Monza 27 Settembre 2025

Si è parlato in questi giorni dell’approvazione di un disegno di legge relativo allo “scudo penale” per i medici, inizialmente introdotto nel 2022 durante il Covid, prorogato, ed ora aggiornato per definire una riforma più articolata entro il 2026. Siccome i fronti degli scriventi erano principalmente due, Ministero della Giustizia e della Salute, con due versioni della legge diverse, pare che siano arrivati ad una stesura condivisa più ampia voluta dal ministro Orazio Schillaci.

Orazio Schillaci, 59 anni, specialista in Medicina Nucleare, Ministro della Salute del governo Meloni, è un convinto sostenitore dello scudo penale per i medici

Si vuole agire sulle azioni penali verso i medici per circoscriverle alla colpa grave, cercando di limitare quindi l’abuso delle denunce da un lato e dall’altro porre un freno alla pratica della medicina difensiva, che affolla di esami spesso inutili con rimbalzi a specialisti diversi, procrastinando la presa in carico del paziente e la relativa responsabilità clinica.
In verità con questa legge, i medici non sono più protetti dalle cause che possono intentare i pazienti, né i pazienti avranno criteri di risarcimento in relazione al danno subito: le variabili introdotte riguardano il lavoro del giudice, che potrà valutare il grado di colpa con nuove circostanze previste da questo testo in parte dovute a carenze e scarsità di risorse umane, materiali e organizzative e in parte cliniche. I medici saranno perseguiti penalmente solo per colpa grave, ma la determinazione per questa “colpa grave” non è definita per i margini clinici da questa legge.
I passaggi del testo sono principalmente questi: «Quando l’esercente la professione sanitaria si attiene alle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge o alle buone pratiche clinico assistenziali, sempre che le predette raccomandazioni o buone pratiche risultino adeguate alle specificità del caso concreto, è punibile solo per colpa grave». Ed ancora: «Nell’accertamento della colpa o del suo grado si tiene conto anche della scarsità delle risorse umane e materiali disponibili, nonché delle eventuali carenze organizzative, quando la scarsità e le carenze non sono evitabili da parte dell’esercente l’attività sanitaria, della mancanza, limitatezza o contraddittorietà delle conoscenze scientifiche sulla patologia o sulla terapia, della concreta disponibilità di terapie adeguate, della complessità della patologia o della concreta difficoltà dell’attività sanitaria, dello specifico ruolo svolto in caso di cooperazione multidisciplinare, nonché della presenza di situazioni di urgenza o emergenza».

Oggi il medico si trova troppo spesso al centro di contenziosi creati dalle denunce dei pazienti  (disegno di Abhi Jacob)

Vorrei fare delle considerazioni diverse da quelle lette sui giornali. Ho iniziato a parlare di Medicina Difensiva molti anni fa, perché con questo approccio non si cura nessuno, ma il problema più grave sta a monte di questa riforma legislativa. Si tratta della responsabilità clinica del medico, il “saper curare” che deve essere considerato per migliorare lo stato dei nostri ospedali e i percorsi clinici e terapeutici. Questo riguarda, in particolare, le nuove generazioni di “dottorini “che non sono capaci di fare un esame obiettivo perché è venuta a mancare la scuola, la formazione e la cultura del prendersi cura del paziente. I giovani medici di oggi sono cresciuti con il consenso informato da far firmare ai pazienti, non grazie all’insegnamento di maestri che possano avviarli alla professione con il rigore clinico necessario. Certo, non è del tutto colpa loro perché il Sistema Sanitario non si è più occupato del “tempo di cura”, ma si è preoccupato di apportare tagli sconsiderati con risparmi beceri che hanno portato allo stato attuale.

Ai giovani medici di oggi è mancata una scuola capace di creare in loro un bagaglio di conoscenze diagnostiche fondamentali (foto di mufidpwt)

Inoltre, negli ultimi tempi non si può più nemmeno parlare di risparmio in quanto con i gettonisti e le cooperative la spesa è enormemente aumentata, senza benefici per i pazienti. Riguardo a questa carenza di personale, da quanto si legge nel testo, i tappabuchi dovrebbero essere proprio gli specializzandi che, buttati così nella mischia, possono solo fare danni ai pazienti ed alla loro professionalità ancora acerba.
Per recuperare la capacità clinica è necessario tempo ed un cambio di rotta con personale adeguato. Invece da quanto si legge, rischiamo di avere delle diagnosi proposte dall’Intelligenza Artificiale in sostituzione dei dottori. Poi, dai la colpa ad una macchina e vediamo cosa succede. Vedo un progressivo impoverimento dell’uomo e nel nostro caso della medicina che cura ed un avanzamento tecnologico strutturale dove le macchine scelgono, in base ai dati immessi da noi, cosa sia meglio. Così l’uomo deve imparare ad usare le macchine e la sua intelligenza, capacità critica, libero arbitrio e millenni di cultura rischiano di essere cancellati perché in qualche modo ritenuti inadeguati e scomodi. Tanto la gente dimentica più velocemente di quanto impara.

C’è chi sostiene che l’Intelligenza Artificiale possa aiutare il medico nel suo percorso diagnostico, ma è uno strumento che non va sopravvalutato (foto di Gerd Altmann)

Si può essere bravissimi a perseguire una diagnosi clinica per cinque ore per poi dimettere il paziente, senza considerare che la medicina non è solo quella che hanno insegnato (o meglio non insegnato) a quel dottorino. Il paziente può morire in stimatissimi centri privati, senza che nessuno abbia pensato che quella che trattano non sia l’unica malattia di questo mondo ed il paziente muore per Dissecazione Aortica a casa dopo essere stato dimesso (è avvenuto di recente). Il centro in questione è di una grande città Metropolitana italiana, e risulta anche in vetta alla classifica dei migliori centri cardiologici. Così i dottorini imparano anche i limiti dei loro insegnanti che li renderanno ignoranti per tutta la vita perché non viene insegnata loro la medicina, ma la specialità che rende un centro economicamente remunerativo.

Immagine di apertura: fonte: siciliamedica.it

° Ha collaborato Sabrina Sperotto

Ettore Vitali
Classe 1952, monzese, cardiochirurgo emerito, ha diretto per molti anni il Centro di Cardiologia e Cardiochirurgia De Gasperis di Milano all'ospedale Niguarda. È stato presidente dei cardiochirurghi italiani e si è sempre occupato di trapianto cardiaco, di chirurgia dell’insufficienza cardiaca, valvolare, dell’aorta, coronarica, mini invasiva ed in particolare, ha acquisito un'esperienza più che trentennale nell’ assistenza meccanica al circolo (Cuore artificiale). Ha eseguito oltre 2000 interventi e 300 trapianti di cuore. È membro di diverse società scientifiche come l’International Society for Heart and Lungs Transplantation, la Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare ed ha partecipato alla commissione “Audit and Guidelines” della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica. .È stato direttore di dipartimento e responsabile della definizione delle linee guida e dei protocolli diagnostici e terapeutici cardiochirurgici, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle iniziative di innovazione clinica delle Unità Operative di Cardiochirurgia degli Ospedali Humanitas in Lombardia fino alla fine del 2014. È autore di oltre 300 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste nazionali ed internazionali. Ha sviluppato insieme a Sabrina Sperotto, il progetto di educazione medico-culturale “HE-ART & Science” per gli istituti scolastici.

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