di crescita dell’inflazione. Le aspettative sull’andamento del Pil nel corso del mese di maggio indicano una possibile crescita dello 0,1% rispetto ad aprile e dell’1,5% su base annua. Se però il quadro internazionale dovesse normalizzarsi – e magari tendere a migliorare entro la fine dell’estate – la crescita del Pil potrebbe anche superare a fine anno lo 0,6%, vale a dire il livello previsto dal Governo nel Documento di finanza pubblica. Risultati positivi, intanto, per quanto riguarda i consumi delle famiglie, con l’Indicatore di Confcommercio che ad aprile 2026 segna un +1,3% rispetto allo stesso mese del 2025, grazie alla tenuta della voce principale, relativa a beni e servizi. Tra i comparti più dinamici spiccano quelli della mobilità (+7,1%), della comunicazione (+4,5%), della cura della persona (+1,9%) e del turismo (+1,3%).

In forte recupero anche l’automotive, con acquisti privati in crescita del 19,3%. Permangono comunque le difficoltà di alcuni segmenti importanti, come quello dei beni ricreativi (-2,8%), gli alimentari e bevande (-0,7%), l’arredamento (-0,7%). Buoni anche i dati di alberghi (+5,2%), trasporto aereo (+4,1%) ed elettrodomestici (+7,9%). Ciò che continua a preoccupare è l’andamento dell’inflazione, stimata al 3,4% a maggio 2026, ai massimi dalla fine dell’estate 2023. Le maggiori tensioni riguardano energia e alimentari non lavorati. Il rischio è che il rialzo dei prezzi si estenda ad altri settori, riducendo così il reddito reale disponibile delle famiglie, il che potrebbe favorire il rallentamento dei consumi nei prossimi mesi. Il governo è chiamato in questa fase a vigilare su tutti i fronti, allo scopo di evitare che movimenti anomali o troppo bruschi possano provocare effetti traumatici in un campo, come quello economico, particolarmente sensibile alla pressione esterna.

Tutto però, è bene ricordarlo, dipenderà dall’andamento dell’economia mondiale. Il Giappone è l’unico tra i Paesi industrializzati a crescere più del previsto: nel primo trimestre dell’anno la crescita ha segnato un +2,1%, spinta da esportazioni, investimenti e consumi. Grazie anche al fatto che l’impatto dello shock energetico causato dalla guerra in Iran sarà avvertito soltanto nella prossima rilevazione.
Immagine di apertura: foto di Alisakonell




