Milano 27 ottobre 2025

Il congresso straordinario del Partito Socialista Italiano convocato a Reggio Emilia si svolse nell’estate del 1912. La corrente massimalista prese il sopravvento espellendo quella gradualista, guidata da Leonida Bissolati. Filippo Turati, Claudio Treves e Anna Kuliscioff rimasero nell’ala riformista del partito. In quella occasione Benito Mussolini della corrente rivoluzionaria entrò nella direzione del partito e fu designato direttore de L’Avanti! Ad affiancarlo come segretaria di redazione il partito scelse Angelica Balabanoff, rivoluzionaria russa, amica per un certo periodo di Lenin.

La copertina del libro “Anna K” di Tiziana Ferrario, appena pubblicato da Fuoriscena

Mussolini e Balabanoff fecero opera di epurazione togliendo le firme di autorevoli deputati quali Turati e dell’ex direttore Treves, dando al giornale socialista un indirizzo barricadero con l’intento di sbocchi radicali nel PSI. Nel Parlamento italiano il 30 giugno 1912 era passato il solo suffragio universale maschile con la legge che conteneva il divieto conseguente alle donne di essere elette in Parlamento. Mussolini disse, durante una visita privata in casa Turati, che il suffragio universale femminile, per il quale Anna Kuliscioff si batteva dal 1908, era inutile. Altrettanto a suo dire quello maschile riuscendo così a camuffare un pensiero reazionario. Ma chi era Anna Kuliscioff? Nata in Crimea, allora sotto l’Impero Russo nel 1857 (ma c’è chi sostiene qualche anno prima)  da una ricca famiglia ebrea di commercianti, laureata in Medicina in Svizzera e specializzata in Ginecologia in Italia, rivoluzionaria, giornalista e dirigente del partito socialista, rappresentò l’esempio della emancipazione femminile in Italia e in Europa.

Un’immagine giovanile di Anna Kuliscioff  1871 circa (fonte: “I Socialisti”, Editori Riuniti)

A cento anni dalla morte avvenuta nel 1925, Tiziana Ferrario ha scritto un volume a lei dedicato dal titolo Anna K. Il sottotitolo indica una narrazione romanzata che si rivela accattivante in forma di diario di bordo. L’autrice, giornalista Rai, ha attinto all’archivio milanese della omonima Fondazione, studiando carteggi e testi fondamentali per capire la vita ordinaria e straordinaria di una donna che amava la libertà. Il racconto si snoda sugli ultimi anni della Kuliscioff, a partire appunto dal 1912, cruciali nella storia del nostro Paese. Un racconto corale che dà voce ad altre protagoniste, compagne di lotta di Anna, come Ersilia Majno. Le sue allieve le chiama sorelle esortandole sulla strada del riscatto della dignità delle donne, dei poveri e degli ultimi. Carlotta Clerici, Rosa Genoni, Maria Goia, Maria Giudice, Linda Malnati, Maria Perotti Bornaghi, Enrica Agostini Viola e Abigaille Zanetta erano redattrici della redazione de La Difesa delle Lavoratrici. Erano soprattutto operatrici nel campo della educazione professionale e della promozione sociale. Il mutuo soccorso e le vertenze sindacali servivano a difendere i salari delle donne e la salubrità sui luoghi di lavoro.

Marina Malfatti nei panni di Anna Kuliscioff nell’omonimo sceneggiato televisivo del 1981 per la regia di Roberto Guicciardini

