Monza, 27 Novembre 2024

Da vecchio cardiochirurgo mi viene in mente quando per “digitale” si intendeva una tecnica chirurgica storica, inventata da Charles Bailey nel 1948 a Philadelphia, digitale appunto perché si usava il dito per liberare le calcificazioni dalla valvola mitrale. Ora è tutt’un altro significato che di certo non ci libera, anzi ci incatena ad un mondo sempre meno a misura d’uomo. Verremo tra poco “liberati” anche dalla carta delle ricette “bianche”, ben diverse da quelle “rosse” che prevedono patologie già diagnosticate.

Il medico di famiglia che in studio prescrive esami e farmaci sulla ricetta bianca (quella dei medicinali che si pagano, non erogati dal Servizio Sanitario Nazionale), si profila come un’immagine del passato. D’ora in poi tutto avverrà in digitale (foto di Maximilianovich)

Dall’articolo 54, inserito nella legge di bilancio 2025, ora al vaglio della Camera, si «prevede al fine di potenziare il monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva e di garantire la completa alimentazione del FSE (fascicolo sanitario elettronico, ndr) in formato elettronico, che tutte le prescrizioni a carico del SSN (…) siano effettuate in formato elettronico». Puntualizziamo: la ricetta prevede una terapia e, in caso di esami da effettuare, un quesito diagnostico. Il pericolo è che il paziente vecchietto rischi di non sapere più il suo percorso se non è in grado con semplicità di leggere qualcosa di “materiale”. E il paziente vuole una diagnosi! Se il Sistema Sanitario Nazionale non lo assiste in questo, cercherà risposta andando a pagamento da chi non compila ricette bianche, ma spiega al paziente cos’ha, come cinquant’anni fa. Lo Stato forse spenderà meno, ma i cittadini saranno costretti a spendere di più, sia sul piano personale sia in tasse. Per le ricette rosse, questa procedura di dematerializzazione è già applicata. Ma queste ricette riguardano diagnosi e patologie note. Le ricette bianche invece riguardano la prescrizione di esami per quesiti diagnostici e soprattutto di farmaci di uso diffusissimo che non sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Sarà una valanga ingestibile di documenti che costringerà la pubblica amministrazione ad adeguare i sistemi informatici e il numero di medici che attualmente non esistono più in Italia; carenza che già limita l’assistenza perché nei paesini italiani spesso non esiste nemmeno un medico curante. Solo il sacrificio dei professionisti sopravvissuti permette di garantire le cure in più borghi.

I farmaci non “passati” dal Servizio Sanitario Nazionale che vengono prescritti su ricetta bianca sono tanti e la digitalizzazione di queste prescrizioni rischia di ingolfare i sistemi informatici (foto di Jarmoluk)

Inoltre, la quantità di tasse che il singolo cittadino dovrà pagare per adeguare il sistema, si riverserà sulle famiglie spostando le priorità di spesa e limitando ulteriormente la cultura e l’interesse per la professione medica. Del resto, le cure vengono prescritte dalla pubblicità televisiva che, come una volta facevano i medici, suggerisce terapie. Oggi vince però il profitto, non la cura. Queste nuove procedure di dematerializzazione sovraffolleranno i sistemi informatici della pubblica amministrazione potenzialmente già dall’inizio del 2025, causando disservizi che partono soprattutto dall’inadeguatezza del sistema informatico alla difficoltà per le persone anziane ad accedervi. L’ignoranza riguardo il proprio stato clinico rende i pazienti ed i parenti conflittuali con i singoli professionisti che stanno smarrendo, oltre la cultura medica, anche il buon senso clinico. Oggi il giuramento di Ippocrate non viene più letto, ma vengono consultati in continuazione avvocati e “intelligenze artificiali” per medici gettonisti di cooperative tese al guadagno e non alla guarigione dei malati.
Invece della ricetta cartacea il paziente avrà un promemoria con un Numero della Ricetta Elettronica (NRE). Questo numero verrà inviato dai medici di famiglia tramite posta elettronica o su altri canali come WhatsApp. Se la ricetta prevede farmaci, il farmacista potrà recuperare la prescrizione dal portale dove il medico ha caricato la ricetta e visualizzarla. Se la ricetta prevede altre prestazioni, il paziente dovrà prenotare telefonando al CUP o accedendo in autonomia al suo fascicolo sanitario.

