Monza, 27 Gennaio 2026

È passato un altro Natale. È passato un altro Capodanno di una tristezza immensa, nel quale troppi innocenti, giovanissime creature hanno perso la vita in un modo orribile e per cosa? Per colpa di adulti avidi ed incapaci di difendere la loro sicurezza. Non voglio parlare di questa tragedia evitabile di Crans Montana ma di un collegamento che mi sorge spontaneo: dove hanno portato in Italia le creature bruciate sopravvissute e dove stanno cercando di curarli, facendo quasi miracoli per dar loro e alle loro famiglie una speranza di vita? A Milano all’ospedale Niguarda e non all’ospedale Bolognini di Seriate, nemmeno all’ospedale di Montebelluna in Veneto e neanche all’ospedale di Bentivoglio in Emilia-Romagna. Sempre di Niguarda è la squadra mandata in Svizzera per valutare i casi dei ragazzi portati nelle strutture più prossime alla località montana.

I migliore 15 ospedali italiani secondo la classifica appena pubblicata da AGENAS, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, sottoposta alla vigilanza del Ministero della Salute. Fra i suoi compiti la valutazione delle performance ospedaliere

Gli ultimi tre ospedali nominati, secondo il neo pubblicato Piano Nazionale Esiti dell’AGENAS (l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali) 2025, relativo ai dati raccolti nel 2024, sono gli ospedali italiani migliori, risultati rispettivamente al primo, secondo e terzo posto in Italia tra 1117 strutture valutate. Inoltre, vorrei far notare che sempre l’ospedale di Niguarda, che ha fatto la storia del cuore in Italia, per l’AGENAS non esiste: non compare nemmeno nella tabella dell’ambito Cardiocircolatorio, nella quale non c’è una vera e propria classifica e chi legge sembra possa scegliere un supermercato al posto di un altro. Non manca solo Niguarda in questo ambito, chiunque del settore legga quella tabella, si rende conto subito di quali strutture importanti manchino all’appello dei dati. Ora, non sono un matematico, né uno statistico e credo come tanti, un medico di buon senso e mi rivolgo a questi manager della salute e anche a tutto lo staff dell’AGENAS con una semplice domanda: ma se dopo 100 pagine di rapporto con una quantità di indicatori forse eccessiva (218), i vostri risultati portano a questa classifica, allora voi per primi non vi siete fatti qualche domanda per rendervi conto che probabilmente qualcosa non ha funzionato?

Una bella immagine della facciata dell’Ospedale Niguarda di Milano, costruito nel 1939. Vi lavorano 750 medici (foto: Fondazione Ospedale Niguarda)

Oppure, mi sorge l’evidente dubbio, che questi risultati debbano essere utili a qualcosa di altro rispetto al curare la gente. Invece ci ritroviamo con questa classifica di valore clinico inqualificabile, alla mercè della stampa e dei giornalisti, ma costruita – si legge nel rapporto per la stampa – come «strumento strategico per la governance sanitaria ai diversi livelli del sistema; sostenendo il Nuovo Sistema di Garanzia e la programmazione a livello nazionale; divenendo un riferimento a livello regionale per la definizione degli obiettivi dei direttori generali delle aziende sanitarie; infine fornendo dati, a livello locale, per il governo clinico e lo sviluppo di cruscotti gestionali, in un’ottica di Audit & Feedback».
Quindi non è chiaro chi voglia favorire l’AGENAS veramente e con quale obiettivo. Forse per qualcuno questa classifica ha anche un valore pubblicitario in termini economici, perché non basta più ricorrere solo alle affissioni sugli autobus per rastrellare contributi del 5X1000 dalle tasche degli italiani. Questi dati statistici sono un “giochino” costosissimo, troppo complicato, e chi sta dietro a queste tabelle, che propongono classifiche e montagne di dati organizzati in mappe più o meno colorate, non si rende conto di cosa significhi curare in modo appropriato e non valuta il danno che si commette se queste “classifichine” vengono poi prese sul serio.

