Da qualche tempo assistiamo a fatti di cronaca sconcertanti. Omicidi efferati senza alcun movente, come quello di Sharon Verzeni, inspiegabili come il massacro di un’intera famiglia per mano del ragazzo di Paderno, l’infanticidio di due neonati e la loro sepoltura nel giardino di una villetta nel parmense messo in atto da Chiara, studentessa insospettabile, apparentemente equilibrata. Ci chiediamo perché…. in cerca di risposte. il noto psichiatra e neuroscienziato Pietro Pietrini, che da molti anni studia le basi cerebrali dei comportamenti anti-sociali e criminali, suggerisce qualche spunto di riflessione

Viareggio 27 Settembre 2024

Con studi che hanno valso loro il Premio Nobel, rispettivamente nel 2002 e nel 2017, lo psicologo Daniel Kahneman e l’economista Richard Thaler hanno scardinato le teorie dell’economia classica che volevano l’Homo Economicus dotato di pura ragione e volto al suo diretto interesse.  In realtà, in condizioni di incertezza, le nostre scelte possono andare in senso diametralmente contrario al buon senso. Siamo condizionati da fattori di cui nemmeno ci rendiamo conto. Ad esempio, una decisione presa al mattino dopo una buona notte di sonno può essere assai diversa da quella che avremmo preso, stanchi, la sera prima. La scienza oggi comincia a svelare anche i correlati cerebrali di quello che la saggezza popolare sa da secoli; basti pensare alla raccomandazione di “dormirci sopra” prima di compiere una scelta importante, perché, appunto, “la notte porta consiglio”. Ancora, quando facciamo la spesa in un supermercato, è molto più probabile che acquistiamo un determinato prodotto se collocato ad altezza occhi invece che in uno scaffale più in basso. Si chiama nudging, o spinta gentile, tecnica adottata sempre più spesso per promuovere comportamenti virtuosi in maniera sostanzialmente indipendente dalla consapevole volontà dell’individuo. Ed è così che alcuni grandi aeroporti, Schiphol ad Amsterdam e Monaco di Baviera tra gli altri, laddove esortazioni multilingue non avevano sortito alcun effetto, hanno migliorato notevolmente l’annoso problema del veloce degrado delle condizioni igieniche delle toilette dei maschietti semplicemente disegnando una buca da golf o una candela accesa nel centro degli orinatoi. Tanto da poter ridurre la frequenza dei turni di pulizia.

Che cosa ha spinto il ragazzo di Paderno Dugnano, nel milanese, a sterminare la sua famiglia con 68 coltellate? (foto di tumisu)

Sarebbero già sufficienti queste poche considerazioni per porre in dubbio quanto il nostro agire sia realmente sotto il nostro controllo, quanto, in altre parole, siamo dotati di un arbitrio veramente libero. La questione diventa ancor più rilevante quando prendiamo in esame i comportamenti che infrangono la legge. In questo caso, infatti, quanto siamo responsabili delle nostre azioni diviene questione che travalica il mero ambito del dibattere filosofico, costituendo il perno portante del sistema penale. Come è noto, il nostro ordinamento prevede che, per essere imputabile, l’individuo debba possedere la capacità di intendere e di volere, vale a dire, capire la natura delle sue azioni e le loro conseguenze, e potersi altrimenti determinare. Se, al momento del fatto, anche una sola delle due capacità è totalmente abolita per una condizione di vizio di mente, la persona non può essere ritenuta responsabile per ciò che ha commesso e non può essere punita per quel crimine. Per lei, dunque, non si apriranno (o per meglio dire, non dovrebbero aprirsi) le porte del carcere, ma quelle previste dall’eventuale applicazione di una misura di sicurezza, fino ad arrivare alla collocazione in una Rems – Residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza.

