Firenze 27 Marzo 2023

Fin dal Medioevo, l’uovo, simbolo di vita, di rinascita e risurrezione, è il protagonista a Pasqua, bollito e, nella tradizione cattolica, colorato e benedetto in chiesa.

L’uovo con gallina che Fabergé realizzò nel 1885 per lo Zar Alessandro III che ne fece dono alla Zarina a Pasqua. L’uovo, in oro e smalto bianco, contiene un tuorlo d’oro che aprendosi rivela una gallinella in oro e rubini (Museo Fabergé, San Pietroburgo)

Dobbiamo, poi, a Luigi XIV, nel XVII secolo, il primo uovo di cioccolato commissionato al cuoco di corte David Chaillou (non a caso svizzero) che usò un macchinario da lui inventato per dare all’impasto la consistenza necessaria a conferire la forma giusta. Impresa non facile che, una volta perfezionata, divenne popolare in tutta l’Europa e nell’Ottocento l’inglese John Cadbury  vi aggiunse la sorpresa all’interno. Ma c’è chi ricorda come già nel Settecento dalle parti di Torino ci fosse l’usanza di inserire un piccolo dono dentro le uova di cioccolato. Comunque l’uovo di Pasqua con sorpresa più famoso del mondo è quello del gioielliere russo Peter Karl Fabergé (1846/1920) che nel 1885 fu incaricato dallo Zar Alessandro III di creare un uovo speciale da regalare alla Zarina Marija Fedorovna in occasione della Pasqua. Il gioielliere realizzò il famoso uovo con gallina, ora conservato al Museo Fabergé di San Pietroburgo. Al suo interno c’è un tuorlo d’oro che si apre in due semisfere: una ha il bordo d’oro punteggiato per simulare la paglia di un nido e contiene una gallina d’oro cesellata finemente, con le piume d’oro giallo e bianco, la testa e le zampe d’oro, gli occhi di rubino. A sua volta, la gallina conteneva una minuscola corona d’oro e diamanti con un ciondolo di rubino, purtroppo andata perduta.

L’uovo di Pasqua regalato da Alessandro III alla Zarina in occasione della Pasqua del 1891 in oro, diamanti, rubini, acquamarina. il guscio è ricavato da un blocco unico di eliotropo. La sorpresa è la replica in miniatura dell’incrociatore Pamjat’Azova in oro rosso e giallo e diamanti (Palazzo dell’Ameria, Mosca)

Visto il grande successo del gioiello, da allora – era il 1885 – al 1916 furono create 52 uova di Pasqua gioiello per gli Zar, ma ne sono rimaste solo 45, in buona parte conservate al Palazzo dell’Armeria del Cremlino a Mosca, altre in vari musei, altre ancora in collezioni private. Nove uova che erano “volate” all’estero sono oggi esposte al museo Fabergé di San Pietroburgo inaugurato nel 2013 grazie al “mecenate” Viktor Veskselberg (l’oligarca dell’alluminio) che le ha acquistate negli Stati Uniti, con l’intento di riportare in Russia le opere artistiche fuoriuscite dal Paese.

L’uovo del tricentenario dei Romanov che lo Zar Nicola II regalò alla Zarina Alessandra per la Pasqua del 1913. E’ in oro, argento, diamanti, cristallo di rocca e smalto (Palazzo dell’Armeria, Mosca)

In effetti si tratta di veri gioielli di oreficeria (richiedevano un anno di lavoro), realizzati con materiali pregiati e rivestiti con smalti colorati, pietre preziose, decorati in stile rococò o Art Noveau. Contengono come sorpresa al loro interno orologi, giocattoli, vascelli, piccoli ritratti, palazzi e treni in miniatura, gioielli e hanno guarnizioni e piedistalli più o meno elaborati. Le uova di Fabergé hanno un valore quasi inestimabile; basti pensare che l’uovo dell’incoronazione che Nicola II donò alla Zarina Alessandra nel 1897 è stato recentemente stimato 24 milioni di dollari. Fra i fortunati  collezionisti privati che ne possiedono uno c’è Alberto II di Monaco e c’era anche la Regina Elisabetta.
Dalle raffinatezze degli ultimi Zar, ad una, altrettanto fastosa tradizione popolare che coinvolge un paese dell’entroterra agrigentino, San Biagio Platani in Sicilia. È la religiosa, artistica e popolare tradizione delle Architetture di Pane, o Archi di Pasqua. Usando come scenario le strade del paese, vengono costruiti archi enormi impreziositi da decorazioni, in modo che tali strutture ricordino le navate di una chiesa. Questa tradizione è nata all’inizio del dominio spagnolo del Regno di Sicilia (che cominciò nel 1516, con l’ascesa al trono di Spagna di Carlo V d’Asburgo e finì nel 1713 con il Trattato di Utrecht), per accogliere con tutti gli onori l’arrivo delle autorità spagnole. Il problema era che all’epoca San Biagio Platani era molto povero e gli abitanti non disponevano delle risorse necessarie alla realizzazione di queste opere e così iniziarono a costruire le enormi strutture di archi, alti anche più di dieci metri, usando materiali gratuiti, facilmente reperibili sul territorio.

