Milano 27 Luglio 2025
Il primo duro colpo al mercato dell’automotive lo ha dato la pandemia da Covid 19, che in Europa e in Italia ha provocato un forte rallentamento delle vendite. Ma il trend è proseguito negli anni successivi, complici i dazi di Trump arrivati nel momento meno opportuno, con incrementi modesti (e in qualche caso nulli) delle vendite. Tanto che per l’anno in corso, sulla scorta dei dati relativi al primo semestre, le previsioni più ottimistiche non vanno oltre un misero 2% di crescita rispetto al 2024.
La flessione del fatturato ha frenato anche la produzione e di pari passo i nuovi investimen-ti e ha già prodotto effetti diretti sulle quotazioni dei titoli delle società del settore quotate in Borsa. Le azioni di Stellantis, per esempio, hanno già superato il 50% di calo rispetto a un anno fa, mentre negli ultimi sei mesi la performance negativa del titolo a Piazza Affari è pari a circa il 39%.

Fa eccezione Ferrari, le cui performance sono leggermente positive sia nel confronto tra le quotazioni attuali e quelle di un mese fa, sia in quelle relative all’ultimo semestre e all’ultimo anno. In questo caso però la sua collocazione fra i costruttori di auto non è del tutto corretta. Le vetture del Cavallino sono un prodotto molto particolare, a cavallo tra l’automobile e il bene di lusso.
L’indicatore più immediato della crisi dell’auto in Italia è rappresentato dall’andamento delle immatricolazioni, che nello scorso giugno ha registrato un preoccupante stop. Nel mese non si è andati oltre le 132 mila unità, con un calo del 17,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, quando era stata superata quota 160 mila vetture. Considerando l’intero primo semestre, la flessione si riduce al 3,6%, ma rispetto ai livelli pre-pandemia il calo supera il 21%. In termini assoluti, sono state immatricolate 228 mila vetture in meno rispetto al 2019. I primi segnali del rallentamento risalgono allo scorso anno quando, dopo una crescita del 10% nel 2023, le immatricolazioni hanno registrato un leggerissimo miglioramento: soltanto +1,7%. Anche a livello europeo lo stato di salute del settore auto non è dei migliori. Nello scorso mese di maggio nell’Europa Occidentale (Unione Europea più Regno Unito) sono state immatricolate un milione e 113 mila autovetture con un aumento minimo (+1,9%) su maggio 2024, mentre da inizio anno il mercato è rimasto sostanzialmente fermo, con una crescita dello 0,1%.

Quali sono le ragioni del rallentamento? Per gli italiani, come ha rivelato un recente studio, l’automobile continua a rappresentare di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato (pre-ferito da 8 cittadini su 10). Ma a frenare gli acquisti sono soprattutto gli elevati prezzi di li-stino, che inducono i consumatori a rinviare l’acquisto di una vettura nuova. In molti si ri-volgono così al mercato dell’usato, un canale che in effetti risulta sempre più utilizzato, mentre la mancata sostituzione porta all’invecchiamento medio del parco auto in circolazione. Ci sono anche altri fattori da considerare. Primi fra tutti, i dubbi e le incertezze che accompagnano l’introduzione dell’auto elettrica e, in misura minore, la concorrenza dei produttori cinesi che si stanno affacciando da qualche tempo sul nostro mercato. Secondo un recente studio, la quota degli automobilisti italiani che nel 2024 non ha mai nemmeno preso in considerazione l’acquisto di un’auto nuova è salita di ben 5 punti percentuali in un solo anno (dal 57% del 2023 al 62% del 2024), «a conferma del senso di disorientamento creato dalle normative nazionali ed europee e dall’aumento dei prezzi». In effetti, mentre il reddito medio delle famiglie italiane è cresciuto del 29% dal 2013 a oggi, il prezzo medio delle auto è aumentato nello stesso periodo del 52%.

Che fare per invertire la tendenza? Le case automobilistiche ci provano con promozioni e offerte, armi che sono diventate sempre meno efficaci. Anche perché i costruttori sono co-stretti a fare i conti con i bilanci in rosso e i conseguenti tagli agli investimenti. Ci sarebbe la possibilità di sostenere le imprese con aiuti pubblici, ma la soluzione, sia pure di carattere temporaneo, rischia di scatenare polemiche e accuse di assistenzialismo. L’unica strada da percorrere resta quella del mercato. Una volta toccato il fondo, solitamente scatta la reazione. Basterebbe favorirla con pochi interventi mirati. A cominciare da un taglio netto alla burocrazia che ancora frena il settore, a livello nazionale ed europeo. È necessario, inoltre, che produttori e distributori si aprano con decisione a soluzioni non tradizionali, come il noleggio a lungo termine, il leasing e una nuova regolamentazione dell’usato.
Immagine di apertura: fonte: poterealpopolo.org




