Milano 25 Giugno 2026
Il Risiko è un gioco di società che si basa sulla strategia. Ma da qualche tempo il termine è stato preso a prestito dai commentatori economici per indicare la battaglia finanziaria che si sta combattendo per il controllo del sistema bancario italiano. In effetti sono proprio le scelte strategiche a porsi alla base delle varie iniziative degli operatori, che vengono rese note a intervalli regolari, ma che da qualche tempo si sono ulteriormente intensificate.

Piazza Affari aveva perso gradualmente nel tempo la funzione di crocevia delle grandi operazioni finanziarie, che venivano portate a termine “fuori mercato”, come si dice in gergo, attraverso trattative dirette. Nella fase attuale il ruolo della Borsa sembra invece essere tornato centrale. E proprio per merito delle banche. Protagonisti i principali istituti di credito del Paese, a partire da Intesa S.Paolo, che ha lanciato l’Opas volontaria e totalitaria sul Monte Paschi, diventato la preda ideale. L’istituto senese, che negli ultimi anni aveva perso un po’ di smalto, è ritornato di colpo al centro dell’attenzione dopo l’acquisizione, attraverso un’offerta pubblica, del controllo di Mediobanca, che non sarà più la potenza finanziaria di un tempo, ma che possiede una caratteristica che la rende interessante: mantiene in portafoglio il “tesoretto” rappresentato da un consistente pacchetto di azioni Generali. Lo Stato italiano, che per un lungo periodo ha detenuto azioni del Monte, si è invece gradualmente disimpegnato e, come ha recentemente annunciato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si appresta a cedere al migliore offerente il residuo 5% delle azioni che ancora possiede.

L’Opas lanciata da Intesa-S.Paolo su Mps, parte in azioni e parte cash, punta a chiudere con successo il dossier mettendo in campo la potenza di fuoco di quello che oggi è il primo gruppo bancario italiano per dimensioni e uno dei principali in Europa, con una capitalizzazione di oltre 60 miliardi di euro. Il progetto prevede inoltre, a completamento dell’operazione, anche la cessione a Unipol di un pacchetto rilevante di sportelli.
Non c’è dubbio che fusioni e aggregazioni abbiano come obiettivo principale la razionalizzazione e di conseguenza la maggiore efficienza del sistema. Questo processo però potrebbe provocare conseguenze negative soprattutto per gli utenti dotati di maggiori disponibilità economiche, che alla lunga vedranno ridursi le possibilità di scelta fra le varie offerte di servizi bancari presenti sul mercato.

Per i piccoli risparmiatori, il discorso cambia. Chi di loro possiede azioni bancarie, per esempio, sta registrando in questa fase ricche plusvalenze, proprio grazie al Risiko, che fa lievitare il valore dei titoli in Borsa. Alle quotazioni di venerdì scorso 19 giugno e limitandoci a quelli compresi nel paniere del Ftse-Mib, l’indice principale del listino italiano, la migliore performance rispetto alla fine dello scorso anno è stata quella di Banco Bpm, pari al 20,65%. Seguono Monte Paschi con un +20,43%, Bper Banca (+19,24%), Banca Mediolanum (+12,96%) e Unicredit (+12,34%). Più contenuti i miglioramenti nel periodo di Intesa-S.Paolo (+4,34%) e Finecobank (+3,65%), mentre nel comparto figura soltanto un dato negativo, quello di Nexi (-17,3%). Quest’ultima società non è, però, propriamente un istituto bancario, ma ad esso è strettamente legato, poiché si propone di guidare la transizione del comparto verso un’Europa senza contanti. Nexi opera infatti in tre segmenti di mercato (MerchantSolutions, Issuing Solutions e Digital Banking Solutions) e investe costantemente in tecnologia e innovazione.
Ma torniamo agli utenti, cioè alla clientela delle banche. Trarranno vantaggio dalle operazioni annunciate? La risposta non può essere univoca. Da un lato infatti le maggiori dimensioni e la conseguente accresciuta solidità degli istituti oggetto delle aggregazioni si tradurranno in nuovi investimenti, che andranno anche a beneficio di tutta la clientela, grande o piccola che sia. Non solo. In generale il sistema bancario italiano risulterà certamente meglio attrezzato per poter competere in Europa con i colossi del settore.

Dall’altro lato però la clientela cosiddetta “minore” rischia di ottenere benefici trascurabili. E soprattutto si sentirà meno protetta. Avrà cioè la percezione di una diminuita attenzione da parte dell’ente bancario. Il rapporto con i clienti tenderà infatti a divenire sempre più impersonale, basato su comunicazioni standardizzate e on-line. I privati e le famiglie si ritroveranno ad avere minori opportunità di scelta tra istituti concorrenti, che si ridurranno di numero, con l’inevitabile conseguenza che il potere negoziale dei clienti finirà col diminuire. Gli istituti difficilmente trasferiranno di loro iniziativa alla clientela, anche solo in minima parte, i benefici derivanti dalle sinergie; benefici che invece finiranno per favorire alla lunga gli azionisti delle banche stesse. Le quali banche potranno così realizzare margini di profitto più alti senza toccare né il sistema tassi, evitando cioè di ridurli, né praticando commissioni più basse o più in generale servizi migliori per i clienti. Senza contare, infine, che nel Risiko bancario entrano in gioco anche i dati di milioni di correntisti. Un patrimonio di informazioni personali che per le banche vale oro.
Immagine di apertura: fonte: fisac-cgl.it




