Milano 27 Luglio 2025
La pittura di Suresh è potente, un vortice di colori avvolgenti, occhi come specchi dentro cui sprofondare. Le sue opere muovono le emozioni: l’artista scava nei propri desideri e li esprime in una tavolozza di colori materici che rompe ogni schema di prospettiva.
Una gemma grezza, Suresh Prandi, scoperta nell’atelier di pittura Manolibera della cooperativa sociale Nazareno di Carpi (Modena).

Anche quella del Nazareno sarebbe una storia da raccontare, una realtà sociale che lavora splendidamente, con delicatezza e premura, nei confronti della fragilità e delle persone che ospita. La verde campagna emiliana, l’orto e il giardino, la casa-famiglia e l’antica villa, ogni spazio è pensato e realizzato all’insegna della bellezza e della cura per accompagnare ciascun individuo nella scoperta del proprio valore e talento. Qui Suresh ha inizialmente “provato” i vari laboratori: dall’atelier della scultura a quello del feltro, dalla sala della musica al lavoro nel bistrot, finché nel 2024 inizia a esprimersi attraverso il disegno. Notando il suo naturale talento e i benefici che ne trae in termini di relazione e di benessere personale, si è deciso di inserirlo nell’atelier di pittura, dove da allora, lavora ogni giorno. «Non cerchiamo la perfezione, né l’estetica fine a se stessa: la nostra è una ricerca profonda di senso, di umanità, di bellezza che tocchi il cuore – scrive Sergio Zini, presidente del Nazareno, nel catalogo in galleria -. In questo cammino abbiamo avuto la fortuna di incontrare molti artisti. Oggi tra questi risplende Suresh: un nuovo volto nella nostra comunità, un’anima misteriosa ma intensamente presente».

Suresh nasce 27 anni fa a Bangalore (India), dove trascorre con i genitori i primi anni di vita. A sei anni entra in orfanotrofio e a otto è adottato dai Prandi e si trasferisce a Campogalliano, un paesino della provincia di Modena, con la nuova famiglia. I suoi genitori, proprietari di un’azienda agricola, fanno di tutto per garantirgli un futuro. Suresh va a scuola e si diploma in “Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale” ma da subito confesserà ai genitori «a lavorare in campagna non ci vado». Lui sogna di diventare un campione di calcio come Ronaldo, oppure un grande ginnasta, sviluppando un vero e proprio culto per lo sport, attorno al quale ruotano oggi tutte le sue giornate. Intanto va in crisi, si chiude in se stesso, è schivo, parla poco. Da qui nel 2018 l’inserimento nel centro diurno del Nazareno. Dove scopre la pittura e una nuova dimensione di sé.

Suresh ritrae i propri compagni, le persone che ha vicino e quelle immaginarie, in un tappeto denso di campiture cromatiche pastose, sostenute da tratti di colore nero che alludono a forme di sembianze umane. Altre volte, diventa lui stesso il soggetto dei lavori ispirandosi a selfie che ha sul telefonino.
Scoperto dalla storica dell’arte Bianca Tosatti e da Maroncelli 12, la mostra Spiriti e spettri nel colore di Suresh nella galleria a Milano (fino al 26 settembre 2025), consacra il debutto di Suresh sulla scena artistica. A giugno-luglio del prossimo anno la mostra proseguirà a Torino, nella galleria Gliacrobati.

Il processo creativo del giovane artista nasce da uno stato meditativo durante il quale le linee si aggrovigliano su una base cromatica stratificata su molti livelli: infatti, come nella ginnastica che l’artista pratica sistematicamente, la comprensione spirituale non si può vedere se non imparando le giuste tecniche. E in questo ammasso di materia, affiora l’occhio – più occhi – che attraggono lo spettatore e come calamite lo risucchiano nei “laghi” di colore.
«E trovo subito l’occhio che mi guarda straordinariamente grande, fisso e indagatore – scrive Bianca Tosatti nel testo critico in catalogo –; voragine che mi risucchia dentro amplificando le scosse del mio suolo mentale; esplosione verso il fuori della mia esistenza di cui fa vacillare le forme. E così l’opera diventa soggetto-sguardo situato nel campo dell’Altro perché è l’immagine che guarda il soggetto».

L’artista utilizza spesso i pastelli a olio, per creare un mosaico cromatico che copre quasi interamente il disegno realizzato in precedenza; è maestro nell’accostamento del colore che non sfuma mai nella tonalità successiva ma vi si affianca come se tinte e abbinamenti fossero innati. E a questo proposito, Tosatti scrive: «Il colore è accostato in modo circospetto e, tuttavia, ambizioso; pesato e scompartito come i coni di pigmenti su un banco di mercato indiano, allestiti da un venditore sapiente perché di ognuno si possa percepire il valore emotivo». Sul retro del proprio lavoro Suresh scrive sempre un testo, organizzato in colonne verticali, dove raccoglie i dati tecnici dell’opera (titolo, data, materiali usati) insieme con riflessioni personali, spesso soffermandosi sul suo stato d’animo e su quelle emozioni che fatica a esternare verbalmente. E così insieme con i nomi dei suoi compagni volano titoli come L’uomo che ti guarda con occhi espressivi, Paesaggio con angelo ma anche Innamorati sotto la pioggia o I volti immaginari.
Immagine di apertura: Suresh Prandi, Ginnasta, 2025, 71×101 cm, tecnica mista su cartoncino




