Firenze 25 Settembre 2021
Sicuramente i medici saprebbero parlare di endorfine, di benefici per il cuore, per la circolazione e il cervello o chissà che altro: le barzellette sono brevi racconti creati per far ridere e ridere fa sicuramente bene. La loro caratteristica è di essere brevi, non impegnative, ma al contempo capaci di “fustigare” i costumi, la politica, la religione, il sesso (quelle definite “sporche”), spesso predisponendoci ad una sana autocritica.
Le barzellette hanno anche un lato oscuro: si dimenticano con facilità e non sempre si capiscono al volo; dopo averne raccontata una, non è raro che si chieda: «L’hai capita?». La barzelletta è parente stretta dell’umorismo e della comicità, ne è una sorta di figlia degenere, anche se molti sono i convinti estimatori. Come Umberto Eco che la riteneva una forma d’arte e talvolta passava notti con gli amici a raccontare ed ascoltare barzellette. Perfino al suo funerale l’amico scrittore e attore Moni Ovadia ne ha raccontata una scritta dallo stesso Eco.

Chi racconta barzellette deve anche esporle con una certa capacità espressiva, soprattutto mimica per arrivare allo scopo, altrimenti non se ne capisce lo spirito e la risata non arriva. Con il tono giusto si può dire tutto, col tono sbagliato nulla, diceva George Bernard Shaw. Così, grandi attori di teatro e di varietà hanno basato la loro carriera e la loro popolarità (e il nostro divertimento) sul saper raccontare barzellette: Gino Bramieri, Ugo Tognazzi, Gigi Proietti, Paolo Poli e tanti altri.

Già, ma quando è nata la barzelletta? Non si può sapere di preciso. Si ha notizia però che dal terzo millennio in poi la barzelletta venne diffusa perché esistevano dei personaggi che si infiltravano a cene e feste dei ricchi per mangiare a sbafo ma riuscivano a non farsi cacciare solo coloro che raccontavano battute spiritose. Così diventavano l’attrazione della serata e i padroni di casa ne erano contenti.
Sembra che il termine barzelletta derivi da barigildus, cioè bargello che nel Medioevo era il capo della polizia, considerato un birbante, furbo, poi divenuto bargella, cioè donna astuta e sfacciata, bargelletta e, infine, barzelletta.
L’invenzione della barzelletta non ha una data certa né un solo ideatore, ma nasce dal desiderio di ridere che è sempre esistito nell’uomo. Generalmente la si attribuisce o al mitico eroe greco Palamede nel primo millennio a.C., (questa è ritenuta la prima: «Come vuole che le tagli i capelli?», chiese un barbiere troppo loquace a un buontempone. «In silenzio!»), o a Plauto (254/184 a.C.), uno dei più importanti ed originali commediografi del tempo, che scrisse il Philogelos (dal greco: amante della risata), un libretto di 265 barzellette, forse ispirandosi al teatro musicale comico etrusco e distaccandosi dai precedenti modelli greci. In quest’opera le battute erano spesso pesanti, poco raffinate e con parole scurrili. Molte riguardavano le abitudini sessuali e le donne erano dipinte come le più vogliose. Ad esempio, eccone una: «Donna, cosa facciamo, mangiamo o facciamo l’amore?». «Come vuoi – risponde lei -. Però non c’è niente da mangiare». Negli anni successivi, durante il Medioevo, fra battaglie sanguinose e milioni di morti di peste, nessuno aveva più voglia di ridere e la barzelletta praticamente scomparve. Gli unici a far girare battute scherzose erano i giullari che le portavano di Corte in Corte.

La diffusione della barzelletta ricominciò nel Rinascimento con un singolare personaggio: Poggio Bracciolini. Nato a Terranuova nel Valdarno (oggi Terranuova Bracciolini in suo onore) nel 1380 e morto a Firenze nel 1459, fu uno studioso, erudito ricercatore di testi antichi dimenticati che lui riscoprì; fra questi c’era il Philogelos andato perduto da molto tempo. Fu segretario di alcuni Papi e in Vaticano frequentò un circolo di comici (Il Bugiale, una specie di club di barzellette scritte in latino); in seguito lavorò a Firenze per i Medici e come Cancelliere della Repubblica Fiorentina. Bracciolini fu autore di poco raffinate (alcune decisamente oscene) ma divertenti storielle, raccolte in un libro intitolato Facetiae. Con questo libro la barzelletta riprese vita e si diffuse in tutta Europa. Anche Poliziano scrisse I detti piacevoli, brevi racconti umoristici ispirati a fatti e personaggi del suo tempo.

Gli argomenti ed i personaggi che le barzellette prendono di mira sono i politici, i bambini (Pierino in particolare), interi popoli (francesi, americani, inglesi, tedeschi, svizzeri, russi, messi a confronto per esaltarne o deriderne i difetti), a volte anche dialetti o categorie sociali e professionali (avvocati, ingegneri, suore, carabinieri) o difetti caratteriali come lo sciocco, lo stupido, il presuntuoso e così via. Nemmeno dittatori come Hitler, Stalin o Mussolini si sono salvati dal pungente sarcasmo delle barzellette. Ma tolleravano: anche loro avevano capito che chi non ride mai non è una persona seria.
Delle barzellette ha fatto una raccolta, quasi una piccola enciclopedia, l’attore, regista e autore teatrale Ascanio Celestini, uno dei rappresentanti più importanti del teatro di narrazione, in Barzellette pubblicato nel 2019 da Einaudi, divenuto poi anche uno spettacolo teatrale. Per Celestini la barzelletta è “letteratura fatta di parole parlate”, e assomiglia alla fiaba. Ve ne proponiamo alcune tratte dal suo libro:
Un marito torna a casa infuriato dopo essere stato al bar di fronte e dice alla moglie: «Amore, dobbiamo cambiare casa. Mi hanno detto che il portiere si è portato a letto tutte le donne del palazzo tranne una!» e la moglie «Sì, lo so. E’ quell’antipatica del terzo piano!». Un ingegnere al suo primo posto di lavoro. Al responsabile del personale chiede quale sia la propria mansione e lui risponde: «Prendi la scopa e pulisci l’ufficio». E il laureato: «Guardi che io sono un ingegnere». «Ha ragione, mi scusi. Allora venga con me e le spiego come si spazza».
Fra amiche: «Ma tu, quando fai l’amore, ci parli con tuo marito?» «Sì, se telefona!»
Due mamme parlano dei figli: «Non mi piace che tuo figlio giochi al dottore con la mia Francesca». E l’altra: «Non c’è niente di male. Scoprono così la loro sessualità» «Che c’entra il sesso? Lui le vuole levare le tonsille!».
Forse, qualcuno le conoscerà già, ma si sa che “le barzellette sono nuove per chi non le conosce” come diceva il grande Gigi Proietti.
Immagine di apertura: foto di Alexey Marcov




