Firenze 23 Maggio 2020

La sua architettura visionaria gli è costata parecchie cause e l’espulsione per ben 17 anni dalla professione, poi è stato riabilitato e le sue Earthships, le Navi del Deserto, hanno avuto successo. Le abitazioni di Michael Reynolds, americano, settantacinque anni, famoso come l’Architetto dei Rifiuti, sono costruite con materiali naturali e di recupero: terra, legno, pneumatici, lattine, bottiglie di plastica e di vetro.

La casa “Phoenix” progettata dall’architetto americano Michael Reynolds con materiali di scarto, quali pneumatici, lattine, bicchieri di plastica (da archiportale.com)

La prima nel 1972, La Thumb House (casa pollice letteralmente) nel New Mexico cui seguirono altre che, dopo l’iniziale entusiasmo, rivelarono diversi problemi funzionali da cui fioccarono denunce. Poi tutto si è perfezionato e queste case ora sono completamente autosufficienti dal punto di vista energetico, in grado di produrre autonomamente energia elettrica e termica, di ricavare l’acqua da un pozzo o dalla pioggia e di depurare in modo naturale i reflui. Le star di Hollywood non potevano non esser sensibili a questa tendenza. Leonardo Di Caprio ha acquistato per 8 milioni di dollari un appartamento a New York in un palazzo costruito esclusivamente con materiali e finiture ecologici, dotato di doppio filtraggio dell’aria e energia solare per gli impianti. Brad Pitt è testimonial della Fondazione Make It Right che ha realizzato oltre 150 abitazioni sostenibili progettate da architetti di fama internazionale.
La Bioarchitettura, già molto apprezzata Oltreoceano e nei Paesi del Nord Europa, di recente si è diffusa a macchia d’olio anche in Italia grazie ad una aumentata coscienza dei pericoli che derivano dall’esposizione a materiali tossici e alla crescente sensibilità alle tematiche ecologiche. Il suo costo che, vista la diffusione, non è più proibitivo come vent’anni fa, si attesta oggi su un 25 per cento in più rispetto ai metodi di costruzione tradizionali.
Il principio cardine è che lo spazio dove una persona soggiorna non è solo la sintesi geometrica delle mura che ci proteggono dal freddo, dal vento e dalla pioggia, ma anche il luogo che deve assicurare benessere, salute, energia positiva, come una “terza pelle”. In questa direzione lo studio del comfort termico ha una posizione di assoluto riguardo e passa attraverso molte fasi: la ricerca del luogo, ove possibile, la progettazione del fabbricato, la scelta dei materiali da usare, gli impianti da elaborare.
All’interno di questa impostazione, è importante analizzare le conoscenze costruttive del passato, quando non c’era la tecnologia e si cercava di proteggersi dal freddo e dal caldo nel modo più naturale e economico possibile.

Una tipica “casa grotta” materana (foto di Gianni Crestani)

Ad esempio i Sassi di Matera, in Basilicata, diventati nel Novecento “una vergogna nazionale” per il sovrappopolamento (così li definirono Palmiro Togliatti nel 1948 e Alcide De Gasperi nel 1950), in realtà costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione delle risorse della natura. Il raffrescamento, l’azione del vento, con particolare attenzione alla raccolta delle acque piovane e alla ventilazione naturale, soprattutto degli ambienti ipogei, creano un ecosistema urbano. I Dammusi sono costruzioni tipiche dei monti Iblei e dell’Isola di Pantelleria nati per difendersi da temperature estive elevate, vento e siccità. La copertura a botte è impermeabilizzata per la raccolta dell’acqua piovana e la muratura perimetrale in pietra può arrivare ai due metri di spessore per mantenere un microclima interno confortevole.

