Milano 25 Maggio 2021

1. Inizio con i fiocchi per Oatly, l’azienda svedese produttrice di latte d’avena che, a seguito della sua quotazione sul mercato Nasdaq, ha incrementato il valore fino alla soglia dei 30 miliardi di dollari. Una storia che inizia nel 1994, quando i due fratelli svedesi Rickard e Björn Öeste iniziarono a sviluppare un’alternativa al latte pensata per gli intolleranti al lattosio. Il boom è arrivato molto tempo dopo, a seguito dell’avvio della distribuzione del latte d’avena presso caffetterie di New York City specializzate, che hanno fatto conoscere ai consumatori il nuovo latte in una forma perfettamente schiumata e non replicabile a casa. Oatly, distribuito anche presso i famosi caffè Starbucks, si è espanso a nuovi prodotti, tra cui yogurt e gelati, e ora vende in 60 mila negozi e 32 mila caffetterie in tutto il mondo. Interessante il mercato dei prodotti alternativi al latte, che secondo una ricerca di Nielsen in Italia piacciono a 12 milioni di persone per lo più di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Latte di canapa, semi di papavero, anacardi, nocciole, cocco e farro tra i più innovativi, mentre soia, mandorla, avena e riso i più diffusi sugli scaffali. Una scommessa che, stando alle associazioni di categoria, sta generando un calo nei consumi di latte di origine animale che nel periodo 2011-2016 ha raggiunto quota -24%.

2. Un articolo di prossima pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature, racconta come nel Regno Unito la presenza di applicazioni per il tracciamento dei contatti abbia contribuito ad arginare in modo significativo la pandemia da Covid-19: negli ultimi 3 mesi del 2020 sembra che le app abbiano contribuito a prevenire tra i 284.000 e i 594.000 casi di Covid-19 e tra i 4.200 e gli 8.700 morti. L’adozione ha riguardato circa il 28% della popolazione. Notizie discordanti invece interessano i Paesi dell’Unione Europea. Secondo un articolo di recente pubblicazione su Linkiesta, l’utilizzo delle app per il tracciamento dei contatti si è rivelato un autentico flop. Le applicazioni sono state infatti scaricate da un basso numero di utenti, il 21% in Germania, il 15% in Francia e il 14% in Italia, fanalino di coda. Numerosi i problemi incontrati: dalla scarsa diffusione di smarphone tecnologicamente adeguati per sostenere l’app fino a una mancanza di servizi di call center a supporto dei cittadini e delle aziende sanitarie locali che ne sostenessero l’integrazione e l’utilizzo. Con ogni probabilità, la presenza di un’unica applicazione per tutti gli Stati membri avrebbe garantito un maggior controllo e diffusione. Si tratta di una sfida ormai persa.

3. È ancora Jeff Bezos il protagonista delle ultime novità della finanza mondiale. La “sua” Amazon sta infatti negoziando l’acquisizione degli studios dal leone ruggente Metro Goldwin Mayer. La notizia non è ancora ufficializzata, ma sembrerebbe che il prezzo di acquisto si aggiri intorno ai 7 miliardi di Euro. L’operazione è finalizzata a potenziare il business dell’intrattenimento, dove Amazon risulta essere in forte espansione. Dai dati ufficiali diffusi, solo lo scorso anno ben 175 milioni dei 200 milioni di membri di Amazon Prime hanno utilizzato il servizio di streaming. Amazon ha di conseguenza aumentato la spesa per la TV, i film e la musica del 40% pagando, tra le altre cose, la cifra sbalorditiva di 465 milioni di dollari per la prima stagione di una nuova serie de Il Signore degli Anelli. Il panorama dello streaming diventa progressivamente più competitivo: un’operazione tra giganti (Warner e Discovery) punta infatti ad una fusione che condurrebbe alla nascita di un colosso del valore di 150 milioni di dollari secondo una stima del Financial Times.

4. Coca-Cola chiude con le bevande energetiche. La strategia di rubare fette di mercato a Redbull e Monster non è andata a buon fine, e il prodotto a marchio Coca-Cola Energy interromperà le vendite in Stati Uniti e Canada mentre rimarrà disponibile in Europa. La bevanda, formulata a base di guaranà e con una quantità di caffeina pari a circa 3 volte una normale Coca-Cola, era stata progettata, secondo JC Harvey direttore della strategia del canale retail e della commercializzazione per Coca-Cola North America, “per essere più accessibile rispetto a tutto il resto del mercato e più attraente, specialmente per le persone che non hanno mai provato una bevanda energetica”. Di fatto, complice il lancio nel corso della pandemia, l’esito non è stato quello sperato e la spugna è stata buttata in fretta, anche per non ostacolare le acquisizioni future del colosso delle bevande.

Immagine di apertura: foto di Gnana Prakash

 

 

Classe 1988, abruzzese di origine e milanese di adozione, laureata presso l'Università Bocconi di Milano in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni internazionali, si occupa dal 2013 di consulenza manageriale per una multinazionale del settore. Ha la passione per la lettura, per i viaggi e la Toscana.

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