Firenze 26 Marzo 2021

Luna Rossa Prada Pirelli non ha vinto la Coppa America, è stata sconfitta 7 a 3 dal Team Emirates New Zeland. Ma il tifo intorno alla barca, al suo skipper Max Sirena, e i suoi due timonieri Jimmy Spithill e Francesco o, meglio, Checco, Bruni è stato tanto e continua tuttora.

Una bella immagine di Francesco Checco Bruni in regata (foto di Carlo Borlenghi)

Sono loro gli sportivi del momento anche perché, vincendo la Prada Cup nel febbraio di quest’anno contro le varie imbarcazioni provenienti dal resto del mondo e partecipando con onore alla Coppa America 2021, hanno dimostrato le grandi capacità della vela italiana.

Incontriamo per ilBuongiorno Francesco Bruni, palermitano, classe 1973, entrando nel suo studio a Auckland (rimarrà in Nuova Zelanda fino ai primi di aprile per un po’ di meritato riposo) attraverso una videochiamata.

Quando ha cominciato ad andare in barca?

«Sono nato in una famiglia di appassionati velisti, vado in barca da quando era bambino. Mia madre Giada è stata campionessa di Finn (barca in legno creata nel 1950, lunga 4 metri e mezzo, ndr), mio padre tuttora gareggia con il Dinghy, una  piccola barca a vela da regata. Da piccolissimo, a tre anni, mio padre mi portava sul Laser (barca dotata di un’unica vela, ndr). Da ragazzino ha fatto regate con la Star, storica barca olimpionica, a Mondello. A 9 anni, affamato di vittoria, gareggiavo con l’Optimist, una piccola barca per bambini, per il Circolo Canottieri Roggero di Lauria nel golfo di Mondello. In famiglia c’è un altro velista importante, mio fratello Gabriele, che tutti chiamano Ganga; in Coppa America siamo sono stati rivali con lo stesso ruolo di stratega, io con Luna Rossa, lui per +39».

Francesco bambino in gara con la barca Optimist, creata per i più piccoli, nel golfo di Mondello (foto di Giada Bruni)

Quando la vela è diventata una professione per lei?

«Il momento di svolta è stato quando ho fatto la mia prima Olimpiade e subito dopo sono stato chiamato dalle Fiamme Gialle a far parte dei loro gruppi sportivi: ho cominciato a guadagnarmi da vivere con la vela ed ho capito che poteva essere una professione. Avevo l’esempio di tanti velisti che vivevano di quello: era un sogno che si realizzava».

C’è una barca che le è rimasta nel cuore più di altre?

«No. Adoro tutte le barche con cui ho navigato, da quelle da regata a quelle da crociera. Mi piace andare per mare a 360°, sia andare velocissimo con un AC75, o pianissimo con un Dinghy o un Laser. Mi piace tutto della vela e del suo mondo e navigare mi entusiasma sempre».

Ha partecipato a 3 olimpiadi oltre ad aver vinto 7 titoli mondiali, 5 campionati europei, 15 titoli nazionali, in varie classi. A quale titolo è particolarmente legato?

«La vittoria del mio primo Campionato del Mondo con il Laser nel 1994 a La Rochelle in Francia. É stato il mio primo titolo mondiale in una classe olimpica».

Ha frequentato la facoltà di ingegneria, insieme a sua moglie Maria Novella, ma dopo il biennio ha lasciato per dedicarsi alla vela. Ciò che ha studiato le è servito ad amalgamare le conoscenze pratiche con quelle teoriche?

«Ciò che ho studiato ad Ingegneria mi ha aiutato, anche se non è essenziale per diventare un bravo velista. Oggi, però, bisogna conoscere certe regole della fisica per riuscire a capire come camminano queste barche e come volano questi mostri sull’acqua».

il timoniere di Luna Rossa (a destra) alle Olimpiadi di Atene del 2004

Come ha conciliato la professione di velista con la famiglia?

«La nostra vita familiare è itinerante. Mio figlio è nato in Spagna, la bambina a Palermo, abbiamo vissuto a Valencia, a Sydney, ad Auckland, a Bermuda, a San Francisco, a Palermo, a Cagliari… con tutte le difficoltà legate ai traslochi frequenti, alle amicizie che si trovano e che si lasciano, alla vita professionale e alla storia scolastica dei figli. Ovviamente l’armonia familiare ha un ruolo fondamentale per riuscire a fare ciò che faccio. Finora è stato facile perché i ragazzi erano piccoli. Adesso che sono più grandi, le cose si fanno complicate; loro vorrebbero rimanere fermi più a lungo».

Ci sono stati periodi della sua vita nei quali ha fatto regate in giro per il mondo, e passava da un continente all’altro senza tornare a casa. Ne soffriva?

«Sicuramente tornare poco a casa, a Palermo, è la cosa che mi è costata di più di questi anni. Ci sono stati periodi lunghissimi di mia assenza, anche mesi di lontananza, i miei figli erano piccoli e mi pesava molto».

Si è sposato in Toscana, a Buggiano, in provincia di Pistoia, in una deliziosa chiesa romanica. Le  piace tornare lì? È vero che il giorno dopo le nozze partì  per una regata?

«Purtroppo siamo tornati a Buggiano solo una volta dopo il matrimonio. Ma ci torneremo, è bellissimo, un luogo magico di cui porto un ricordo fantastico. Ed è vero, Il  giorno dopo le nozze sono andato a fare una regata in  Sardegna!»

Checco Bruni (a destra) su Luna Rossa, il fratello Gabriele, detto Ganga, anche lui famoso velista (a sinistra) sulla +39 (foto di Giada Bruni)

Ogni volta che si è dedicato ad una diversa classe velica, è  ingrassato o dimagrito in base alla specialità, perché nella vela è importantissimo il peso, e soprattutto lo spostamento dei pesi all’interno (e all’esterno dello scafo). È stressante?

«A seconda della barca, il peso dell’equipaggio cambia. In queste due edizioni di Coppa America era importante che il timoniere non avesse peso superfluo. Ogni chilo doveva essere “regalato” ai grinder (coloro che azionano i verricelli sulla barca a vela, personaggi molto robusti, ndr); quindi sì, questo è un periodo in sui sono più magro, ma mi sento benissimo e non è stato un gran sacrificio».

Nel 2009 quando le fu affidato il team tutto italiano della mitica Azzurra, appena rinata, a Nizza vinse contro il favorito Emirates Team New Zealand la Louis Vuitton Trophy Nice Côte d’Azur, una competizione internazionale che vede impegnati i migliori skipper al mondo. Che ricordo ne ha?

«Quello di Nizza è un ricordo bellissimo, una delle regate più importanti che abbia mai vinto e che ha avuto un significato particolare per la finale vinta con un 2 a 0 contro Team New Zealand».

Checco Bruni con il suo team su Luna Rossa (al centro), in primo piano il figlio Ubaldo sul windsurf

Lei è famoso nel mondo della vela, in Italia ed all’estero, ma da un mese lo è anche per il resto degli italiani. Cambia qualcosa?
«Ricevo tantissimi messaggi, inviti… sono molto contento, ma credo di essere rimasto quello di prima!»

Immagine di apertura: Francesco Bruni festeggia con la famiglia la vittoria della Prada Cup, a Auckland il 22 febbraio di quest’anno. Da sinistra, il figlio Ubaldo, Francesco, la moglie Maria Novella, la figlia Vanina

Le foto del servizio sono una gentile concessione della famiglia Bruni

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