Milano 27 Luglio 2026
Oltre un miliardo di euro in poco meno di un anno. È quanto ha guadagnato, stando alle sue stesse dichiarazioni, il presidente Usa Donald Trump operando nel mercato delle criptovalute. I suoi oppositori, in particolare i parlamentari del Partito Democratico, non hanno perso l’occasione per rivolgergli l’accusa di conflitto d’interessi, naturalmente subito respinta dallo stesso Trump. In effetti, la legge che limita l’operatività nel settore da parte non solo del presidente ma anche del suo vice, degli alti funzionari dell’amministrazione, dei membri del Congresso e delle loro famiglie, non è stata ancora approvata. Ed è proprio grazie a questo temporaneo vuoto legislativo che l’inquilino della Casa Bianca ha potuto agire indisturbato. Anzi, ha rilanciato. Tramite la sua portavoce ha voluto sottolineare che anche in questo caso «tutte le azioni del Presidente Trump e della sua amministrazione sono intraprese nel migliore interesse del popolo americano». Aggiungendo che «il mercato azionario sta salendo e tutti stanno guadagnando. Non mi occupo delle mie finanze personali, ci sono fondi che gestiscono il mio denaro. Ho guadagnato molti soldi prima di diventare presidente e ora agli stessi fondi è affidato il compito di investire i miei soldi in perfetta autonomia».

Ma se le Borse stanno vivendo, negli Stati Uniti, come nel resto del mondo, una fase decisamente positiva, il caso delle criptovalute presenta caratteristiche del tutto particolari. Il mercato dove vengono scambiate è infatti altamente speculativo e caratterizzato da un’alta volatilità. C’è insomma la possibilità che a un periodo di grande espansione possa seguirne a breve uno di forti ribassi. È necessario, perciò, riservare la massima attenzione a tutte le variabili che si possono presentare nel maneggiare questo strumento, a partire dalla scelta della piattaforma su cui operare. Che deve essere prima di tutto seria e affidabile, tenendo sempre presente che non è possibile azzerare completamente quella componente di rischio che rappresenta una caratteristica specifica dello strumento stesso. Secondo la definizione tradizionale, le cripto sono “valute digitali e decentralizzate che utilizzano la crittografia per garantire la sicurezza delle transazioni. Non sono emesse da governi o banche centrali e si basano sulla registrazione su strumenti, definiti blockchain, che censiscono i movimenti in modo trasparente”.

Non è dunque prevista alcuna autorità pubblica di tutela. Questo però non impedisce che le criptovalute possano essere considerate affidabili dal mercato, che infatti le valuta come qualunque altro asset e le scambia regolarmente e con continuità. In Italia la crescita degli scambi ha riguardato non solo il Bitcoin, che rimane a oggi la cripto per antonomasia, con il maggior numero di primati (quello non proprio positivo della volatilità prima di tutto, ma anche quelli riguardanti il volume degli scambi, la capitalizzazione totale e il prezzo). Nato nel 2008, Bitcoin domina il mercato ed è considerato una sorta di “oro digitale”. Esistono poi altre valute digitali o gruppi di esse, che potrebbero incrementare il loro valore nei prossimi mesi. Sul mercato sono presenti diverse tipologie, ognuna con specifiche caratteristiche a partire dalle Stablecoin, il cui valore è legato a una valuta tradizionale (per esempio il dollaro). Esistono da anni e molte aziende hanno creato le proprie per aprirsi al mondo degli asset digitali. Tra queste, anche banche e aziende della finanza.

La stablecoin più capitalizzata e conosciuta è Tether (USTD), che replica l’andamento di un paniere di valute composto da dollaro, euro e yuan cinese. Esistono anche stablecoin ancorate al valore dell’euro, anche se in numero minore in confronto a quelle legate al dollaro americano. Stasis, ad esempio, è una piattaforma che emette e gestisce la stablecoin UERS, criptovaluta che replica il valore dell’euro. Per finire con le cosiddette altcoin di utilità, strumenti specifici utilizzati per pagare commissioni o per accedere a servizi particolari.
Occorre ricordare che in Italia le criptovalute sono pienamente riconosciute ma non hanno corso legale. Inoltre il possesso di cripto-attività deve essere obbligatoriamente dichiarato nell’apposito quadro della dichiarazione dei redditi. Le plusvalenze sono soggette ad un’imposta del 26%, alla quale va aggiunta l’imposta patrimoniale dello 0,2%, mentre le transazioni e i guadagni continuano a essere tracciati e sottoposti a revisione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Le criptovalute sono assolutamente legali in Italia e nell’Unione Europea. Si possono possedere, scambiare e utilizzare per acquisti (ovviamente dove sono accettate) senza commettere alcun illecito. Tuttavia, non sono considerate alla stessa stregua delle moneta a corso legale e per questo sono soggette a specifiche normative fiscali.
Immagine di apertura: fonte: lavoce.info