Quale movente poteva avere l’omicido di Sharon Verzeni? (foto di stux)

I drammatici episodi che si sono susseguiti in queste ultime settimane, dall’uccisione senza apparente motivo di Sharon Verzeni, alla strage dei propri congiunti per mano del ragazzo di Paderno, all’ennesima carneficina in un liceo americano, condividono tutti un elemento comune: l’apparente assenza di un movente comprensibile, nel vero senso etimologico del termine, ciò che muove all’azione. Premesso che nulla può giustificare e rendere accettabile l’uccisione di un altro essere umano – ad eccezione della legittima difesa e dello stato di necessità, previsti anche dalla giurisprudenza – in casi come quelli sopra ricordati sfugge qualsivoglia perché. Ecco allora che si ricorre al raptus quale chiave di lettura per spiegare una realtà che la pura ragione non può comprendere. Quel corto circuito improvviso e imprevedibile che ci può permettere di riconciliare la figura del vicino di casa mite e sempre gentile con lo sterminatore della propria famiglia. Ma più che di raptus – che come inteso nel senso comune non è elemento contemplato dalla scienza medica – dovremmo forse parlare di epifenomeno estremo di una condizione soggiacente che non abbiamo saputo cogliere, quella parte sommersa dell’iceberg che sfugge allo sguardo che si arresta sul pelo dell’acqua.

La villetta di Traversetolo nel parmense dove in giardino sono stati trovati i corpi di due neonati. Chiara Petrolini, che ha confessato l’omicidio, in uno scatto a New York (fonte: il Riformista)

Ma è nella profondità degli abissi dell’animo umano che vanno cercate le risposte a quelle domande che si ponevano già i primi filosofi e che oggi il mondo anglosassone sintetizza nel gioco di parole Bad or Mad. Esiste davvero il cattivo per scelta, vale a dire colui che è consapevole della malvagità del suo agire e che ha capacità di fare altrimenti? Oppure quel che ci appare malvagità incomprensibile cela un’incapacità che sfugge alla comprensione e/o al volere della persona? In quest’ultimo caso, le azioni dell’individuo, venendo a mancare la volontà cosciente di arrecare danno ad un’altra persona, sarebbero prive dell’elemento del dolo soggettivo, che è ciò che la legge punisce. Questa è la sfida della scienza. Di fatto, in altri ambiti dell’umano agire, i progressi della conoscenza hanno portato a comprendere come condizioni per le quali una volta la “colpa” ricadeva inesorabilmente sull’individuo, in realtà siano mera espressione di disturbi che affliggono la persona. Bambini e ragazzi in età scolare che fino a qualche decennio fa venivano etichettati come “somari fannulloni” perché non stavano mai fermi in classe o leggevano a stento, sappiamo oggi essere affetti da disturbi della condotta e dell’attenzione, da dislessia o da una delle altre patologie che rientrano nei cosiddetti disturbi dell’apprendimento (DSA), condizioni di cui l’individuo non ha consapevolezza (almeno fino a quando non gli viene fatta diagnosi) e che non dipendono dalla sua volontà. E si è passati così dalle punizioni e dalle costrizioni che nulla potevano contro l’abbandono precoce degli studi, alle misure educative e agli interventi specifici di sostegno che la legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 prevede per chi ha una diagnosi di DSA. Con il fine di garantire il pieno diritto dell’individuo all’istruzione, come previsto dalla nostra Costituzione.

Immagine di apertura: foto di Geralt

Pietro Pietrini
Nato a La Spezia e cresciuto a Marina di Carrara, si è laureato in Medicina presso l’Università di Pisa come allievo ordinario della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove ha conseguito anche il Diploma di Perfezionamento in Neuroscienze. Ha lavorato per oltre 10 anni presso i National Institutes of Health (NIH) di Bethesda negli USA, dove ha condotto ricerche innovative sui correlati cerebrali delle funzioni mentali. Nel 2000, è rientrato in Italia chiamato a ricoprire la cattedra in Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Pisa. Attualmente è Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca, della quale è stato Rettore dal 2015 al 2021. Da oltre trent’anni studia le basi cerebrali dell’agire umano, con particolare interesse per il comportamento anti-sociale e criminale. Per conto della Magistratura o della Difesa si occupa spesso della valutazione di imputabilità in autori di reati. Dal 2024 è Presidente del Comitato Consultivo della Fondazione Insigniti Ordine al Merito della Repubblica Italiana per le Neuroscienze applicate al benessere delle future generazioni. Vive a Viareggio di fronte al mare.

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