Firenze 27 Luglio 2025
Per la persona anziana sapere come alimentarsi è estremamente importante. Numerosi fattori possono portare ad una dieta inadeguata alle esigenze dell’organismo sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo. Un articolo pubblicato di recente dal New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica americana, delinea in modo esauriente e completo la malnutrizione nell’anziano. Il termine di malnutrizione si riferisce alle conseguenze di uno scarso apporto di cibo e di sostanze nutritive, che possono ridurre il senso di benessere, portare a mancanza di energia, apatia, talora compromissione delle funzioni cognitive, minore efficienza della risposta immunitaria alle infezioni.

In effetti, la perdita di appetito è la causa più importante della riduzione dell’assunzione di cibo nella persona anziana. La sensazione di fame imperiosa che si impone in giovane età è soltanto un ricordo! La progressiva riduzione del gusto e dell’odorato, che si possono verificare soprattutto in età molto avanzata, talvolta le difficoltà alla deglutizione, aumentano il rischio di un’alimentazione insufficiente. Molte sono le condizioni morbose che possono (determinare una malnutrizione, malattie dello stomaco e dell’intestino, dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, fino alle condizioni morbose più comuni, come il diabete, che impone indicazioni dietetiche spesso interpretate dall’anziano in modo restrittivo, tale da compromettere ulteriormente l’appetito. Alcune condizioni morbose, prima di essere riconosciute, per esempio la Depressione in fase iniziale, compromettono l’appetito. Tra le altre cause è da annoverare l’isolamento sociale che si può verificare col pensionamento o la vedovanza, la lunga degenza in ospedale o nelle case di riposo.
Una alimentazione adeguata anche in tarda età deve contenere i principi nutritivi essenziali al ricambio dei tessuti logorati, quali i cibi ricchi di proteine (carne, pesce, uova, formaggi poco grassi, legumi).

Un effetto della malnutrizione è, per esempio, la perdita di massa muscolare, quando nell’alimentazione venga a mancare un adeguato apporto proteico e l’attività fisica sia insufficiente: una carenza che, interessando anche gli arti inferiori, aumenta il rischio di cadute e di fratture. Anche la fragilità ossea dell’anziano, indicata come osteoporosi, pur potendo avere origini remote, può essere considerata, nella maggioranza dei casi, come espressione di malnutrizione da carente apporto di vitamina D. Come prevenire tutto questo? La risposta è semplice e unica: con l’informazione. I principi fondamentali di dietetica devono far parte della formazione del medico e del personale sanitario: cosa che oggi non sempre avvieneInoltre le informazioni più importanti dovrebbero rientrare nella cultura generale e quindi essere fornite nelle scuole. Conoscere meglio il valore del cibo, e le trasformazioni cui va incontro quando arriva sul nostro piatto e poi nel nostro corpo, certamente è un arricchimento culturale ed è un passo essenziale per la nostra salute.
Accadeva abbastanza spesso, in passato, che un medico, dopo aver visitato un anziano, gli prescrivesse i farmaci necessari, ma sorvolasse sull’alimentazione o si limitasse a qualche frase generica. Probabilmente oggi le cose sono migliorate, ma non possiamo dire con sicurezza che, nella cura dell’anziano, si dia abbastanza importanza alla sua alimentazione, calibrandola sulla qualità e la quantità a lui specificamente necessaria.

L’organismo di un trentenne, che si alimenti in maniera disordinata, ha molte più risorse per riparare al danno alimentare di quante non ne abbia quello di un anziano. Un solo esempio: è frequente nelle persone in là con gli anni un consumo eccessivo di zuccheri, per lo più sotto forma di dolciumi. Oggi conosciamo assai più, e assai meglio, di un secolo fa i danni che gli zuccheri ad assorbimento rapido (monosaccaridi e disaccaridi) producono nell’organismo. Tra gli altri (secondo le più recenti ricerche) una condizione cronica di infiammazione, che potrebbe essere il primo passo verso le malattie neurodegenerative. A tale condizione patologica un organismo giovane può fare fronte con infinite più risorse di quelle di cui dispone l’organismo di un 70-80 enne. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di limitare il consumo di zuccheri semplici al 10% dell’apporto calorico giornaliero: ciò è auspicabile in ogni età, ma diventa necessario nel caso di un anziano.

Ogni medico dovrebbe tenerne conto. Tanto più che, come si sa, il consumo eccessivo di zuccheri negli anziani (che è piuttosto frequente) influisce negativamente anche sul loro appetito, già scarso, riducendo la possibilità di un apporto alimentare adeguato, per quantità e qualità. È dimostrato che questi zuccheri ad assorbimento rapido stimolano il pancreas a produrre molta insulina, determinando, nell’immediato, ipoglicemia (con relativo senso di spossatezza) e, a lungo termine, insulino-resistenza (diabete tipo 2). Aggiungiamo che l’eccesso di insulina è uno dei fattori di indurimento delle arterie (arteriosclerosi).
Questo dimostra quanto sia importante moderare, sin da giovani, il consumo di zuccheri ad assorbimento rapido e orientarsi, piuttosto, verso i polisaccaridi (o zuccheri complessi): pasta, pane, riso integrale. La malnutrizione degli anziani è troppo spesso sottovalutata, ma costituisce uno dei fattori più importanti della loro vulnerabilità.
Immagine di apertura: foto di Shvets production




