Milano 27 Aprile 2025
Parigi 14 febbraio del 1912: Franz Reichelt, nato in Boemia (allora sotto l’Impero Austro- Ungarico) nel 1878, sarto di mestiere, si lancia dal primo piano della Tour Eiffel fra la costernazione generale e sotto gli occhi dei giornalisti, imbracato in una sorta di tuta- paracadute che avrebbe dovuto aprirsi in volo.

Ma il paracadute non si aprì, e il povero Franz si sfracellò al suolo. Reichelt resta comunque l’apripista dello wingsuit flying il volo dall’alto imbracati in una tuta che attutisce la velocità di caduta. Il padre vero di questo sport spericolato arriverà molti anni dopo: Patrick de Gayardon, un paracadutista francese, nel 1997 si lanciò da un elicottero sopra Chamonix con una tuta progettata nel garage di casa. Restò in aria due minuti prima di aprire il paracadute a soli 200 metri dal suolo. Fu la prima dimostrazione pubblica di quello che oggi chiamiamo wingsuit flying. Il suo obiettivo non era l’effetto speciale, né il record. Voleva dimostrare che il volo umano era possibile, che si poteva planare, orientarsi e decidere e che tutto questo poteva essere fatto con serietà, rigore, precisione. Morirà l’anno successivo, durante un test, ma il suo lavoro resta il fondamento tecnico e filosofico di tutto quello che è venuto dopo.

La tuta alare nasce come evoluzione del paracadutismo, ma è nel BASE jumping che trova la sua espressione più estrema e spettacolare. Questa disciplina prevede il lancio da punti fissi – Building (edifici), Antenna (antenne), Span (ponti) ed Earth (pareti rocciose). A differenza del tradizionale salto da un aereo, le quote sono molto più basse e il margine d’errore praticamente nullo. Non c’è spazio per l’improvvisazione: ogni movimento e ogni scelta devono essere precisi e tempestivi.
La wingsuit è una tuta in tessuto tecnico, composta principalmente da nylon ma anche spandex, neoprene, mylar e cotone. Progettata per resistere a grandi sollecitazioni, quando il corpo è in caduta l’aria entra da apposite prese e gonfia le membrane, creando una vera e propria superficie alare tra braccia e gambe. A raccontarlo con chiarezza è Marco Milanese, guida alpina, atleta e pioniere italiano del volo in wingsuit in ambienti estremi. Sul suo sito scrive: «La tuta alare funziona a dovere quando è pressurizzata, quando cioè si gonfia e assume un vero profilo alare, con la base piatta (la nostra pancia) e la parte sopra concava». Il funzionamento della wingsuit è legato alla portanza, lo stesso principio fisico che tiene in volo un aereo: «Una tuta si pressurizza facendo entrare l’aria da due bocche sulle ali, una per ogni braccio, e due sull’ala di coda», spiega l’alpinista.

Il pilotaggio è attivo: si vola con l’intero corpo. Le braccia e le spalle consentono di virare, il bacino regola l’assetto, permettendo di salire o scendere, mentre le gambe modulano la velocità. Così si controlla la potenza e la direzione del volo con precisione. Ma non si tratta di movimenti isolati; è l’intero corpo a volare diventando tutt’uno con la tuta. Ogni minimo spostamento si traduce in una risposta immediata nell’aria. Il jumper non subisce il volo ma lo costruisce metro dopo metro, gesto dopo gesto. Nel BASE jumping, la tuta alare non è solo un attrezzo, ma un’estensione del corpo. Ed è proprio in questo equilibrio tra istinto, tecnica e conoscenza dell’ambiente che si definisce la magia – e il rischio – del volo.
Le moderne wingsuit permettono di volare a velocità orizzontali elevate, spesso tra i 160 e i 200 km/h, con una traiettoria che consente di coprire fino a tre metri in avanti per ogni metro perso in quota. Paradossalmente, una maggiore velocità non rende il volo più pericoloso, ma offre maggiori possibilità di controllo. Infatti, a queste velocità il jumper ha una riserva di energia sufficiente per affrontare manovre improvvise, gestire traiettorie complesse e correggere l’assetto in caso di imprevisti. Esistono diverse tipologie di tuta pensate per adattarsi al livello del pilota e agli obiettivi che intende raggiungere. La beginner suit è la più piccola e stabile: offre poca velocità e potenza, ma garantisce un volo controllato, perfetto per chi sta iniziando. La intermediate suit aggiunge complessità e versatilità, consentendo un maggior controllo e l’esecuzione di manovre acrobatiche, come il volo rovesciato. La pro suit, infine, è la più ampia e performante ed è ideale per il volo in ambienti tecnici o nel BASE jumping poiché permette grandi distanze e alte velocità, offrendo margini di manovra più ampi, ma richiede anche grande esperienza perché non tollera errori.
L’ultima novità nel mondo del volo umano arriva dall’Austria, con una wingsuit elettrica capace di spingersi oltre i 300 km/h. The Electrified Wingsuit, questo il nome della nuova invenzione del designer Peter Salzmann che integra un motore elettrico da 15 kW collegato a due turbine da 7,5 kW, capaci di raggiungere 25.000 giri al minuto. La prima nel suo genere a offrire una spinta propulsiva attiva in volo, aprendo nuove possibilità nel panorama del volo umano.

Diversamente dalle tute tradizionali, impiegate da anni nel paracadutismo e nel BASE jumping per aumentare la planata e migliorare la manovrabilità, questa versione motorizzata permette un’accelerazione orizzontale reale, ampliando in modo significativo controllo, velocità e autonomia di volo. Durante il primo test ufficiale, avvenuto sulle Alpi austriache, Peter Salzmann si è lanciato da un elicottero a tremila metri di quota insieme ad altri due piloti dotati di tute convenzionali. Dopo un breve volo in formazione, Salzmann ha attivato i motori, distaccandosi rapidamente e sfrecciando nell’aria con la grazia di un piccolo velivolo.

Ovviamente nulla può essere improvvisato. Per avvicinarsi a questa disciplina servono anni di paracadutismo classico. In genere, non meno di 200-250 lanci da aereo, poi una transizione graduale alla wingsuit, prima in ambienti controllati, e infine al BASE. Serve anche conoscenza meteo, studio dei materiali, preparazione fisica e mentale. Ogni salto richiede una pianificazione. Ogni singolo dettaglio dell’attrezzatura va verificato. Sempre.
Nonostante il suo impatto visivo – e la tentazione, per molti, di ridurla a spettacolo estremo – la wingsuit è una disciplina che vive sull’equilibrio tra tecnica e libertà, tra rischio e calcolo. La comunità internazionale tiene aggiornata la BASE Fatality List, un registro di tutti gli incidenti noti. Non per paura, ma per memoria e rispetto. Così ogni errore diventa una lezione.
Immagine di apertura: Marshall Miller in volo in Svizzera nel 2023 (fonte: limitless.flight)




