Milano 23 Settembre 2020

La corsa al vaccino contro il Covid-19 è deragliata dai binari scientifici, e sicuramente economici, per assumere i connotati di una battaglia politica. Nazionale come negli Stati Uniti, internazionale come ai tempi della Guerra Fredda, della corsa allo spazio, dello sbarco sulla Luna. E questo comporta seri rischi per la salute delle popolazioni, che da una parte aspettano un vaccino per poter mettere una pietra sopra alla pandemia, dall’altra rischiano di essere “cavie” di vaccini approvati in fretta, non ben sperimentati. Vittime di vaccini politici.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità cerca di mettere un freno, prevedendo, scientificamente e saggiamente, che programmi di vaccinazioni di massa contro il Coronavirus non potranno avere inizio prima della metà del 2021. Questa è la stima della portavoce dell’agenzia Onu, Margaret Harris. Ma non è la strada seguita dagli Stati Uniti (peraltro in piena rottura con l’Oms), dove il presidente Donald Trump ha chiesto ai governatori degli Stati americani di tenersi pronti per una distribuzione del vaccino già a partire dal primo novembre.
Attualmente, secondo i dati del Milken Institute di Pasadena, sono almeno 210 i candidati vaccini in fase di sviluppo. Tra questi, almeno trenta ai test clinici e sei già alla fase 3 di sperimentazione. Tra questi vanno contati anche i vaccini sviluppati in Cina che, autorizzati per un uso speciale nel Paese, continuano a essere sottoposti a sperimentazione all’estero, per esempio negli Emirati Arabi.

Il Presidente Vladimir Putin. Fa discutere il suo ottimismo sul vaccino russo, che ha fatto somministrare anche alla figlia (foto di Victoria Brorodinova)

Ed eccoci alla geopolitica. Il vaccino russo, orgoglio di Putin che ha sottolineato come sia il primo vaccino autorizzato (dalla Russia, però, e in queste ore dall’India), del quale molti hanno dubitato ma la cui scientificità è stata verificata da uno studio pubblicato dalla rivista Lancet. La figlia di Putin ne è stata una delle prime “cavie”, è stato offerto in dono al Berlusconi malato e ora è moneta per “comprare” l’agitata Bielorussia. Poi c’è la Cina che sta completando la fase 3 della sperimentazione sia in India sia in Africa.  Il Sudafrica e il Brasile sono collegati per la fase 3 al vaccino di Oxford che è anche italiano e al vaccino italiano dello Spallanzani che interessa il Messico, ma è ancora nella fase 1. Intanto Trump si gioca il vaccino come carta elettorale, ma per riuscire ad averlo pronto come lui ha detto, deve far saltare le regole per l’approvazione in sicurezza. Ha fatto sapere: «Probabilmente avremo il vaccino durante il mese di ottobre. Ho parlato con Pfizer che sta facendo grandi progressi». Poi ha il vaccino del tutto innovativo concettualmente, messo a punto da Moderna.

Non mancano le voci contrarie. Si teme una possibile autorizzazione anticipata alla distribuzione di vaccini ancora in fase di sperimentazione. Anche se le case farmaceutiche impegnate nei vaccini dovrebbero chiedere l’autorizzazione a metterli in commercio solo dopo avere completato i test sulla sicurezza, come scrive il Wall Street Journal citando la bozza di un impegno congiunto che i produttori, tra i quali Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson, GlaxoSmithKline e Sanofi, si appresterebbero a rendere pubblico. Il dibattito è acceso anche in Italia. Da una parte c’è la necessità di avere un vaccino, ma c’è il pericolo di affrettare i tempi. «Non fare la fase tre significa far accedere al mercato un prodotto che può essere pericoloso e che può non creare l’immunità sufficiente: è sbagliato e pericoloso», commenta Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute Speranza.

La messa a punto di un vaccino contro il Coronavirus è diventata una corsa che ormai riguarda tutto il mondo e coinvolge le più importanti case farmaceutiche (foto di Alexandra Koch)

Comunque, i primi 2-3 milioni di dosi del vaccino anti Covid Oxford-IrbmAstraZeneca dovrebbero arrivare all’Italia entro la fine di novembre se la sperimentazione in corso procederà positivamente, dopo la sospensione temporanea a causa di una reazione sospetta su un volontario poi dimostratasi non legata al vaccino. Al momento chi è in fase 3 di sperimentazione, quella praticamente definitiva che precede la messa in commercio? Lo ChAdOx-s, sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto da Astrazeneca, l’Ad5-nCov della cinese CanSino in collaborazione con il Beijing Institute of Biotechnology, il BNT162 di BioNTech/Pfizer e il vaccino mRNA-1273 di Moderna sviluppato con i National Institutes of Health, l’ente americano di finanziamento pubblico alla ricerca. A questi si aggiunge la formulazione progettata in Russia dal Gamaleya Research Institute.
Due dei vaccini più avanzati, quello di Moderna e quello di BioNTech/Pfizer, si basano su Rna (l’acido nucleico che trasporta le informazioni genetiche) contenente il gene della proteina Spike che si trova sulla superficie del Coronavirus. L’Università di Oxford ha invece puntato su vettori virali derivati da Adenovirus di scimpanzé, approccio adottato anche dall’azienda cinese CanSino e dall’Istituto Gamaleya di Mosca che utilizzano, però, Adenovirus umani. Quando lo avremo? Nella migliore delle ipotesi, entro la prossima estate. Ma potrebbe anche essere entro la fine del 2021.

Nato a Roma, giornalista e scrittore. Si occupa di informazione medico-scientifica e sanitaria dal 1976. Ha legato gran parte della sua carriera al "Corriere della Sera". Oggi dirige URBES, primo magazine italiano che si occupa di salute nelle città. Insieme a Umberto Veronesi, ha scritto "Una carezza per guarire" (Sperling & Kupfer 2004), "Le donne vogliono sapere" (Sperling & Kupfer 2006), "L’eredità di Eva" (Sperling & Kupfer 2013), "Verso la scelta vegetariana" (Giunti 2011), "I segreti di lunga vita" (Giunti 2013), "Ascoltare è la prima cura" (Sperling & Kupfer 2016). Suo anche "L’Artusi vegetariano "(TAM editore, 2016) e "L’orto di Michelle" (Universo Editoriale, 2017) scritto con Federico Serra. L'ultimo, “Il genio in cucina” (Giunti editore, 2019)

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