I mastodontici archi di pane, che arrivano anche a dieci metri, eretti in occasione della Pasqua a San Biagio Platani, un paese dell’agrigentino

Essenzialmente pane, ma anche rosmarino, alloro, cereali, legumi, datteri, asparagi, rami di palma o agave, eseguendo addobbi decoratissimi, ricchi di simbologie, arrivando a creare vere opere d’arte fatte con grande abilità e creatività. Gli organizzatori della manifestazione erano, e sono tuttora, la Confraternita del SS. Sacramento, detta Madunnara (devoti alla Madonna) e la Confraternita del SS. Rosario, o Signurara (devoti a Cristo Risorto). Di generazione in generazione, questa festa celebra il giorno di Pasqua, ma anche la primavera che, in tutta la Valle dei Sicani, offre con generosità frutti e profumi della terra.

Infine, una curiosità pasquale, la madonna di Scicli. Scicli è un bel paese del ragusano il cui nome probabilmente deriva da ‘Siculi’ popolo che abitò la Sicilia circa tremila anni fa. E si trova proprio a Scicli gran parte di Vigata, il nome di fantasia del paese noto a molti per essere il luogo dove è stata girata la fortunata serie televisiva Il commissario Montalbano, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Scicli ospita il Commissariato di Vigata della fiction e le avventure del famoso poliziotto.

La statua in cartapesta e legno della Madonna delle Milizie, realizzata nel 1700, nella Chiesa di Sant’Ignazio a Scicli

Entrando in Sant’Ignazio, la barocca Chiesa Madre di Scicli, ci si imbatte in una particolarità inaspettata e poco conosciuta: la grande statua in cartapesta e legno della Madonna delle Milizie o Madonna Guerriera, che rappresenta la dura lotta dei paesani contro i Saraceni. Uno dei rarissimi esempi di Madonna armata, forse l’unico, e a cavallo. Lei è incoronata, in sella ad un cavallo bianco ed impugna una spada sguainata in difesa del suo popolo dai Saraceni, due dei quali sono a terra calpestati dal suo cavallo. Con lo stesso soggetto e nella stessa chiesa c’è anche un grande dipinto del 1866 di Francesco Pascucci che la rappresenta.
Che cosa c’entra la Madonna delle Milizie con la Pasqua?  Per ricordare l’avvenimento e “il miracolo”, nel 1736 la Sacra Congregazione dei Riti decise che la festa di Maria Santissima delle Milizie dovesse essere celebrata il Sabato prima della domenica di Passione o delle Palme, ovvero 15 giorni prima della Pasqua cristiana.

Il dipinto che raffigura la Madonna delle Milizie, opera ottocentesca di Francesco Pascucci, conservato nella chiesa di Sant’Egidio a Scicli

Come testimonia questo documento: «La Congregazione dei Riti per la recita dell’Ufficio e della Messa, come sotto, nel Sabato prima della Domenica di Passione di qualsivoglia anno da parte del Clero della Città di Scicli in memoria della Santissima Vergine denominata della Milizia o delle Milizie, volgarmente delli milici, dato a Roma il giorno 10 marzo 1736, presentato ed eseguito a Palermo il giorno 5 Marzo 1737, a Siracusa il 18 Dicembre 1737 e a Scicli il 30 dello stesso mese e anno. (La Chiesa) […..] ogni anno il Sabato prima della Domenica di Passione si celebra con solenne magnificenza e devozione di popolo la festa di Santa Maria Militum volgarmente delle Milizie […..] Addì 10 Marzo 1736 A.F.Zondari P.Prefetto».

Immagine di apertura: L’uovo di Pasqua con il Palazzo di Alessandro che lo Zar Nicola II donò alla Zarina Alessandra in occasione della Pasqua del 1908 in oro multicolore, argento, diamanti, smalto verde e acquerello su avorio. Al suo interno la riproduzione in miniatura del Palazzo di Alessandro in oro, argento, cristallo di rocca, smalto verde (Palazzo dell’Armeria, Mosca)

Toscana, ha vissuto l’infanzia a Siena per poi studiare lingue a Firenze e conseguire il diploma in Langue et Civilisation Françaises Université de Grénoble. Pittrice, ha esposto le sue opere a Villa Bottini a Lucca nel 2005 (personale), alle Terme Tamerici e alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme (dove vive) nel 2006, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta nel 2007. Si interessa ad ogni forma d’arte, specialmente se insolita o curiosa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.