Milano 27 Aprile 2024

Una corsa senza fine. Il prezzo dell’oro, che lo scorso venerdì 12 aprile ha superato per la prima volta nella storia i 2400 dollari l’oncia (l’unità di misura comunemente utilizzata, che equivale a 31,1 grammi), sembra inarrestabile. Soprattutto perché non esiste a breve alcuna prospettiva di cambiamento delle condizioni che l’hanno favorita. Da gennaio a oggi l’incremento delle quotazioni è stato di oltre il 15%. Anche se non si può escludere una tregua tecnica – della durata più o meno lunga -, il trend rialzista è destinato a proseguire.  La crescita si è consolidata dai tempi della pandemia da Covid, perché l’investimento in oro è strettamente legato ai momenti di incertezza economica. E qui si apre il capitolo dei fattori che storicamente hanno contribuito a valorizzare i cosiddetti “beni rifugio”, di cui l’oro è il simbolo universalmente riconosciuto.

L’oro è storicamente il “bene rifugio” più apprezzato dai risparmiatori in momenti di incertezza economica (foto di marek_studzinski)

Le crisi finanziarie internazionali sono la prima causa che induce il risparmio mondiale a indirizzarsi verso l’investimento in oro. In questo particolare momento, tuttavia, tra le ragioni della scelta prevale sicuramente quella del progressivo aggravamento del quadro geopolitico, a partire dall’invasione russa in Ucraina fino alla guerra in Medio Oriente. Non solo e non tanto perché i conflitti costano cari ai Paesi interessati in termini di debito pubblico, quanto per il clima di allarmismo che creano a livello globale. Con la conseguenza che i risparmiatori perdono fiducia negli strumenti tradizionali e corrono a comprare l’oro e gli altri “beni rifugio” (in queste ultime settimane, per esempio, si sono impennati anche i prezzi dell’argento, ma in questo caso ha giocato un ruolo importante la domanda del metallo per usi industriali, nel comparto fotovoltaico e in quello delle batterie per le auto elettriche).

Un altro elemento che ha contribuito a far crescere il prezzo dell’oro è da ricercare nei massicci acquisti da parte di grandi investitori internazionali e addirittura di banche centrali di alcuni Paesi. Secondo le stime del World Gold Council, l’acquisto di oro da parte di soggetti pubblici ha pesato sull’andamento del mercato del metallo giallo fino all’incidenza del 15%. A questi si sono aggiunti i grandi investitori privati. La motivazione? Spostare i capitali dalla Cina, dove esistono oggi condizioni di incertezza del quadro economico, con il persistere della crisi del settore immobiliare, tradizionalmente motore di sviluppo dell’economia cinese, ma anche la crescente disoccupazione giovanile, i bassi consumi e l’export in rallentamento. Dal dollaro e dall’euro, insomma, un grande flusso di denaro si è spostato verso l’oro. L’India, l’Arabia Saudita ma anche la stessa Cina hanno moltiplicato gli acquisti, passati dalle circa 400 tonnellate all’anno di prima dell’aggressione all’Ucraina (con la conseguenza del congelamento delle riserve russe per circa 300 miliardi di dollari da parte dei governi dell’Occidente) alle oltre mille tonnellate registrate nel 2022 e 2023.

L’India, l’Arabia Saudita e la Cina hanno aumentato gli acquisti in oro da 400 tonnellate all’anno a oltre mille nel 2023 (foto di mk_graphics)

Suscita invece più di una perplessità la teoria di chi ha legato il boom dell’oro ai timori di inflazione. In tempi normali non ci sarebbe nulla da eccepire. Ma in questo momento sembra un paradosso. In Europa l’inflazione sta scendendo, tanto che la Bce si appresta a tagliare i tassi d’interesse a partire da giugno. Negli Stati Uniti il processo è più lento ma l’obiettivo della Fed (la banca centrale americana) è lo stesso. La paura dell’inflazione, dunque, non ha molto senso in questa fase storica.

A questo punto, alla luce delle considerazioni fin qui fatte, vale ancora la pena comprare oro? La cautela è d’obbligo. In assoluto, per qualunque forma di investimento vale la norma che non è mai opportuno “entrare sui massimi”. Ma se si è convinti che le quotazioni continueranno a salire, potrebbe valerne la pena. Tenendo conto di un’altra regola aurea per i risparmiatori: quella della massima diversificazione degli asset. In questo caso all’oro non dovrebbe essere indirizzato più del 5-10% delle proprie disponibilità.

Investire in oro, infine, non vuol dire necessariamente comprarlo in forma fisica, cioè in lingotti, che sarebbe oltre tutto complicato per un privato. Oggi esistono numerose specie di titoli finanziari che replicano esattamente l’andamento del prezzo del metallo giallo. A partire dai futures, che sono in pratica contratti con cui ci si impegna a comprare o vendere oro in futuro e che sono liquidabili in ogni momento, a seconda della convenienza. Poi ci sono gli Etf, acronimo di exchange-traded funds, e gli Etc, exchange trading commodities, che rappresentano due forme diverse di certificati finanziari aventi come sottostante l’oro fisico e che permettono ai sottoscrittori di negoziare quotidianamente in modo semplice e trasparente partite anche modeste del prezioso metallo giallo.

Immagine di apertura: foto di Stevebidmead

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

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