Milano 27 Marzo 2022

Praga, Amsterdam e Dublino ai primi tre posti della classifica delle città con la migliore offerta culturale in Europa, Roma al quarto, Londra all’ottavo a pari merito con Berlino, Milano al decimo, Vienna all’undicesimo, Parigi addirittura al quindicesimo.

La classifica delle città più attraenti sotto il profilo culturale in Europa stilata da Uswitch.com/mortgages

È la sorprendente classifica stilata da Uswitch.com/mortgages, società internazionale di comparazione di mutui che ha creato un indice basato sul numero di teatri, musei, monumenti e tour culturali in ogni città d’Europa per calcolare un punteggio culturale da assegnare ad ognuna, da uno a dieci, prendendo anche in considerazione fattori aggiuntivi come la dimensione della popolazione. Ne sono emerse sorprese che in un certo senso fanno storcere il naso, ma che possono essere la base per progettare qualcosa di meglio e di più scientifico. Vediamo in dettaglio i risultati disponibili sul sito https://www.uswitch.com/mortgages/guides/most-cultured-spots-Europe/. Con un punteggio di 9,85 sui 10 possibili, Praga risulterebbe la città più “attrattiva culturalmente” d’Europa. Sede di monumenti come il Castello di Praga, the Golden City ha 14,46 punti di riferimento ogni 100.000 residenti, il 129 per cento in più rispetto al 6,29 di Vienna per 100.000 abitanti e il maggior numero di monumenti rispetto alla popolazione di qualsiasi città in Europa. Praga beneficerebbe anche del maggior numero di teatri (1,89 per 100.000 abitanti), il 28 per cento in più rispetto al numero di teatri di Londra (1,47 per 100.000) e abbastanza per incoronare la città ceca come pietra angolare culturale d’Europa.

La statua in ghisa di Rembrandt nella piazza che porta il suo nome nel cuore di Amsterdam, luogo di ritrovo importante della città. Fu eretta nel 1852

Con luoghi culto come il Rijkmuseum, che possiede la più grande collezione di dipinti del Secolo d’oro olandese, al secondo posto c’è Amsterdam (9,81/10) che risulta avere il maggior numero di musei ogni 100.000 persone in Europa (7,66) e risulterebbe la seconda città più “colta” del continente. La capitale dei Paesi Bassi si colloca costantemente ai primi posti per ogni fattore, arrivando seconda per tour culturali (3,39 per 100.000) e terza per teatri (1,16 per 100.000) e punti di riferimento (9,31 per 100.000).

La splendida e gigantesca “Long Room” della Old Library del Trinity College di Dublino

Dublino è la terza città più culturale d’Europa, con un punteggio di 9,48/10. Con 2,17 tour culturali ogni 100.000 residenti, la capitale irlandese ha circa la metà dei tour offerti a Roma (5,87 ogni 100.000) e sarebbe al quinto posto per punti di riferimento culturali (8,50 per 100.000). Tuttavia, la cultura a Dublino è assicurata da siti come il famoso Trinity College con la sua antica biblioteca, il Castello, The Irish Emigration Museum e The Irish Whisky Museum, che contribuiscono a 4,72 musei ogni 100.000 persone. Al quarto posto si colloca Roma (9.26 su 10). La nostra capitale ha icone storiche come il Colosseo che offre la rara possibilità di calpestare la stessa terra che una volta fu calpestata da gladiatori e imperatori.

La statua del poeta e drammaturgo irlandese Oscar Wilde in Merrion Square a Dublino, realizzata nel 1997

Questi punti di riferimento fanno parte di 14 per 100.000 persone, più del doppio di Monaco. Puoi anche fare un viaggio nella storia in uno dei tour culturali disponibili in tutta la città in quanto ce ne sono quasi sei disponibili per ogni 100.000 persone, il più alto nella top 15. Roma è anche sede di una varietà di festival ogni anno, dalla musica al cibo. E vi accade sempre qualcosa di culturalmente eccitante. Proseguendo nella classifica, troviamo Monaco di Baviera al quinto posto, con 8.60 punti su 10,6, Copenaghen al sesto, con 8.56 punti su 10, Budapest al settimo, con 8.49 su 10, Londra e Berlino ottave a pari merito con 8,38 punti su 10, Milano al decimo, con 8.27 punti su 10, Vienna all’undicesimo, con 8.05 punti su 10; Madrid al dodicesimo, con 7.75 punti su 10, Lisbona al tredicesimo, con 7.57 punti su 10, Varsavia quattordicesima, con 7.54 punti su 10, Parigi quindicesima, con 7.53 punti su 10. Solo al quindicesimo posto, come mai? Sembra strano visto che dall’iconica Torre Eiffel al museo del Louvre di fama mondiale, ci sono molti punti di riferimento da sperimentare in questa città: tre punti di riferimento per ogni 100.000 persone. Parigi è anche la patria della moda e sede di numerosi musei, tutti famosi, oltre uno ogni 100.000 persone.

