Firenze 27 Settembre 2025

Abbiamo già scritto, tempo fa in questa rivista, del rischio cadute nella popolazione anziana, cadute che spesso sono l’inizio di una strada in discesa: disimpegno, isolamento sociale, ridotta indipendenza e compromissione della qualità della vita. A volte le cadute possono avviare o accelerare fenomeni involutivi fisici e psichici. E non rappresentano un fenomeno marginale nella terza età, come risulta evidente dall’indagine realizzata su un gruppo di anziani residenti in case di riposo dove era possibile effettuare controlli sistematici. Le cadute, spesso multiple, nel corso dell’anno, interessavano dal 30 al 60 per cento dei residenti.

I tappeti diventano rischiosi quando si è superato il giro di boa degli ottant’anni, è facile inciampare e cadere (fonte: seremy.it)

Alle prime avvisaglie di instabilità posturale, per ridurre il rischio di cadute è necessario un approfondimento diagnostico, passando in rassegna le cause più frequenti, nell’anziano, della difficoltà a mantenere l’equilibrio. Non ignoriamo la regola aurea: “Prima la diagnosi, poi la terapia”; qualsiasi intervento, anche il semplice esercizio fisico, può essere programmato soltanto dopo avere inquadrato la causa della perdita dell’equilibrio.
Sono in gioco di solito la debolezza dei muscoli delle gambe in seguito alla malnutrizione o alla prolungata sedentarietà, una certa diminuzione della sensibilità che normalmente permette di “sentire” i muscoli in movimento e la loro posizione nello spazio, l’abbassamento della vista e una ridotta efficienza della parte dell’orecchio interno che controlla l’equilibrio (funzione vestibolare), infine, modificazioni della curvatura della colonna vertebrale (la  cosiddetta “gobba”).

La popolazione anziana tende ad abusare di tranquillanti e sonniferi, complice il medico che li prescrive. In realtà questi farmaci giocano un ruolo chiave nelle cadute perché riducono la forza muscolare (fonte: italianjournalofnursing.it)

Tutte cause che predispongono alle cadute. Ma anche il cuore, con i suoi disturbi del ritmo, in taluni casi, può essere responsabile di una marcata riduzione di apporto di sangue al cervello e provocare un’ improvvisa caduta. Frequenti perdite di equilibrio e rovinose cadute con gravi fratture, come quella del femore, si verificano anche per l’uso prolungato di tranquillanti e sonniferi. Peraltro, anche l’ansia può dar luogo alla sensazione di sbandamento, favorendo così le cadute. Tutti questi fattori vanno presi in esame per correggerli quando se ne rileva la presenza. E sottolineo l’importanza di ridurre il ricorso ai tranquillanti che oltre a sedare l’ansia, hanno un effetto rilassante sui muscoli, pericoloso per la persona anziana già instabile. Non dimentichiamo, infine, l’importanza di ridurre la presenza di ostacoli e inciampi nell’ambiente domestico, soprattutto i tappeti!

L’ideale è camminare ogni giorno, se è possibile in aree verdi e lontano dal traffico (foto di Vishpix)

Ma la terapia più efficace per prevenire le cadute è il movimento, fermo restando che si dovrebbe  cominciare dalle classi elementari, spiegandone la necessità come parte indispensabile di una crescita sana. Muscoli forti, movimenti coordinati, soprattutto il piacere di muoversi in modo armonico ed efficiente sono un’esperienza e un patrimonio che ci dovrebbero accompagnare per tutta la vita. Quindi non più cadute che dipendano da noi, quando saremo vecchi, se ci siamo assicurati un corpo forte, elastico e coordinato nei movimenti, pronto nel riprendere l’equilibrio quando fattori esterni possono farci cadere (una spinta, un marciapiede dissestato). Da vecchi, con qualche acciacco e meno energia, può accadere di essere meno coordinati nel rimetterci in equilibrio per non cadere. La risposta è riprendere la pratica del movimento che avevamo da giovani o da bambini.  Come terapia quotidiana, spesso sotto la guida di un fisioterapista, indispensabile, soprattutto nelle fasi iniziali, per apprendere come muoverci in modo corretto, recuperare forza muscolare, coordinazione ed equilibrio. Gli esercizi che possiamo fare a casa, da soli, includono, in sequenza: camminare mettendo un piede davanti all’altro, camminare quindi sui talloni e poi sulle punte, in avanti, indietro e di lato, portare il piede su un oggetto lasciato sul pavimento, quindi piegarsi per afferrarlo, salire le scale, alzarsi dalla sedia e sedersi più volte per migliorare la forza degli arti inferiori, mantenendo nello stesso tempo l’equilibrio. Poi camminare per tratti sempre più lunghi, nei parchi, in mezzo al verde, lontano dal traffico, mantenendo l’attenzione sulle gambe che ci trasmettono la sensazione di forza e di vigore e avvertendo sempre più il contatto dei piedi col terreno. Scarpe comode, a punta larga, facilitano la flessibilità del piede impegnando l’attività muscolare della parte anteriore: maggiore sensibilità nel contatto col terreno, maggiore forza nella spinta, maggiore stabilità nel camminare.

La pratica dello yoga è molto utile per gli anziani; si può seguire un corso e poi fare gli esercizi da soli (foto di Vlada Karpovich)

Mantenere i movimenti pendolari delle braccia lungo il tronco per assicurare maggiore stabilità posturale. Guardare sempre avanti (osservando quanto può essere un punto di riferimento, un “ancoraggio visivo”) contribuisce a mantenere l’equilibrio. Guardare verso il basso soltanto quando è necessario per evitare un ostacolo.
Cerchiamo sempre un corretto allineamento del corpo, allungando il collo, abbassando le spalle, sostenendo l’addome con una leggera contrazione dei muscoli addominali e, nel camminare, utilizziamo i muscoli della regione glutea. Contare, durante il cammino, contribuisce a mantenere l’attenzione, il ritmo del passo e a contrastare la precarietà dell’equilibrio nella fase di appoggio soltanto su un piede per potere avanzare.
Camminare tutti i giorni è l’attività fisica più completa per mantenere la salute, è alla portata di tutti, non richiede attrezzature ma soltanto un paio di scarpe adatte e una giusta dose di buona volontà.

Immagine di apertura: fonte: anniazzurri.it

Elio Musco
Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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