Gli inconfondibili trulli di Alberobello, in Puglia. La forma del tetto e lo spessore delle mura garantiscono freschezza all’interno (foto di Volker Glatsch)

Come i Trulli di Alberobello in Puglia, dove la climatizzazione estiva è affidata alla grande massa muraria, che assorbe il calore diurno. Ma se osserviamo attentamente le case coloniche presenti sul nostro territorio possiamo notare le peculiarità bioclimatiche nate dalla cultura vernacolare come l’attenzione all’orientamento, le grosse e massicce pareti esterne, le finestre più piccole a nord per la difesa dai rigidi inverni.  Esempi del passato arrivati fino a noi sono anche le case con il tetto di paglia della Normandia per difendersi dal vento o in Algeria le case di Ghardaia, città lontana dal mare con un’escursione termica consistente, costruite con massicci muri in pietra, porticati e vie strette che creano ombra.

Coibentazione del tetto con doppia fibra di legno. Impruneta (Firenze). (foto di Costanza Quirici)

Allora, impariamo dal passato e vediamo in pratica le soluzioni del presente. La coibentazione del tetto e delle pareti deve essere eseguita a regola d’arte con materiali naturali traspiranti, come legno e sughero. Oggi possiamo capire dalla scheda tecnica di quali materiali è composto il pannello o il blocco laterizio e il suo comportamento termico. Il segreto per un buon comfort interno è quello di cercare di rallentare il passaggio attraverso la parete del caldo in estate e del freddo in inverno, rilevabile dalle caratteristiche tecniche alla voce “spostamento di fase” o “sfasamento termico”, compito al quale concorre in estate anche l’ombreggiamento.
In bioedilizia i materiali da costruzione e di finitura non devono contenere sostanze pericolose di natura chimica (gas, composti organici volatili), e di natura microbiologica (putrescibili, che favoriscono la formazione di muffe e la proliferazione dei batteri) o particelle radioattive. I nuovi laterizi contengono materie prime riciclate. Nel restauro di edifici vernacolari si punta ad utilizzare i materiali esistenti e alla sostituzione di quelli danneggiati con manufatti di recupero, come pietre e mattoni. Oggi di tutto questo abbiamo interessanti rivenditori dove troviamo anche veri gioielli del passato, come portali originali, o cornici di finestre.

Le vernici sane sono a base di calce o di resine naturali (foto di Uwe Bumann)

Per tutelare la salute è bene ricordare che le vernici comuni possono contenere composti organici volatili (COV) che devono essere per legge dichiarati in etichetta. Tra questi i più diffusi negli edifici residenziali sono il limonene, il toluene, ma il più importante da un punto di vista tossicologico è la formaldeide. Quindi non tutti i prodotti che sono sul mercato sono sani: attenzione agli slogan fuorvianti che possono essere evidenziati sui barattoli di vernice. Quella cosiddetta “all’acqua” è diventata tra gli inesperti sinonimo di prodotto “sano” o “ecologico” ma può contenere resine acriliche derivate del petrolio, cosolventi, emulsionanti, reticolanti, essiccativi ed antimuffa. Attenzione anche ai prodotti promossi come “inodore”: ciò non significa che siano privi di tossicità; anzi, hanno additivi che li rendono tali. Così chi alloggia all’interno non sente lo stimolo ad aprire le finestre se non quando accusa mal di testa.
Le pitture e le finiture per gli arredi sane sono a base di calce o di resine naturali. Gli ingredienti che le compongono sono oli vegetali (di agrumi, pino), carbonato di calcio o polvere di marmo, latte di calce, argilla bianca, pigmenti naturali (terre, ossidi, polvere di minerali), gomma xantano (addensante utilizzato anche in cucina), resine naturali (colofonia, larice) che aumentano il potere coprente e la lavorabilità, acido ascorbico (Vitamina C), sali potassici di boro dal potere antibatterico e antitarlo.

Immagine di apertura: foto di Taryn Elliott
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Costanza Quirici
Nata a Montecatini Terme (Pistoia), si è laureata in architettura a Firenze dove vive e lavora come progettista e arredatrice. Ha collaborato a lungo con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, con vari architetti di fama e studi legali. Ha contribuito in passato a pubblicazioni su riviste specializzate in architettura come “l’Arca” e “Villegiardini”.

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