Firenze 27 Febbraio 2026
Ormai si sta registrando un vero e proprio record di divorzi tra le persone che hanno superato i sessant’anni. Sono i cosiddetti “divorzi grigi” o “d’argento”, passati da circa 3.700 nel 2013 a 9.913 nel 2023 stando ai dati Istat. Quasi triplicati. Un aumento in cui gioca un ruolo importante il sesso femminile: le donne che ricorrono al giudice a partire dai cinquant’anni nel 2000 sono state il 18 per cento, ma 22 anni dopo sono salite al 46 per cento.

Un trend che in Italia interessa soprattutto il Nord-Est, ovvero le aree dove c’è maggiore benessere, visto che il fattore economico non è irrilevante in un divorzio. Anche in America iI cosiddetto grey divorce spopola, e interessa in particolare i ceti sociali alti e medio-alti. Da non dimenticare, poi, che la legge sul divorzio breve del 2015 ha abbreviato i tempi e semplificato le procedure.
Nell’iniziativa di divorziare prevalgono le donne, quindi, spinte dal desiderio di una nuova vita quando i figli, ormai indipendenti, lasciano il “nido”. Spesso emergono tensioni e conflitti latenti con il coniuge fino ad una impossibilità di convivenza sempre più forte che porta alla decisione di divorziare. I punti critici da affrontare in un divorzio in età matura, spesso più complessi per la presenza dei figli, riguardano gli aspetti legali e patrimoniali. Si rende necessario il ricorso a figure professionali esperte a salvaguardia dei diritti di entrambi i coniugi. Dall’assegno divorzile, alla pensione di reversibilità, alla casa coniugale, alla pensione di vecchiaia, sono impegni molto spesso non privi di difficoltà per un accordo e un giusto equilibrio tra diritti e doveri di entrambi i divorziandi.

Tuttavia il desiderio di una nuova esistenza è talmente inderogabile da arrivare al divorzio anche nella prospettiva che un’altra esperienza coniugale non si realizzi. Proseguire la vita da soli può non spaventare grazie alla maturazione raggiunta con il passar degli anni.
Sono per lo più i baby boomers i protagonisti di questa ondata di “divorzi grigi”. Ovvero le persone nate durante il boom demografico del dopoguerra, approssimativamente tra il 1946 e il 1964, che hanno innescato grandi cambiamenti socio-culturali del nostro tempo. Bisogna ricordare che questa generazione ha sperimentato quell’autentica rivoluzione dei costumi avvenuta in tutto il mondo tra gli anni Sessanta e Settanta, della quale uno dei temi centrali era la rivendicazione della libertà di disporre della propria vita. Una conquista storica che ha riguardato soprattutto la popolazione femminile. Il femminismo è esploso a metà degli anni Settanta e ha modificato profondamente la percezione di libertà delle donne. Poi dopo questa esplosione iniziale tutto sembrava rientrato per diversi anni, per ripresentarsi poi decenni dopo in forma più matura (purtroppo non nel lavoro in Italia dove le donne occupate tuttora superano di poco il 50 per cento della popolazione femminile). Ma qualcosa di profondo nel costume era cambiato.

Nello stesso tempo si è allungata la vita media e sono migliorate le condizioni di salute degli anziani, con più energie e con la prospettiva di più anni da vivere rispetto alla generazione precedente. Si capisce quindi che gli anziani (oggi assai più “giovani” di un tempo) non tollerano più di rimanere in situazioni di disagio nella vita matrimoniale. Capita perciò che donne nella terza età non siano più disposte a sopportare matrimoni che le rendono infelici da anni. Infatti, sono loro che tendono a chiedere il divorzio più degli uomini. Per quanto riguarda le donne, si può dire che vivano, oggi, l’invecchiamento in modo del tutto diverso dalle loro madri: a sessant’anni si considerano (e sono) ancora giovani, per certi versi in modo esasperato, visto il crescente ricorso alla chirurgia estetica, al botox e altre diavoleria della medicina estetica. Ma resta il fatto positivo che per loro la salute e la bellezza sono realtà presenti e non, come per le loro mamme, un passato da ricordare malinconicamente.
Per molte donne il divorzio tardivo è la riconquista di molti aspetti di sé che si erano dovuti “rattrappire” nella relazione di coppia, in nome dell’armonia o semplicemente per evitare i conflitti. È probabile che gli over Sessanta che divorziano abbiano la percezione, oggi fondata, di avere ancora un avvenire davanti a sé. Ciò significa che vivono il tempo, il mondo e le prospettive del futuro in modo assai diverso rispetto ai loro genitori. Solo questa differente percezione de tempo biografico, e anche del tempo storico, può stimolare una persona in là con gli anni ad intraprendere “una nuova vita” come spesso si sente dire da chi divorzia. Questo fenomeno può essere visto anche come una forma di adattamento, di fuoriuscita da situazioni di disagio per realizzare una crescita e raggiungere una maggiore armonia con se stessi e con l’ambiente.
Immagine di apertura: fonte: La Stampa




