Milano 31 Ottobre 2022

Una piccola città sul mare fondata come colonia dai Fenici (che la chiamarono Malaka da cui Malaga), poi conquistata dai cartaginesi che vi si installarono per 300 anni. Ancora visitabili sono i resti del teatro romano dovuto alla successiva dominazione (di cui vediamo reperti al museo di Palacio de Aduana); poi fu la volta dei musulmani che nel 711 invasero l’urbe, finché non arrivarono i Re cattolici di Spagna e diedero impulso alla costruzione della maestosa cattedrale Dell’Incarnazione eretta a partire dal 1528.

Il patio centrale del Museo Picasso a Malaga, sua città natale. Ospita molte opere importanti dell’artista ( fonte: finestre sull’arte)

Mentre oggi Malaga si contraddistingue per l’alta concentrazione di importanti musei. Dalla casa natale di Picasso, genius loci (di cui l’anno prossimo cadrà il cinquantenario della morte) al museo con le sue opere, e poi il museo della baronessa Carmen Thyssen dedicato all’arte spagnola del XIX secolo, e, ancora il satellite spagnolo del Centre Pompidou di Parigi il cui cubo variopinto realizzato dall’artista francese Daniel Buren è a tutti gli effetti un’opera site-specific. E, per finire, anche il CAC di arte contemporanea, oltre al Museo Russo di San Pietroburgo nella ex Tabacalera.

Pablo Picasso,”Les Tres Gracias”, 1923, olio e carboncino su tela, Malaga, Museo Picasso (fonte: finestre sull’arte)

Il Museo Picasso inaugurato nel 2003 nel Palacio Buenavista del XVI secolo, in pieno centro, nell’ex quartiere ebraico, è un piccolo gioiello la cui collezione gode di numerosi prestiti (ma anche donazioni) della Fondazione Almine e Bernard Ruiz-Picasso, come il ritratto di Paul con il cappellino bianco, il bronzo di una testa con un elmo del 1933, il dipinto La Siesta del 1932, l’opera Bodegon con minotauro y paleta del 1938, la Mujer con sombrero del 1939, l’ Hombre con sombrero de paja y cucurucho de helado del 1938, il Busto de mujer del 1943, solo per citarne alcuni, tra le centinaia di lavori qui esposti. In questo momento, il Museo Picasso di Malaga collabora con due opere della propria raccolta alla mostra Picasso /Chanel, ora in corso alla Thyssen-Bornemisza di Madrid; si tratta delle Tre Grazie, un olio e carboncino su tela raffigurante tre donne vestite con delle tuniche, e un ritratto della prima moglie Olga Kokhlova, seduta. In cambio dal museo madrileno ha ottenuto due altri dipinti, la tela dei mietitori e un’altra del combattimento di un toro.

Pablo Picasso, “Cabeza de Toro”, 1942, bronzo, Malaga, Museo Picasso (fonte: finestre sull’arte)

Nel segno di Picasso agisce anche il noto artista contemporaneo maiorchino Bernardì Roig (1965), che lo vede impegnato in tre diversi musei: la casa natale del maestro, il Centre Pompidou e la Collezione del Museo Russo (fino al 30 maggio 2023). Roig è un artista che, nella sua pratica, da sempre insiste sull’identità e sul corpo; qui egli ha voluto misurarsi con gli ultimi due autoritratti dell’artista andaluso (che il maestro fece nel giugno e luglio del 1972), con gli occhi sbarrati e svuotati tanto intensi da premonire la sua morte. Al Centre Pompidou, Roig presenta un labirinto di luce e la testa del Minotauro, un animale mitologico che tanta parte ha avuto anche nella rappresentazione erotica picassiana. Qui però Roig si riallaccia alla cultura arcaica preistorica Talayótica delle Isole Baleari, riproducendo quasi fedelmente quel Bou de Costitx, reperto archeologico risalente al V e III secolo a.C (scoperto casualmente nel 1894 nel terreno di una finca privata, in quello che era il luogo del santuario – di probabile origine semita – di Son Corró, sul’isola di Mallorca) ora al museo nazionale archeologico di Madrid e che Picasso deve aver tenuto visivamente presente quando, nel 1942, genialmente, trasformò un sellino da bicicletta e il manubrio nella testa in bronzo di un toro (scultura peraltro visibile al Museo Picasso).

Bernardì Roig, “Laberinto del Minotauro”, Centre Pompidou, Malaga

Roig, da parte sua, ingabbia qui l’animale in un “utero di luce” come dichiara lui stesso. La terza tappa del progetto dell’artista maiorchino si svolge infine al Museo Russo, dove ha realizzato un’installazione con quattro piccole danzatrici in bronzo dorato per rievocare l’influenza che il pittore Edgar Degas ebbe su Picasso che collaborò anche con la compagnia dei Ballets Russes, una frequentazione che lo portò a conoscere, e ad innamorarsi, della danzatrice Olga Kokhlova, con la quale ebbe un legame travagliato, ma che fruttò suoi bellissimi ritratti.

Immagine di apertura: Pablo Picasso, Jacqueline sentada, 1954, olio su tela, Malaga, Museo Picasso (fonte: finestre sull’arte)

Milanese, è giornalista professionista del "Corriere della Sera" da molti anni. Scrive di arte per il "Magazine 7", occupandosi di tematiche che spaziano dall'archeologia al contemporaneo. Con il filosofo francese Jean Guitton ha scritto un libro di dialoghi sul tema della religione e della contemporaneità pubblicato prima in Francia, poi in Portogallo e in Italia ("L’infinito in fondo al cuore", Mondadori, 1998). È autrice e regista di video e di documentari, andati in onda in Francia sul canale televisivo "Arte". Si ricordano in particolare i suoi filmati dedicati a Giorgio Strehler; i suoi dialoghi con il maestro sono stati raccolti nel volume "Il tempo di una vita. Conversazione con Giorgio Strehler", pubblicato dalla De Ferrari Devega. Nel 2013 ha ricevuto a Roma, dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna, il premio "Arte Sostantivo Femminile" per essersi distinta nel giornalismo d'arte. Nel corso della sua attività ha intervistato i principali protagonisti del mondo dell'arte: direttori di musei, curatori, collezionisti come François Pinault e artisti tra cui Keith Haring, Cattelan, Damien Hirst, Jeff Koons. Al museo MAMM di Mosca ha curato nel 2017 un'antologica del maestro Pino Pinelli. Collabora alla programmazione artistica di Borsa Italiana; tra le ultime mostre realizzate, quelle dedicate a Lucio Fontana (con un focus sui tessuti disegnati dall'artista) e su Gio Ponti.

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