Monza, 27 febbraio 2026

Fiction significa “narrazione di eventi di fantasia” e di questo si tratta nella serie Cuori, ambientata a Torino all’ospedale Le Molinette. Bravi gli attori con intrecci amorosi avvincenti ed emozioni legate al lavoro ospedaliero, in parte ispirati a medici veramente esistiti, come il primario Achille Mario Dogliotti (1897-1966), il professor Corvara nella fiction interpretato da Daniele Pecci, e il dottor Angelo Actis Dato (1923-2012), il dottor Ferraris della trasposizione televisiva, ovvero l’attore Matteo Martari. La dottoressa Brunello (Pilar Fogliati) è ispirata alla cardiologa Helen B. Taussig (1898-1986), nota per il suo lavoro con i cardiochirurghi. La ricostruzione della società, con auto, vestiti d’epoca e modi di porsi dei personaggi è davvero apprezzabile. Avendo conservato varie attrezzature scientifiche, Guglielmo Actis Dato, cardiochirurgo figlio di Angelo, ha contribuito alla riuscita della ricostruzione storica.

L’ospedale “Le Molinette” di Torino dove è ambientata la fiction “Cuori” (foto di Bruna Biamino)

Bisogna però fare chiarezza: la storia per la cura del cuore in Italia non è avvenuta solo a Torino! Abbiamo anche organizzato una mostra scientifica nel 2008 quando ero Presidente della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca “Il contributo italiano alla medicina cardiovascolare ed alla cardiochirurgia”, in occasione del congresso nazionale a Roma.
La chirurgia cardiaca è una materia multidisciplinare complessa e pionieri coraggiosi tentavano procedure e inventavano macchine che, pur brevettate, non avevano seguito nell’applicazione clinica. Per questo il racconto appropriato ed intellettualmente onesto è difficile. In Cuori finzione e realtà si mescolano in modo sibillino: l’inconveniente è il riferimento ad una struttura esistente. Serie americane come Dr. House, Grey’s Anatomy o altre italiane, come Doc, nelle tue mani, raccontano fatti verosimili o ispirati a storie vere, tenendo a distanza realtà o luoghi riconoscibili.

Il chirurgo americano John Gibbon con la prima macchina cuore-polmoni con cui fece i primi interventi a cuore aperto a metà degli anni Cinquanta (fonte: storiadellamedicina.net)

Torino non era nemmeno tra i primi centri trapianti autorizzati in Italia nel 1985 e negli anni Settanta il trapianto era considerato quasi un “omicidio” a causa del rigetto incontrollabile senza ciclosporina, il farmaco immunosoppressivo che ne ha poi modificato la storia. Invece ci sono articoli con notizie spacciate per vere, ad esempio, che a Torino nel 1951 sia stato eseguito il primo intervento a cuore aperto, addirittura al mondo. Questo è falso per due motivi: la pompa che permette la circolazione extracorporea per gli interventi a cuore aperto (macchina cuore-polmoni), fu messa a punto negli Stati Uniti intorno al 1955. Il secondo, perché la prima pompa in Italia del tipo a dita e con l’ossigenatore Lillehei – De Wall arrivò a Milano nel 1956.

Fu in quell’anno che Angelo De Gasperis (1910-1962) all’ospedale Niguarda eseguì il primo intervento in Italia a cuore aperto per suturare un’apertura nella parete che separa i ventricoli del cuore ad una bambina di 18 mesi. Era necessario avere il cuore a vista, fermo ed esangue per poter intervenire. La macchina fu acquistata in America, portata a Milano grazie al lavoro di una grande imprenditrice, Piera Santambrogio, e pagata 12 milioni di Lire donati da un notaio a cui De Gasperis salvò la figlia.

La pompa del tipo a dita arrivata in Italia nel 1956 (fonte: Lombardia, Beni Culturali)

Così nel 1956 venne istituita la prima Divisione di chirurgia cardio-toracica, dove iniziò l’era del “cuore aperto” in Italia. De Gasperis nel ’47 e ’48 studiò a Stoccolma ed in America per prepararsi alla chirurgia del cuore. Alla divisione Pizzamiglio di Niguarda iniziò la chirurgia cardiaca a cuore chiuso per diverse cardiopatie congenite ed acquisite con tecniche come la commissurotomia (tecnica riuscita a Bailey nel ‘48) per riaprire le stenosi mitraliche. Fece il primo intervento nel 1951 entrando nel cuore con un dito per allargare i lembi fusi insieme delle valvole.