Uno scatto notturno del museo del Louvre, con in primo piano la piramide in vetro e metallo che funge da atrio (foto di Cuong Duong)

«Questa classifica, che trovo comunque importante, è incompleta negli indicatori presi in esame. Alcuni oggettivi, altri parametrici, come il numero di abitanti e le distanze nella città». L’analisi, per noi, è di Mario Albis, sociologo, esperto di comunicazione, docente all’università IULM di Milano (Scienze della Comunicazione per il corso “Statistica e ricerche di mercato”; Arti, patrimoni e mercati per il corso “Strategie degli eventi culturali” e del corso interfacoltà Ateneo per la città “L’industria creativa”), fondatore dell’istituto di ricerca Makno. Qual è il problema degli indicatori adottati? «Manca il “peso” della città esaminata. La densità dell’offerta culturale in questa classifica diminuisce rispetto alla dimensione della città. Praga è una città piccola, Parigi una città enorme. Faccio un esempio: con quegli indicatori e se non ci si limitasse alle capitali, la piccolissima Urbino arriverebbe subito in testa alla classifica. Altro esempio, Milano ha musei e teatri concentrati in una fascia ristretta, ma la popolazione è quella dell’intera città».

Il teatro dell’opera di Sydney è una delle realizzazioni architettoniche più famose del Novecento, tanto da rappresentare un simbolo importante dell’Australia

Quindi, che cosa andrebbe aggiunto? «Andrebbero aggiunti dei coefficienti di misurazione del valore – risponde l’esperto -. Aumentare un po’ gli indicatori, non solo sulla quantità, ma anche e soprattutto sulla qualità dell’offerta culturale: un museo enorme ti fa salire parametri, ma che cosa succede poi al suo interno? Va misurato il livello di permanenza nel museo, i servizi offerti, la completezza degli stimoli culturali».
Misurare anche l’impatto della qualità. Continua Abis: «Per un pubblico che viene a Milano da fuori, qual è il valore emotivo che ti dà il solo entrare alla Scala? Occorre introdurre anche indicatori di impatto. Indici di carattere qualitativo, considerando che oggi si parla di cultura in modo superficiale, direi “rozzo”. Quindi, idea buona quella della classifica, ma con integrazioni, come percorsi e tempi all’interno della città per arrivare ai siti culturali, poi come l’offerta culturale incide sull’attrattività della città, come si mangia (cultura alimentare), qual è l’empatia sociale della popolazione, che peso ha il clima. Poi le sorprese ci possono essere, come Dublino in questa classifica. Io sono tra gli ideatori di un progetto di ricerca internazionale che si aggiorna annualmente e che porta alla classifica delle città del mondo con la migliore immagine, tra percezione e attrattività (non sul tema cultura che è molto più ampio). Molto importante relativamente a città che non conosci. Ai vertici per immagine ci sono New York, Parigi, Roma, le solite. Eppure, ogni anno, è Sidney a risultare la città che ha l’immagine più attrattiva al mondo. Perché gli australiani hanno ben lavorato sulla comunicazione e sul simbolo architettonico (operazione geniale) del teatro dell’opera che ormai appare in ogni immagine della città. Così come Amsterdam che ha un’intensa attività di comunicazione e un’iconografia molto forte».

Immagine di apertura: il famoso ponte Carlo di Praga, il più antico e importante della città ceca

Mario Pappagallo
Scomparso improvvisamente nel 2022, era giornalista e scrittore. Nato a Roma nel 1954, si occupava di informazione medico-scientifica e sanitaria dal 1976. Ha legato gran parte della sua carriera al "Corriere della Sera". Negli ultimi anni dirigeva URBES, primo magazine italiano che si occupa di salute nelle città. Insieme a Umberto Veronesi, ha scritto "Una carezza per guarire" (Sperling & Kupfer 2004), "Le donne vogliono sapere" (Sperling & Kupfer 2006), "L’eredità di Eva" (Sperling & Kupfer 2014), "Verso la scelta vegetariana" (Giunti 2011), "I segreti di lunga vita" (Giunti 2013), "Ascoltare è la prima cura" (Sperling & Kupfer 2016). Suoi anche "L’Artusi vegetariano "(TAM editore, 2016) e "L’orto di Michelle" (Universo Editoriale, 2017) scritto con Federico Serra. L'ultimo, “Il genio in cucina” (Giunti editore, 2019)

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