Milano 28 Aprile 2022

Chi non ricorda e canticchia tuttora Arrivederci Roma? Canzone evergreen di Rascel, “il piccoletto”, al secolo Renato Ranucci, oggi un po’ dimenticato, ma senza dubbio tra i più importanti esponenti dello spettacolo del Novecento, a braccetto con nomi, con cui lavorò, come Totò, Walter Chiari, Eduardo De Filippo, Strehler, finanche Ennio Morricone.

La copertina di “Renato Rascel, un protagonista dello spettacolo del Novecento” di Elisabetta Castiglioni, pubblicato da Iacobelli

Renato Rascel (1912-1991) è stato un comico, parodista, attore, ballerino, cantante, presentatore radiofonico e televisivo, scrittore di favole. Oggi c’è un pezzettino di lui in tutti i linguaggi dello spettacolo italiano. Abbiamo ripercorso la sua incredibile storia con Elisabetta Castiglioni, giornalista, esperta in storia, teoria e tecnica del teatro e dello spettacolo, che ha appena pubblicato con Iacobelli Renato Rascel, un protagonista dello spettacolo del Novecento. «Questo libro nasce durante il mio dottorato – racconta l’autrice – . In quel periodo stavo approfondendo il linguaggio comico e mi sono interessata all’avanspettacolo degli anni Trenta, genere considerato minore ma che durante la guerra è stata la palestra per moltissimi tra i più importanti attori italiani. Incontrai per caso nella sua boutique Giuditta Saltarini, moglie di Rascel, già allora scomparso da anni. Non l’avevo riconosciuta e mentre provavo un vestito vidi una parete ricoperta di foto del marito e gliene chiesi il motivo. Abbiamo cominciato a parlare, mi invitò a casa sua e mi aprì gli armadi da cui uscirono foto, abiti di scena, copioni… da lì, ho deciso di scrivere la mia tesi su questo incredibile personaggio».

Un giovane Renato Rascel (il secondo da destra) in un’esibizione di avanspettacolo alla fine degli anni Venti

Nato nel 1912 a Torino, diventa ben presto in tutto e per tutto romano, e trascorre gli anni della gioventù nel quartiere Borgo. Fin da piccolo respira in famiglia l’atmosfera del palcoscenico: i genitori sono artisti di operetta che si spostano in carovane itineranti. Quando rientrano dai lunghissimi viaggi, Renato e la sorella aprono i bauli e si travestono con i vestiti di scena. Comincia con la musica, che ascolta fin da bambino. Da adolescente si esibisce in locali pubblici e balere della capitale. Come vuole la tradizione degli anni Venti del varietà, il canto si accompagna al ballo, così impara a meraviglia il tip-tap e comincia a proporsi al pubblico come “fantasista”. La spinta alla sperimentazione, oltre che dalla curiosità, è data anche dalle necessità economiche di quegli anni.

Renato Rascel con Lauretta Masiero in “Attanasio cavallo vanesio”, 1952 (foto di Ugo Sarto)

«Quando gli domandavano dell’umorismo rispondeva che un comico deve avere una tristezza profonda. Probabilmente la sua era dovuta alla fatica degli inizi, alle ristrettezze economiche e alla guerra» ricorda Elisabetta Castiglioni. Alla fine degli anni Venti, collabora con orchestre italiane e sudamericane, e il romanissimo Renato si trasforma nel tanguero Renatìn. In questo periodo ha successo nell’avanspettacolo, o gran varietà, in cui l’attore lavora sul ritmo e sulla connessione con il pubblico esigente. La prima svolta importante avviene negli anni Trenta, quando viene scritturato dai fratelli viennesi Schwarz e approda al Teatro Lirico per interpretare Sigismondo nel Il Cavallino Bianco, il suo primo vero ruolo a tutto tondo; è ancora immaturo ma punta molto su mimica e linguaggio del corpo per far ridere il pubblico. Viene ancora apprezzato solo per le qualità di ballerino acrobatico e non per quelle di cantante e comico surreale.

Il comico con Charlie Chaplin nel 1952

Alla fine degli anni Trenta, una sera durante uno spettacolo a Bologna, si inventò il travestimento della palandrana enorme con il taschino sulla schiena e il cappello schiacciato in testa. Ebbe un gran successo e divenne una delle sue maschere più famose. Così nacque il piccoletto, il personaggio che univa comicità gestuale, canora e mimica e soprattutto il suo stile surrealistico calembour: come diceva lui, prendere le parole e gettarle in aria come coriandoli. La cifra surrealistica rimase il suo tratto distintivo per tutta la carriera. «In palcoscenico ha anticipato Eugene Ionesco e Beckett, che infatti interpretò successivamente» aggiunge Elisabetta Castiglioni. Poi dall’avanspettacolo, grazie alle sue macchiette e alle sue grandi capacità di cantare e ballare, riuscì ad entrare nei teatri di rivista, cosa per nulla facile in quei tempi. Nel ’47 avviene il fortunato incontro con l’autore Alfredo Polacci che lo rende celebre. Si esibisce in numerosi spettacoli con la soubrette Tina De Mola, che diventa la sua prima moglie. Nel ’49 corre il rischio di un duetto sul palco con la diva per eccellenza Wanda Osiris, prova che supera brillantemente.
Il passaggio cruciale fu quello da macchietta ad attore di teatro vero e proprio. Dagli inizi degli anni Cinquanta ebbe la sua maggiore produzione cinematografica e teatrale, iniziò a scrivere canzoni, a fare radio e televisione, con grandi spettacoli anche di prima serata.

Renato Rascel e Giovanna Ralli nella commedia musicale di Garinei e Giovannini “Un paio d’ali” andata in scena al Teatro Lirico di Milano nel 1957

Divenne un artista famoso. Nel ’52, in piena competizione con i musical di Brodway, Rascel va in scena al teatro Sistina di Roma con la favola musicale Attanasio cavallo vanesio in cui la sua comicità diventa più realistica, inserita in una storia precisa. In quegli anni concilia le grandi passioni per la musica e il teatro: nel 1960 vince il festival di Sanremo con la canzone da lui composta Romantica, in coppia con Tony Dallara, crea un’etichetta musicale per il mercato internazionale, compone brani come Vogliamoci tanto bene.

L’attore con Giuditta Saltarini che diventerà sua moglie nel 1980 e il figlio Cesare al Circeo negli anni Settanta

«Era curioso di tutto. Quando ho interrogato personaggi più o meno famosi che hanno lavorato con lui, ho scoperto che ognuno di loro lo ricordava per una cosa diversa» rammenta ancora l’autrice. È sorprendente come abbia collaborato con tutti i più grandi nomi dello spettacolo. Il suo primo successo di prosa fu con Walter Chiari, con cui mise in scena La strana coppia e per cui furono giudicati miglior interpreti dell’anno. Nel ’68 fu diretto da Franco Zeffirelli nello spettacolo Venti zecchini d’oro. E poi Gino Bramieri, Maurizio Costanzo. Perfino Strehler insistette per averlo nel ruolo di Wang in L’anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht, ma lui non accettò.  Rascel giocò anche un ruolo fondamentale nella carriera di molti giovani artisti, uno tra tutti Gigi Proietti.

Immagine di apertura: Renato Rascel nel 1956 negli Stati Uniti, con, da sinistra a destra, Kirk Douglas, Annamaria Pierangeli e la sorella Marisa Pavan

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