Una bella immagine del professor Angelo De Gasperis (1910-1962), uno dei pionieri della cardiochirurgia: nel 1956 realizzò il primo intervento in circolazione extracorporea in Italia su una bambina di appena 18 mesi

Piemontese, alto, distino, audace e critico De Gasperis era chiamato “grande coltello” per la capacità chirurgica da un lato e per il suo verbo tagliente verso i baroni cattedratici dall’altro. Altrettanto grandi erano la sua sensibilità umana, la dedizione ai malati senza risparmio e l’entusiasmo nel formare la sua equipe. La casistica era ampia con pacemaker e cateterismi per studiare i malati e fu premiato per gli interventi in ipotermia moderata e profonda, tecnica utilizzata a Milano, Londra e Parigi. Gli fu conferita la medaglia d’argento al valor civile per le sue esemplari virtù umane. Durante la sua breve vita pose le basi culturali per una scuola di chirurgia d’avanguardia, unendo la chirurgia alla diagnostica cardiologica con Fausto Rovelli (1918-2021). Renato Donatelli (1927-1969), suo aiuto, di uguale spessore e capacità, gli successe alla guida della chirurgia cardiaca, non senza una vera guerra per la successione aperta proprio dai baroni piemontesi che volevano prendere il controllo del reparto.

Renato Donatelli in uno scatto del 1963. Fu lui a portare dall’America la prima valvola cardiaca Starr-Edwards impiantata quello stesso anno

Furono gli imprenditori milanesi ad imporsi e nacque il Centro De Gasperis dove avvenne la vera rivoluzione italiana nella cura per le malattie del cuore, da un punto di vista scientifico, tecnico, organizzativo e culturale. Nel 1967 organizzarono il primo congresso annuale del Centro De Gasperis che, ancora oggi, è un appuntamento di grande cultura. Il reparto di cardiochirurgia era arrivato a 25-30 interventi alla settimana di cui 15 in circolazione extracorporea ma Donatelli, per salvare gli altri, non si curò una brutta epatite e morì nel 1969. Prevedendo il secondo assalto piemontese, per guidare la cardiochirurgia fu proposto all’unanimità il giovane aiuto Alessandro Pellegrini (1932-2007), il mio maestro, che in tutto rappresentava la stessa cultura e capacità dei suoi predecessori, la cui storia e traguardi medico-scientifici sono noti a tutti. Io ho iniziato con lui a Niguarda nel 1976 ed ho vissuto in prima persona l’epoca del trapianto di cuore e delle innovazioni riportate nella fiction ed ho diretto la cardiochirurgia dal 1999 al 2007 ed il Dipartimento cardiovascolare De Gasperis.

Al centro, il professor Alessandro Pellegrini all’Ospedale Niguarda di Milano in uno scatto del 1987, a destra Ettore Vitali

In relazione al cuore artificiale e delle assistenze al ventricolo, in base alla mia esperienza, posso dirvi con certezza che le macchine di Torino non hanno avuto alcun seguito clinico. Se in Cuori avessero preso in considerazione i traguardi italiani con una visione più veritiera, poteva essere un’occasione per ritrovare la cultura di questa materia preziosa che ha salvato tante vite. Il settore è in crisi perché scarseggiano maestri, personale preparato, scuole mediche, spirito di appartenenza, crescita clinica e culturale e stipendi onorevoli. Così succede che un cuore da trapiantare finisca nel ghiaccio secco ed un bambino, per una catena di errori gravissimi, perda la possibilità di vivere.

Immagine di apertura: i tre protagonisti della fortunata serie televisiva Cuori: da sinistra, Matteo Martani (il dottor Ferraris), Pilar Fogliati (la dottoressa Brunello), Daniele Pecci (il professor Corvara)

  • Ha collaborato Sabrina Sperotto
Ettore Vitali
Classe 1952, monzese, cardiochirurgo emerito, ha diretto per molti anni il Centro di Cardiologia e Cardiochirurgia De Gasperis di Milano all'ospedale Niguarda. È stato presidente dei cardiochirurghi italiani e si è sempre occupato di trapianto cardiaco, di chirurgia dell’insufficienza cardiaca, valvolare, dell’aorta, coronarica, mini invasiva ed in particolare, ha acquisito un'esperienza più che trentennale nell’ assistenza meccanica al circolo (Cuore artificiale). Ha eseguito oltre 2000 interventi e 300 trapianti di cuore. È membro di diverse società scientifiche come l’International Society for Heart and Lungs Transplantation, la Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare ed ha partecipato alla commissione “Audit and Guidelines” della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica. .È stato direttore di dipartimento e responsabile della definizione delle linee guida e dei protocolli diagnostici e terapeutici cardiochirurgici, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle iniziative di innovazione clinica delle Unità Operative di Cardiochirurgia degli Ospedali Humanitas in Lombardia fino alla fine del 2014. È autore di oltre 300 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste nazionali ed internazionali. Ha sviluppato insieme a Sabrina Sperotto, il progetto di educazione medico-culturale “HE-ART & Science” per gli istituti scolastici.

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