Milano 28 Novembre 2022

Stringi! Di più. Ancora… Paonazza e timorosa, la cameriera si affanna a tirare le fettucce del bustino fino allo spasimo. Mai abbastanza per la donna strizzata dentro quella rosea armatura, garanzia tormentosa del vitino di vespa che ha resa leggendaria la sua silhouette. Costi quel che costi, deve essere uguale a quello di vent’anni prima: 45 centimetri, non uno di più. Vienna, 24 dicembre 1877. Elisabetta Amalia Eugenia di Baviera, imperatrice d’Austria, regina d’Ungheria, compie 40 anni. Età cruciale per ogni donna, a quei tempi la spietata linea d’ombra della vecchiaia.

L’imperatrice Elisabetta d’Austria è interpretata da una brava Vicky Krieps, premiata come migliore interprete a Cannes, sezione “Un Certain Regard”

Lo splendore e i fasti di un tempo sono lontani. Sissi non abita più lì. Al suo posto ora c’è Elisabetta, il viso stanco, il corpo stremato da diete feroci, bagni gelati, esercizi ginnici, tutto nel disperato tentativo di aggrapparsi al suo mito. A una bellezza che, nonostante ogni sforzo, le sfugge inesorabile, come sabbia tra le dita. Sbiadita dagli anni, dalle delusioni: un Franz Joseph distratto, con le gote cadenti e i favoriti posticci, una routine di corte fatta di noia e regole assurde. Quel che resta è stringere i denti e il busto.
Il corsetto dell’imperatrice, dal 7 dicembre nei cinema distribuito da BIM, ha dalla sua molte ragioni per essere visto. A cominciare dalla magnifica protagonista Vicky Krieps, giustamente premiata come miglior interprete allo scorso festival di Cannes, sezione Un Certain Regard. E poi perché, sia che abbiate amato o detestato l’immortale serie di Sissi, questa è l’occasione giusta per scoprire il suo spiazzante lato oscuro. Virando bruscamente dal technicolor anni Cinquanta che esaltava il radioso splendore di Romy Schneider a una gamma cromatica di gelida eleganza, la regista Marie Kreutzer schiva con decisione la chiave pop della Maria Antonietta di Sofia Coppola per situarsi piuttosto sulla scia di Spencer di Pablo Larrain. Come Lady D. anche Sissi si svela donna bella e infelice, solitaria e ribelle. Entrambe anoressiche, affamate d’amore, tentate dal suicidio, inaffidabili come mogli e madri, insofferenti alle loro gabbie dorate, incapaci di reggere il peso di corone scintillanti. Il solo rifugio di Sissi è cercare rassicurazione nello sguardo di qualche adoratore, primo tra tutti il cugino Ludwig, il più bello e stravagante dei re di Baviera, sognatore eccentrico, costruttore di castelli da fiaba, dichiarato pazzo, morto annegato in modo misterioso.

Ludwig II di Baviera (1845-1886) in una immagine del 1874 all’età di trent’anni

L’inquietudine di Sissi, il suo sentirsi diversa e fuori posto, è quella di una donna proiettata verso un mondo nuovo ma costretta dentro uno vecchio, che la stringe, l’attanaglia, la soffoca, proprio come quel bustino tutto lacci e stecche, in cui la sua vita, nella doppia accezione del termine, è inesorabilmente imprigionata.
Sostenuto dalla splendida fotografia di Judith Kaufmann, il film svela con una sequenza di primi piani talora di crudo realismo, la progressione di un’infelicità senza desideri, di un corpo in lotta contro se stesso, impegnato in sfide sempre più estreme: digiuni estenuanti, apnee al limite dell’annegamento, cavalcate spericolate, ginnastica forsennata. Persino iniezioni di eroina, suggerite dal medico di corte come rimedio “innocuo” contro i furori uterini e poi diventate assuefazione insanabile.
Tormenti che tanto somigliano a punizioni, e forse spiegano l’attrazione fatale dell’infelice imperatrice per i manicomi, dove le cosiddette “isteriche” sono legate ai letti, costrette a bagni gelati, sottoposte a scosse elettriche.
La denuncia di una condizione femminile che la regista, giustamente, trasferisce al di là del tempo, inserendo qua e là discreti ma evidenti tocchi del nostro presente: qualche oggetto, le musiche, persino quel dito medio alzato, niente affatto regale, ma dal significato molto efficace. E un finale a sorpresa che, incurante di quello riferito dalla storia, inventa per Sissi un’altra vita d’uscita.

Immagine di apertura: la brava attrice lussemburghese Vicky Krieps in una scena de Il corsetto dell’imperatrice, dove interpreta Elisabetta d’Austria

Nata a Venezia, giornalista professionista di lunga militanza in Cultura e Spettacoli del "Corriere della Sera" con cui tutt'ora collabora. Specialista di musica e di cinema, ha seguito per circa 30 anni i principali festival europei, da Cannes a Venezia a Berlino. Per la casa editrice Guanda ha scritto in coppia con Dario Fo quattro libri, "Il mondo secondo Fo", "Il Paese dei misteri buffi", "Un clown vi seppellirà", "Dario e Dio". E da sola, sempre per Guanda, è autrice de "Nel giardino della musica. Claudio Abbado: la vita, l'arte, l'impegno" e "Ho visto un Fo".

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