Monza 27 luglio 2026

Il “prendersi cura”, non il “curare” è l’elemento portante che fa la differenza in Medicina. È un po’ come per i bambini che non sanno cosa sia bene per loro e si devono affidare ad adulti attenti, consapevoli, amorevoli e responsabili che dovrebbero scegliere il meglio per loro. Quindi, per i pazienti il Sistema Sanitario dovrebbe intervenire nel momento del bisogno e lo fa nei termini in cui può contare ancora su medici ed infermieri capaci di fare il loro lavoro. Ma per quanto ancora? Visto che la coperta è sempre più corta e gli investimenti si fanno sul mattone, per poi redistribuire le risorse per le cure in modi discutibili (vedi case di comunità), adesso vengono prese in considerazione azioni sulle liste di attesa.

Un’immagine ormai frequente: le file per prenotare un esame con il Servizio Sanitario (fonte: unione nazionale consumatori Umbria)

Sono convinto che i grandi responsabili della situazione cui siamo arrivati nel Sistema Sanitario Nazionale siano la mancanza di cultura medica del comparto politico e la non volontà di investire sul personale sanitario, vero responsabile delle cure. Avere ospedali belli e moderni senza il personale adeguato che li faccia funzionare, è inutile ed avere liste di attesa che non rispettano le reali esigenze cliniche dei pazienti è da Terzo Mondo. Mi è capitato di incrociare un paziente in una sala di attesa, operato a febbraio che ha trovato posto per una tac post-operatoria a luglio! Il Sistema Sanitario Nazionale dovrebbe fare come il “buon padre di famiglia” e prendersi cura degli assistiti nel loro momento di bisogno, quantomeno a livello organizzativo e assistenziale, sgravandoli da tempi di attesa assurdi. La malattia è già uno stato grave con cui fare i conti, medici ed infermieri si prendono cura come riescono con quanto viene messo loro a disposizione e lo Stato dovrebbe intervenire per garantire che questo avvenga nel migliore dei modi possibili.
La legge sulle liste di attesa ha due anni (legge 107 del 29 luglio 2024) e la novità apportata di maggior rilievo (manageriale e organizzativo) in questo tempo è stata l’introduzione di una Piattaforma Nazionale sulle Liste di attesa, che è un portale statistico per confrontare i dati che mensilmente vengono inviati dalle regioni ad Agenas (l’ente pubblico di supporto tecnico alle politiche dei servizi sanitari attuate dal governo e dalla Regioni) che li inserisce.

La quattro categorie previste per l’attesa, urgente, breve, differibile e programmabile (fonte: Quotidiano Nazionale)

Viene riportato da una ricerca fatta da Salutequita.it, ripresa anche da Il Sole24ore che i dati per il rispetto alla prescrizione delle classi di priorità U, B, D e P (rispettivamente Urgente 72 ore, Breve 10 giorni, Differibile 30 giorni per le visite e 60 per gli esami e Programmabile 120 giorni) ed i servizi erogati sono lontani dall’essere soddisfatti e soltanto l’11,6 per cento dei cittadini vede rispettato il proprio diritto alla salute. Dai dati registrati da gennaio a maggio 2026, pare che solo due regioni ad oggi siano in regola con la soglia di garanzia fissata al 90 per cento. Ma i dati raccolti in questa neonata piattaforma informatica fanno capo a 55 prestazioni di specialistica ambulatoriale su 2108, il 2,6 per cento circa, il che rende decisamente parziale l’uso di questo sistema per analizzare la situazione reale.
Come se questa precisazione non bastasse, ci si può collegare a questa piattaforma accessibile dal sito AGENAS e si può leggere che in Calabria, sia per le prime visite che per gli esami diagnostici, i servizi sono erogati con una puntualità del 100 per cento rispetto al tipo di urgenza indicato nella prescrizione. Allora ti sorge un dubbio spontaneo sulla veridicità di tutto questo sistemone.

Il nuovo piano nazionale di governo delle liste di attesa obbliga i medici di famiglia e specificare il quesito diagnostico per cui si richiede un certo esame (foto: Medicina Democratica)

Comunque, le ulteriori nuove regole appena approvate a giugno dalla conferenza Stato-Regioni parlano di una stretta ulteriore sulle prescrizioni passando da una logica basata sull’offerta ad una basata sulla domanda: il nuovo piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2026-2028 prevede che venga applicata una limitazione sulle prescrizioni per evitare esami inutili, agendo sulla appropriatezza prescrittiva da parte dei medici di medicina generale con l’obbligo di specificare il quesito diagnostico. Inoltre, è previsto il monitoraggio totale delle agende di prenotazione, facendo confluire in un’unica agenda del CUP (Centro Unico di Prenotazione) tutte le prestazioni erogabili, comprese le private accreditate e l’intramoenia. È inserita nel testo una parte, seppur indicativa, dedicata a percorsi di tutela per i cittadini; invece, per chi non si presenta senza disdire la prestazione entro due giorni lavorativi, è prevista la quota di partecipazione al suo costo con il pagamento del ticket. Concordo che non sia educato non disdire un appuntamento, ma è anche vero che se viene prenotato un esame per l’anno successivo, il paziente si attiva con canali alternativi, se può permetterselo.

Nonostante il tema delle liste di attesa sia una materia molto complessa, a me sembra che il problema più sentito dalle politiche sanitarie sia il controllo, non l’impegno di far funzionare una Sanità che per troppi versi è al collasso, con il personale che fugge e i malati che devono sperare di avere fortuna per accedere al miglior percorso. “Il prendersi cura” nei modi e nei tempi appropriati e la formazione dei giovani medici di domani non vengono altrettanto controllati dagli organi di governo e nessuna azione apprezzabile in termini pratici è stata approntata per invertire in qualche modo il declino del Sistema Sanitario.

Immagine di apertura: fonte: Il Caffé di Roma

° Ha collaborato Sabrina Sperotto

Ettore Vitali
Classe 1952, monzese, cardiochirurgo emerito, ha diretto per molti anni il Centro di Cardiologia e Cardiochirurgia De Gasperis di Milano all'ospedale Niguarda. È stato presidente dei cardiochirurghi italiani e si è sempre occupato di trapianto cardiaco, di chirurgia dell’insufficienza cardiaca, valvolare, dell’aorta, coronarica, mini invasiva ed in particolare, ha acquisito un'esperienza più che trentennale nell’ assistenza meccanica al circolo (Cuore artificiale). Ha eseguito oltre 2000 interventi e 300 trapianti di cuore. È membro di diverse società scientifiche come l’International Society for Heart and Lungs Transplantation, la Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare ed ha partecipato alla commissione “Audit and Guidelines” della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica. .È stato direttore di dipartimento e responsabile della definizione delle linee guida e dei protocolli diagnostici e terapeutici cardiochirurgici, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle iniziative di innovazione clinica delle Unità Operative di Cardiochirurgia degli Ospedali Humanitas in Lombardia fino alla fine del 2014. È autore di oltre 300 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste nazionali ed internazionali. Ha sviluppato insieme a Sabrina Sperotto, il progetto di educazione medico-culturale “HE-ART & Science” per gli istituti scolastici.

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