Medici contenti in ospedale, un’immagine che ormai sa di utopia: il loro disagio è arrivato a livelli insostenibili, con un tasso di burnout del 65 per cento (foto di TungArt7)

Noi abbiamo urgente bisogno di cure reali e di personale qualificato messo nelle condizioni di lavorare dignitosamente per il bene dei pazienti. E invece 6mila infermieri e 4mila medici italiani sono emigrati all’estero nel 2025. Il tasso di burnout arriva al 65 per cento nel personale ospedaliero perché le condizioni lavorative sono al collasso. Aumentano i medici stranieri presenti in Italia, che sono il 10 per cento del personale, ma molti  di loro presentano anomalie nei loro titoli, che non vengono verificate per colpa del decreto “Cura Italia” approvato durante il Covid dal governo Conte. Il problema è che questo decreto, invece di essere cancellato o modificato, è stato prorogato fino al 2029! Inoltre, riguardo alle tabelle, con i numeri si riesce a giocare sporco e falsarli dall’origine. È successo per il Covid e succede per le liste di attesa; in Lazio, ad esempio, regione che vantava il 96 per cento di puntualità, ma coprendo in verità solo il 12 per cento dei casi reali. L’autorevole rivista medica Lancet, in un editoriale del gennaio 2025 puntava il dito proprio sull’Italia ed il nostro sistema di dati sanitari considerato frammentato e parziale.

fonte: Quotidiano Nazionale 16 gennaio 2026

La Sanità oggi è garantita solo a chi paga: Pet di controllo per tumori prenotate a due anni di distanza con il Sistema Sanitario Nazionale, che invece diventano 15 giorni se paghi! Gli italiani sono spremuti dalle tasse e non hanno più soldi per pagare la salute. Nello stesso tempo le tasse non vengono investite in salute in tutte le regioni. I soldi non arrivano agli operatori sanitari che sono sottopagati, e trovano all’estero condizioni migliori e chi resta deve coprire in uno le assenze di due. I dottori andati in pensione non vengono sostituiti perché mancano e, tirando le somme, la verità è che una volta fare il medico era un mestiere di pregio e rispettato. Oggi nessuno lo vuole fare più.  Penso che queste classifiche siano l’esempio di un difetto di lavoro che si reitera nel tempo. Chi fa le classifiche è come il designatore degli arbitri: ho letto recentemente un’intervista a Fabio Capello, ex campione e allenatore che parlava della mafia degli arbitri: leggetela così capiremo come sono state costruite le classifiche degli ospedali.

Immagine di apertura: fonte:1caffé.org

  • Ha collaborato Sabrina Sperotto
Ettore Vitali
Classe 1952, monzese, cardiochirurgo emerito, ha diretto per molti anni il Centro di Cardiologia e Cardiochirurgia De Gasperis di Milano all'ospedale Niguarda. È stato presidente dei cardiochirurghi italiani e si è sempre occupato di trapianto cardiaco, di chirurgia dell’insufficienza cardiaca, valvolare, dell’aorta, coronarica, mini invasiva ed in particolare, ha acquisito un'esperienza più che trentennale nell’ assistenza meccanica al circolo (Cuore artificiale). Ha eseguito oltre 2000 interventi e 300 trapianti di cuore. È membro di diverse società scientifiche come l’International Society for Heart and Lungs Transplantation, la Società Italiana di Ecografia Cardiovascolare ed ha partecipato alla commissione “Audit and Guidelines” della Società Europea di Chirurgia Cardio-Toracica. .È stato direttore di dipartimento e responsabile della definizione delle linee guida e dei protocolli diagnostici e terapeutici cardiochirurgici, dello sviluppo della ricerca scientifica e delle iniziative di innovazione clinica delle Unità Operative di Cardiochirurgia degli Ospedali Humanitas in Lombardia fino alla fine del 2014. È autore di oltre 300 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste nazionali ed internazionali. Ha sviluppato insieme a Sabrina Sperotto, il progetto di educazione medico-culturale “HE-ART & Science” per gli istituti scolastici.

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