Voghera (Pavia) 27 Marzo 2022

Si intitola Passeggiando con Arbasino il volume, pubblicato nel 2020 dalla Libreria Ticinum Editore, che un gruppo di amici ha composto per raccogliere le testimonianze del rapporto che lo scrittore ebbe con Voghera, la sua città natale. Ne libro, insieme ad una serie di interventi rievocativi, sono riportati testi giovanili pubblicati dall’autore sui giornali locali e alcune interviste.

La copertina del volume “Passeggiando con Alberto Arbasino” edito da Ticinum Libreria Editore

Alberto Arbasino, nato nel 1930 nella città lombarda e mancato due anni fa a Milano, definito da Angelo Guglielmi, storico direttore di RAI 3 “il più grande scrittore italiano” della seconda metà del Novecento e dal giornalista e scrittore Paolo Di Stefano de Il Corriere della Sera, “specialissimo, anzi unico, il più cosmopolita e il più italiano dei nostri autori, il più serio e il più satirico, il più variabile e il più fedele a se stesso” è stato sempre legato a Voghera. In molti scritti e, in particolare, nelle fulminanti rubriche e “lettere al direttore” dei giornali si riferisce a memorie familiari e locali e alla sua formazione nella città e nel territorio che gli hanno fornito materiali per Le piccole vacanze, il romanzo di esordio (1957), in cui trapela  un certo male di vivere. «Il male di vivere lo incontravo a Voghera, ma non lo salutavo» dichiarava.
E nella piccola realtà vogherese si sono srotolati gli anni delle assorbenti letture dei libri “proibiti” durante il fascismo (prelevati dalla biblioteca del Circolo Il Ritrovo, presieduto dal padre Edoardo). Mentre ancora faceva le scuole medie. E poi la frequentazione del liceo Grattoni, e dell’università di Pavia, alla facoltà di Medicina. Che non gli garbava, con tutto quel sangue.

Un giovane Alberto Arbasino (in piedi) con un altrettanto giovane Umberto Eco (il primo da sinistra) nel 1963

E dunque, pur avendo superato già una serie di esami, si iscrive a giurisprudenza, all’Università Statale di Milano. È attratto da una possibile carriera diplomatica, mentre nel clima milanese del pre boom si respira euforia culturale, editoriale e teatrale. Certi eroici furori si agitano anche a Voghera. Nel 1952, sul numero unico Coprifuoco redatto insieme a nove goliardi vogheresi, Arbasino rivela la propensione nel mettere alla berlina le bestialità del mood provinciale, parodiando le sciocchezze di una tale Signora Palpeggiani. Parte la querela. In tribunale arriva, però, l’assoluzione. Alberto, conquistata la laurea a pieni voti, è pronto a dare l’addio al «giallo paese che ricade nel sonno..». Che è la chiusa de Le piccole vacanze.

Ma non è proprio un addio. Da Londra e da Parigi manda corrispondenze a Il Cittadino, il settimanale che i suoi compagni di formazione hanno varato per scuotere Voghera dal torpore. Intanto suoi scritti vengono pubblicati sul Il Mondo e su riviste di prestigio come Paragone. Nello stesso anno si trasferisce a Roma, come assistente del grande internazionalista Roberto Ago.
Il rapporto con Il Cittadino si interrompe in maniera brusca, per via della censura ad un articolo sull’inaugurazione del nuovo Cinema San Rocco. Arbasino, anziché soffermarsi su un fatto ritenuto da lui di routine provinciale, era ricorso alla rievocazione dell’inaugurazione del Canale di Suez.

Inge Feltrinelli ed Alberto Arbasino nel 2004 alla libreria Feltrinelli di Via del Babbuino a Roma per festeggiare i 40 anni dall’apertura (foto VIRGINIA FARNETI/ANSA)

Lo scrittore ormai vive nel contesto che sta per essere rappresentato ne La Dolce vita di Fellini. A Roma abiterà regolarmente, moltiplicando il numero dei viaggi e delle trasferte in ogni parte del pianeta. A Voghera riuscirà a fare delle scappate, a trovare i genitori e i fratelli Massimo e Mario. Occasioni in cui volle riprendere certe consuetudini con gli amici, che ritrovava in via Emilia, la domenica mattina, stazionando all’incrocio con via Grattoni, sull’altro lato del marciapiedi davanti al Bar Mariani.
Le visite si ridurranno vistosamente. Fino all’ultima risalente al pomeriggio del 9 dicembre del 2014, nella sede di una libreria in via Emilia, giusto nel tratto degli incontri domenicali di oltre mezzo secolo prima. Al brindisi finale e all’arrivederci a una futura venuta, confidò la sua delusione per non essere riuscito a vedere quanto era stato riscoperto degli affreschi del Bramantino nel locale Castello Visconteo. Sarebbe tornato per quegli affreschi, che il volume/catalogo curato dal finissimo Giovanni Agosti dichiara “di altissima qualità”.

Arbasino (il primo da sinistra) nel corso di un incontro in libreria con gli amici vogheresi nel 2014

Della grande produzione della scrittore, saggista e poeta, ricordiamo i romanzi Le piccole vacanze, Einaudi 1957, L’anonimo lombardo, Feltrinelli 1959, Fratelli d’Italia ancora con Feltrinelli, 1963, La bella di Lodi, Einaudi 1972 (l’omonimo film diretto da Mario Missiroli, fu tratto dalla prima versione del 1960), la raccolta di poesie Matinée, un concerto di poesie, Garzanti 1983, e fra i tanti saggi, Sessanta posizioni, Feltrinelli 1971, Un paese senza, Garzanti 1980, America Amore, Adelphi 2011.

Immagine di apertura. Alberto Arbasino nella sua casa di Roma in via Gianturco (foto di Maki Galimberti)

Nato a Voghera, dove vive tuttora, ha iniziato a lavorare al “Giornale di Voghera”, passando poi alla redazione della “Nuova Mercurio”, editrice milanese di una serie di riviste. Si è occupato in seguito di argomenti finanziari, dirigendo un mensile dedicato al mondo assicurativo. Mondo su cui continua a scrivere per alcune testate. Ha operato anche come responsabile della comunicazione di alcuni gruppi assicurativi di rilievo. È autore di testi specialistici sul settore delle polizze, mai tralasciando di occuparsi dei temi di critica della cultura, di arti visive, di musica e di storia locale. Ha collaborato a riviste come "Storia illustrata", "Il Piacere", "Terzo Occhio", "Oltre" e a quotidiani come "Avanti!", "Il Giorno", "Avvenire", "Milano Finanza"

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