Ecco come la Regione Emilia Romagna, come altre regioni, pubblicizza i vantaggi del fascicolo sanitario elettronico. Ma l’utente, per consultarlo, deve avere dimestichezza con il mondo digitale

Ma solamente i pazienti più agili a smanettare con il pc o lo smartphone sapranno accedere al fascicolo sanitario e recuperare le ricette elettroniche. Per gli over 65 anni, ovvero circa il 24 per cento della popolazione totale (fonte: Rapporto ISTAT 2023), è veramente difficile gestire gli strumenti informatici ed elettronici e io, in prima linea, mi metto tra questi. Chi si farà carico della formazione e dell’istruzione di questi 14 milioni di cittadini più in difficoltà nell’accesso ai farmaci ed esami? Inoltre, quando il sistema informatico si blocca ecco cosa succede: il paziente arriva in farmacia con il suo promemoria numerico (NRE), ma il sistema ingolfato non permette l’accesso per recuperare la prescrizione delle medicine da consegnare e il paziente non può acquistare i farmaci. Allora che cosa succederà? Lo stesso articolo 54 prevede anche una spesa per rafforzare entro il 2025 l’infrastruttura tecnologica e formare il personale medico pari a 1.379,99 milioni di euro di cui 569,6 già stanziati per progetti in essere. L’esborso per questa dematerializzazione è ingente ma rende comunque fertile il terreno per il ricorso alla sanità privata. Infatti, quando ben si è riusciti ad accedere al fascicolo sanitario elettronico con tutta la trafila della ricetta dematerializzata, molto spesso gli esami non risultano prenotabili per mancanza di posti disponibili.

La digitalizzazione può risultare ostica per molte persone sopra i 65 anni (foto di Helena Lopez)

Il metodo pare sia sempre il solito: creare un disagio e disservizio per il cittadino prima e poi, eventualmente, quando il sistema implode, si procede a mettere le pezze con “il potenziamento” affinché il sistema regga. È esattamente come aumentare gli slot per gli esami senza aumentare il personale sanitario e ricorrere ai medici gettonisti.In ultima analisi vorrei anche evidenziare che a dematerializzarsi non sono solo i documenti, ma anche il rapporto medico-paziente. Con questo ulteriore passaggio, a mio avviso, anche il lavoro del medico di medicina generale viene svilito e snaturato, con la consegna automatizzata di un numero elettronico. L’”assistito” così non lo è più; forse preferiva fare il “paziente” in fila dal medico di famiglia, per aspettare un dialogo, uno scambio umano, una spiegazione e una rassicurazione.

  • Ha collaborato Sabrina Sperotto

Immagine di apertura: foto di Coina News

Ettore Vitali
Classe 1952, monzese, cardiochirurgo emerito, ha diretto per molti anni il Centro di Cardiologia e Cardiochirurgia De Gasperis di Milano all'ospedale Niguarda. È stato presidente dei cardiochirurghi italiani e si è sempre occupato di trapianto cardiaco, di chirurgia dell’insufficienza cardiaca, valvolare, dell’aorta, coronarica, mini invasiva ed in particolare, ha acquisito un'esperienza più che trentennale nell’ assistenza meccanica al circolo (Cuore artificiale). Ha eseguito oltre 2000 interventi e 300 trapianti di cuore. È membro di diverse società scientifiche come l’International Society for Heart and Lungs Transplantation, la Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare ed ha partecipato alla commissione “Audit and Guidelines” della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica. .È stato direttore di dipartimento e responsabile della definizione delle linee guida e dei protocolli diagnostici e terapeutici cardiochirurgici, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle iniziative di innovazione clinica delle Unità Operative di Cardiochirurgia degli Ospedali Humanitas in Lombardia fino alla fine del 2014. È autore di oltre 300 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste nazionali ed internazionali. Ha sviluppato insieme a Sabrina Sperotto, il progetto di educazione medico-culturale “HE-ART & Science” per gli istituti scolastici.

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