Milano 27 Luglio 2022

C’è un po’ di tutto dietro il linguaggio degli operatori di Borsa: tecnicismi, scaramanzia, proverbi. E poi tantissimi termini in inglese, a riprova che le capitali mondiali della finanza sono da sempre Londra e New York. Ecco un sintetico dizionarietto delle espressioni più ricorrenti e in molti casi meno note ai non addetti ai lavori.

Acquisti e vendite al meglio. Attenzione a questa formula, che spesso trae in inganno i risparmiatori. Comprare e vendere un titolo al meglio significa infatti “a qualunque prezzo” e non, come si potrebbe pensare, alle migliori condizioni.

Benchmark. Letteralmente si potrebbe tradurre in punto di riferimento. E anche in finanza il significato è proprio quello: un titolo particolarmente performante o un fondo d’investimento da prendere ad esempio cercando di imitarne i risultati.

Blue-chips. Si chiamano così i titoli più importanti del listino azionario. I criteri per stabilirlo sono le dimensioni della società e la capitalizzazione (prezzo dell’azione moltiplicato per il numero delle azioni stesse). Il termine deriva dal gioco del poker e dalla roulette, dove la fiche blu vale più delle altre.

Flottante. Rappresenta la quantità di azioni di una società che circolano liberamente sul mercato.

Giardinetto. La composizione del portafoglio di chi investe in Borsa, che deve comprendere numerosi titoli, anche con caratteristiche diverse, in modo tale che nel lungo periodo le plusvalenze e le minusvalenze possano compensarsi.

Hedge fund. Particolare categoria di fondi comuni di investimento orientata a raccogliere capitali presso gruppi relativamente ristretti di sottoscrittori con elevate capacità finanziarie, che possono permettersi di destinare importanti risorse a investimenti ad alto rischio.

Junk bond. Le obbligazioni spazzatura. Sono i titoli obbligazionari emessi da società ad alto rischio di insolvenza e per questo offrono cedole superiori alla media. Hanno un rating inferiore a Baa (per Moody’s) oppure BBB (per Standard and Poor’s) e vengono classificate come speculative grade bond (obbligazioni speculative).

Mosconata. Operazione speculativa che consiste nel comprare e vendere un titolo in tempi brevissimi per lucrare sulla differenza di prezzo.

Orso e toro. Un mercato in calo viene definito orso (animale che guarda sempre in basso; al contrario, quello in rialzo si identifica nel toro, l’animale raffigurato nella statua che si trova a Wall Street davanti alla sede della Borsa americana.

Parco buoi. In origine, quando le contrattazioni di Borsa si svolgevano fisicamente nel co-siddetto “salone delle grida”, la definizione si riferiva alla zona riservata al pubblico. L’area, ben delimitata e non sempre vista di buon occhio dagli operatori professionali, era popolata normalmente da risparmiatori poco esperti che cercavano di cogliere le tendenze del mercato, accodandosi ad ogni tendenza. Pertanto, il parco buoi ha lungamente identificato un pubblico indistinto di risparmiatori un po’ sprovveduti (da qui il senso vagamente dispregiativo del termine) e destinati a diventare vittime della speculazione professionale.

Sell in may and go away. Il mese di maggio è, secondo una tradizione ricordata spesso dagli operatori (per la verità non sempre rispettata), il mese del ribasso. Il proverbio, dunque, ricorda di “vendere a maggio e andare lontano”. Sottinteso: in attesa di ritornare a comprare il mese successivo.

Short selling. La vendita allo scoperto da parte di chi punta su un ribasso delle quotazioni. Si vende cioè una quantità di titoli senza possederli (è possibile farseli prestare, pagando un affitto) per poi ricomprarli a un prezzo inferiore, pareggiando la posizione e lucrando sulla differenza, diminuita ovviamente di quanto si è speso per l’affitto dei titoli.

Take over. Prendere il controllo di una società quotata, che spesso può avvenire attraverso il lancio di un’Opa (offerta pubblica di acquisto).

Venerdì delle tre (quattro) streghe. Il terzo venerdì dell’ultimo mese di ogni trimestre, giorno in cui scadono simultaneamente i cosiddetti strumenti derivati, che sono i futures sugli indici azionari e le opzioni sugli indici azionari e sulle azioni, determinando un’altissima volatilità sui mercati finanziari. Dal 2002, a queste tre scadenze tecniche si è affiancata anche quella dei futures sulle azioni, facendo diventare così le streghe da tre a quattro.

Volatilità. Si potrebbe definire la distanza in percentuale dai suoi valori medi del prezzo di un’azione. Per esempio, se un titolo ha registrato una volatilità del 10% in un dato periodo significa che il valore di quel titolo si è discostato in media del 10% dal suo prezzo medio.

Immagine di apertura: foto Clker-Free-Vector-Images

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui