Firenze 27 Settembre 2022

Il filosofo inglese Francis Bacon scrisse che per soddisfare il bisogno di allentare le tensioni “Il giardino è il più puro degli umani piaceri”. Di giardini meravigliosi è pieno il pianeta, per tutti i gusti, rappresentativi di varie epoche storiche e di diverse culture, da quelli all’italiana, alla francese, alla spagnola e altri ancora. Ma ci sono, meno noti, giardini particolari, strani, o, comunque, curiosi e quelli singolari che in grandi spazi urbani puntano a svolgere una funzione ecologica, ridurre le emissioni di anidride carbonica, ad esempio. Dando uno sguardo al passato, fra i giardini strani non si può non ricordare il Poison Garden al Castello di Alnwick nel Nord della Gran Bretagna.

Il cancello di ingresso del “Poison Garden”, il parco dei veleni, a Alnwick nel nord della Gran Bretagna

L’idea di dedicare un vasto spazio intorno alla sua proprietà ad un giardino fu del primo Duca di Northumberland Hugh Percy nel 1750. L’aristocratico signore aveva una collezione di semi di piante esotiche, allora sconosciute, provenienti da tutto il mondo e le piantò nella sua proprietà. Nel 1995, una sua discendente, la Duchessa di Northumberland Jane Percy, volendo ristrutturare gli antichi giardini intorno al castello, decise di coltivare 100 piante velenose, letali o tossiche, per attirare l’attenzione e la curiosità dei futuri visitatori. Idea che le fu ispirata dalla visita del famoso Giardino dei Semplici – risale al 1545 – a Padova, dove venivano coltivate piante tossiche. Dal 2004 il Poison Garden, ora pubblico, si può visitare ma solo accompagnati da guide che, ovviamente, proibiscono di odorare, assaporare o toccare le piante. È, perciò, un parco pericoloso ma anche per questo attraente. Altra curiosità: nel castello di Alnwick furono girati i primi due film di Harry Potter (il Castello del mago Hogwarts).

Visitatori al “Poison Garden” ascoltano la descrizione delle piante tossiche fornite dalla guida (foto di Margaret Whittaken)

I giardini richiedono molta cura e molta acqua, ma in Oriente, e soprattutto in Giappone, il giardino Zen o Karesansui è il cosiddetto giardino secco, decisamente strano per la nostra cultura, la cui caratteristica principale è proprio l’assenza di acqua. È un giardino usato per la meditazione, in continuo movimento e può anche essere piccolissimo, da spostare agevolmente. L’anomalia è che la coltivazione verde è sostituita dalla ghiaia, di solito bianca o grigio chiara, “pettinata” con speciali rastrelli che conferiscono particolari disegni curvilinei ad imitazione delle onde e dei movimenti dell’acqua. Questi disegni che cambiano a seconda del significato che si vuole attribuire loro, sono intercalati da mucchietti di poche pietre, a volte grosse, disposte in vari modi.

Un famoso giardino Zen giapponese, quello del Santuario Shitenno-ji di Osaka

Si chiama giardino, in realtà è parte di uno stile di vita, un’arte applicata ad un luogo di meditazione, un’oasi mistica dove si cerca la pace interiore attraverso la cura del giardino e il suo continuo rinnovamento. Pensare, riflettere e meditare. Questi sono i principi della filosofia Zen, senza i quali questo tipo di giardini non potrebbe esistere.
Se il giardino zen è raffinato e affascinante, è esaltante anche quello che diventa un’esplosione di colori, di luce e ispira gioia eallegria, di cui sono esempio famoso i giardini di Keukenhof, la cui singolarità è di essere aperti meno di due mesi all’anno, all’inizio della primavera all’epoca della fioritura. Inaugurati nel 1949, si trovano vicino a Lisse, non lontano da Amsterdam, nei Paesi Bassi. Oltre 7 milioni di bulbi di fiori piantati a mano (soprattutto tulipani ma anche narcisi, orchidee, giacinti),un’opera d’arte che al mondo ha pochi rivali in bellezza. Comprensibilmente, uno dei luoghi più fotografati al mondo. Spettacolare è la fioritura di molte centinaia di specie diverse di tulipani.

La spettacolare fioritura dei tulipani nel parco di Keukenhof a Lisse, nei Paesi Bassi, a 35 chilometri da Amsterdam

A proposito di tulipani, forse non tutti sanno che nel 1500 i bulbi di tali fiori furono importati in Olanda dalla Turchia, e ben presto possederne alcuni divenne una mania fra le classi altolocate dell’epoca. Tanto che all’inizio del 1600 i bulbi di tulipano divennero un vero bene finanziario, capace di creare ricchezze anche cospicue, in base alla rarità delle specie di tulipani. Dato che c’era più richiesta che offerta, i bulbi venivano prenotati con grande anticipo, specialmente i più rari, e i compratori arrivarono a pagare cifre esorbitanti per possederli. La loro preziosità era paragonabile all’oro. C’erano bulbi che costavano cifre superiori a quelle che si potevano guadagnare in un anno di lavoro. Tuttavia nel 1637 ci fu un improvviso crollo di questo commercio, in seguito all’esagerata speculazione che era andata creandosi, fenomeno noto come la bolla dei tulipani.