Medici come Gaetano e Paolo Pini aiutavano Anna per soccorrere e curare i poveri senza tutele. La Società Umanitaria era uno dei pilastri delle scuole popolari milanesi che diede alla città scintille di progresso e ed eguaglianza.
Fu la rottura del movimento operaio ad opera soprattutto di Benito Mussolini che portò in poche anni al trasformismo interventista prima, al fascismo e alla perdita delle libertà democratiche e liberali poi. Mussolini portò dalla sua parte nel 1914 ex socialisti come Margherita Grassini e suo marito Cesare Sarfatti. Mussolini fondò Il Popolo d’Italia, per sostenere l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Triplice Intesa. In Piazza San Sepolcro nel 1919 furono fondati i Fasci di combattimento, primo modello di autoritarismo e nazionalismo. Quando Mussolini andò al potere nel 1922 impose la subordinazione femminile emblema del nuovo potere fascista. Le donne furono costrette ad abbandonare gli studi, relegate tra le pareti domestiche. Nel 1926 fu persino proibito alle laureate di accedere alle cattedre di lettere e filosofia nei licei classici e scientifici col divieto del ruolo di preside, dell’insegnamento delle materie fondamentali nelle classi superiori degli istituti tecnici.

Filippo Turati, marito di Anna (1957-1932) in uno scatto di Mario Nunes Vais

Margherita Grassini Sarfatti, fascista della prima ora, scrisse nel 1925 una biografia agiografica di Mussolini, Dux, pubblicata a Londra lo stesso anno. Era una mossa propagandistica formidabile per tranquillizzare le Cancellerie europee e degli Stati Uniti al fine di attenuare la gravità dell’omicidio di Stato di Giacomo Matteotti, ordinato dello stesso presidente del Consiglio Mussolini e dal Sottosegretario Aldo Finzi. Lo svuotamento del ruolo parlamentare e l’Aventino sancirono l’avvento del totalitarismo in Italia.
Anna Kuliscioff e suo marito Filippo Turati si opposero con tenacia al fascismo sin dal suo esordio avendo rotto da tempo l’amicizia con i vecchi sodali milanesi passati in campo avverso. Anna Kuliscioff somatizzò le sconfitte del movimento operaio e le sue divisioni come quella drammatica di Livorno del gennaio 1921. La sua salute declinò e si ammalò gravemente. Tiziana Ferrario racconta i giorni del funerale il 31 dicembre 1925. Nonostante la cappa oppressiva del fascismo molte operaie , amiche e le associazioni socialiste portarono il loro omaggio a una donna che aveva creduto nelle redenzione delle classi oppresse. Il suo lascito rimase vivo nel popolo e tenuto nel cuore in vista di una futura rossa primavera per quanto lontana. I fascisti disturbarono pesantemente la cerimonia affollata al Cimitero monumentale di Milano aggredendo fisicamente persino l’affranto coniuge Filippo Turati. Presto esule lui partirà clandestinamente per la Francia.
In quei momenti bui Anna Kuliscioff rimase sempre nei cuori delle sue compagne di lotta che porteranno avanti di nascosto gli ideali di eguaglianza di genere mai sopiti. Venti anni passeranno e la democrazia aprirà le porte al suffragio universale femminile e a nuove conquiste di eguaglianza sociale e civile. Le sue idee sono attuali. Così il suo senso critico e la sua volontà di non mollare. Oggi lei avrebbe insegnato alle giovani generazioni che le conquiste sociali non sono mai definitive e durature. Solo la lotta e la partecipazione popolare sono il viatico di una conquista consolidata. Non delegare la rappresentanza affidandosi all’ uomo del destino. Per questo non dobbiamo dimenticare Anna e le sue sorelle.

Immagine di apertura: fonte: Fondazione Anna Kuliscioff

Filippo Senatore
Nato a Cosenza nel 1957, milanese di adozione, laureato in Giurisprudenza, giornalista pubblicista, da diversi anni archivista e bibliotecario al “Corriere della Sera". In precedenza ha lavorato all’ufficio legale delle case editrici Fabbri, Bompiani e Sonzogno. Direttore artistico del caffé Letterario "Portnoy" di Milano dal 1991 al 1995, ha pubblicato le raccolte di poesia "Noi e i ragazzi del Portnoy" (Eliodor 2007) e "Pandosia" (Manni 2009), in prosa "Cantiere Expo"( 2015) e "La leggenda del santo correttore" (2019) entrambi per Bibliotheca Albatros. Melomane e amante della musica classica grazie al nonno materno, pianista dilettante, ama l’arte e viaggiare.

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