Ma oggi, inaspettatamente, i giardini più singolari sono quelli, lussureggianti, che si trovano nei grattacieli più avvenieristici, dove svolgono anche una funzione ecologica.

L’originale grattacielo “Walkie-Talkie” nel cuore della City di Londra che agli ultimi piani ospita lo Sky Garden (foto di Colin)

Dal gennaio 2015 a Londra c’è lo Sky Garden del Walkie-Talkie, il grattacielo nella City che è il quinto edificio più alto della Capitale progettato dall’architetto uruguaiano naturalizzato statunitense Rafael Vinoly, dove bellissimi giardini fanno sentire totalmente immersi nel verde, con panorama mozzafiato sulla città. Realizzati dal 35° al 37° piano, servono come luogo ricreativo ma, grazie a innovativi sistemi, garantiscono anche una notevole efficienza energetica, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di 270 tonnellate l’anno. Inizialmente però questo grattacielo, tanto innovativo, ha dato un bel po’ di grattacapi perché, a causa della forma concava della sua facciata, riflette i raggi solari verso il basso e ha prodotto non pochi danni: il tappeto di un ristorante ha preso fuoco, una macchina è bruciata. Poi il problema è stato risolto con frangisole triangolari disposti lungo tutta la parete incriminata del grattacielo, ideati da una azienda italiana.

In Oriente, a Taiwan, uno spettacolare grattacielo-giardino è stato completato nel 2018 a Taipei, il Tao Zhu yin Yuan Tower, opera dell’architetto ecologista belga Vincent Callebaut, che con i suoi 23mila alberi assorbe 130 tonnellate di emissioni di anidride carbonica ogni anno, è energeticamente e termicamente autosufficiente ed ha sistemi di irrigazione che limitano drasticamente il consumo di acqua. L’edificio, contorto, modellato come l’elica del DNA, la molecola della vita contenuta nel nucleo delle cellule che trasmette l’informazione genetica da una generazione all’altra, ha ricevuto premi e riconoscimenti.

Il grattacielo dalla forma elicoidale “Tao Zhu yn Yuan Tower” di Taipei a Taiwan che ospita 23mila alberi. Un grattacielo-giardino

Comunque, i giardini più strani sono quelli di  Dubai perché, pur trovandosi in uno dei posti più caldi ed aridi del mondo, grazie alle tecnologie più avanzate di irrigazione, riescono a far fiorire abbondantemente oltre 45 milioni di piante che profumano l’aria dei 72 mila metri quadrati di terreno. Furono simbolicamente aperti nel 2013 nel giorno di San Valentino e non a caso si chiamano Miracle Gardens.

Ricordiamo infine I Gardens by the Bay,  i giardini sulla baia che sono un’opera di bioarchitettura. Sono stati ideati e creati a Singapore e sono divisi in tre sezioni: Bay South Garden, Bay East Garden e Bay Central Garden (il più grande) che si affacciano sull’acqua del vicino lago artificiale. Questi giardini fanno parte del curioso progetto statale di integrare la città all’interno di un giardino e non viceversa.

i “Miracle Gardens” di Dubai, un tripudio di fiori in mezzo al deserto

Fu il Primo Ministro Lee Hsien Loong a volere una città godibile, dove si respirasse aria più sana, dove l’uomo avesse una qualità di vita superiore alle altre città. Per questo nel 2006 si tenne un concorso internazionale per realizzare dei giardini su 101 ettari di terreno. Vennero selezionati 70 progetti presentati da studi di molte parti del mondo, oltre che, naturalmente, di Singapore. I giardini sono stati aperti al pubblico nel 2012.

Il “Flowers Dome”, il più grande giardino d’inverno del mondo, a Singapore

Nel 2014 i Gardens by the Bay sono stati visitati da 6 milioni di persone, diventate più di 20 milioni e alla fine del 2015. In effetti sono giardini futuristici ed eccezionali: c’è la cascata artificiale più alta del mondo, 18 alberi altissimi (fino a 50 metri) illuminati di notte, le serre occupano 17mila metri quadri di terreno e lì sono riprodotti vari ecosistemi. Il Flowers Dome poi è considerato il più grande giardino d’inverno al mondo ed ospita circa 130.000 piante provenienti da tutti i continenti. Insomma, il giardino dei record.

Immagine di apertura: il giardino realizzato sulla sommità del grattacielo Walkie Talkie, nel cuore della City di Londra (foto di Colin)

Toscana, ha vissuto l’infanzia a Siena per poi studiare lingue a Firenze e conseguire il diploma in Langue et Civilisation Françaises Université de Grénoble. Pittrice, ha esposto le sue opere a Villa Bottini a Lucca nel 2005 (personale), alle Terme Tamerici e alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme (dove vive) nel 2006, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta nel 2007. Si interessa ad ogni forma d’arte, specialmente se insolita o curiosa.

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