Milano 23 Aprile 2020
Woody Allen sostiene di averlo saputo in un giorno d’estate. Una magnifica giornata, il 4 agosto 1992, in campagna, barbecue, piscina, due bambinaie e un guardiano. Racconta: «Raggiungo il Connecticut per vedere i miei figli Dylan e Moses. Un pomeriggio piacevole, chi sapeva che sarebbe stato l’ultimo… Il giorno dopo avevo un appuntamento con la psicologa di Dylan. Fu lei a dirmi che ero accusato di molestie e che era suo dovere comunicarlo alle autorità competenti».
«Cominciava una saga di proporzioni globali, che avrebbe bruciato milioni di dollari toccando la vita di tante persone – afferma Allen – . I giornali hanno ricamato su un mio presunto debole per le ragazzine, ma non è così. La mia prima moglie aveva tre anni meno di me, così la seconda. Mia Farrow era “anagraficamente corretta”. Ad un’altra donna più giovane di me chiesi se mi voleva sposare. Si chiama Soon-Yi, e per fortuna disse di sì, ma questo viene dopo, e ci sono ancora più cose da raccontare. Spero che non sia questo il motivo per cui avete comprato il libro».

Se non questo, quale altro motivo ci sarebbe? Riscoprire le nevrosi, le insicurezze, le visioni della vita di cui ci ha deliziato in cinquanta film, condite da battute, frasi fulminanti e sentenziose, lampi di assurdo? O scoprire dettagli tipo «mio padre in Francia aveva fatto parte di un plotone di esecuzione, fucilando un commilitone che aveva violentato una ragazza del posto»?
Woody Allen, alias Allan Stewart Königsberg nato il 1 dicembre ’35 a New York, stavolta va oltre. Dopo 28 anni racconta “quelle più cose”, lancia un’astuta e perfida “Versione di Woody”, che lui titola A proposito di niente. Questo Niente è la replica all’accusa infamante di pedofilia lanciatagli dalla ex compagna Mia Farrow nei confronti della figlia adottiva Dylan di 7 anni. Questo Niente è il perché dopo 28 anni viene messo al rogo.
Sostiene il regista: «Appena Mia scoprì la mia relazione con Soon-Yi adunò tutti i figli e dopo aver detto loro che avevo violentato Soon-Yi – per cui Satchel, a 4 anni, diceva alla gente: “Mio padre scopa mia sorella” – cominciò a fare telefonate per dire che avevo stuprato sua figlia minorenne. A mia sorella ne fece una agghiacciante: “lui ha preso mia figlia? E io mi prendo la sua”».

Le scosse del terremoto provocato in quell’agosto ‘92 fanno ancora sconquassi. Hillary Clinton non ha voluto accettare la sua donazione per la campagna presidenziale. L’annuncio da parte del gruppo Hachette di dare alle stampe Apropos of Nothing, titolo originale del libro, ha spinto i dipendenti a protestare e la casa editrice ad annullare la pubblicazione. «Il New York Times – prosegue Allen – si è schierato contro di me senza mai dire che due indagini separate avevano dimostrato l’infondatezza delle accuse. Amazon ha rotto il mio contratto e non ha voluto lavorare con me. Le scuole di cinema hanno smesso di tenere corsi sui miei film. Il mio ultimo film, Un giorno di pioggia a New York, non è uscito in America….». Celebri attori si sono dissociati, pentiti di aver lavorato con lui. Allen, ancora: «Tanti del mondo dello spettacolo dicevano in privato di essere allibiti per l’ingiusto e disgustoso trattamento che ricevevo e che erano dalla mia parte, ma stavano zitti perché temevano ripercussioni sul lavoro. Non lavorare con me era diventato il trend del momento, come quando tutti scoprono il cavolo nero».

«Woody Allen è stato travolto dalla scia del movimento #MeToo – sostiene Arianna Farinelli, docente di Scienze Politiche al Baruch College della City University of New York e fresca autrice del romanzo Gotico Americano (Bompiani) sulla società e la politica yankee – . Quel movimento era necessario perché ha fatto emergere il gravissimo, permanente, fenomeno degli abusi sessuali. Si pensi a Clarence Thomas e Brett Cavanaugh, giudici della Corte Suprema riconfermati dal Senato nonostante le accuse di due donne, che non sono state credute. Il movimento #MeToo ha però imboccato una deriva estremista e Woody ne paga le conseguenze. È stato usato per lavare i peccati di tutti. Nonostante sia stato scagionato…».
Precisa il regista: «Di indagini ce ne furono addirittura due. Cito le conclusioni della prima: “È nostra opinione che Dylan non sia stata abusata sessualmente dal signor Allen”. E un giudice della seconda scrisse: “Le prove che abbiamo mostrano che è improbabile che una causa contro Allen per abusi sessuali possa avere possibilità di successo”».
«In altri tempi per un’autobiografia simile – sostiene Farinelli – ci sarebbe stata un’asta all’ultimo sangue fra editori. Ora si sconfina nella censura. È giusto che Woody abbia il diritto di dire la sua. Per fortuna un altro editore si è fatto avanti».
In Italia il volume viene ora pubblicato da La nave di Teseo (400 pagine, 276 su e-book). Negli Usa lo ha lanciato Arcade Publishing, la cui editrice Jeannette Seaver, ha sostenuto: «In quest’epoca in cui la verità è spesso liquidata come fake news, noi preferiamo dar voce a un artista rispettabile piuttosto che piegarci a chi ha deciso di farlo tacere».
In Francia non è mai stato fatto tacere lo scrittore Gabriel Matzneff. Pedofilo dichiarato, per decenni è stato acclamato. L’imbarazzata difesa è che la sua figura va inserita nel contesto storico, quello del Sessantotto. «Cambiano i valori nelle epoche – sostiene Gianfranco Nieddu, grecista e letterato dell’università di Cagliari – . A Creta, Sparta e Atene pederastia/pedofilia erano codificate. Le testimonianze, dal Simposio di Platone in poi, sono amplissime, perfino sconcertanti. Ma è sacrosanto il principio dell’autonomia dell’opera rispetto alla vita privata. È lungo l’elenco di autori non irreprensibili, i cui libri vengono considerati capolavori. Persino il religiosissimo Manzoni fu oggetto di gossip per suoi “amori ancillari”!».
Conclude Allen: «Se l’universo è un caos maligno e insensato, che importanza può avere una piccola, falsa accusa nell’ordine delle cose? Ho 84 anni e poco da perdere. Non credendo nell’aldilà, non vedo che cosa possa cambiare se verrò ricordato come un regista o come un pedofilo. Chiedo solo che le mie ceneri vengano sparse vicino a una farmacia».
immagine di apertura: il ponte di Manhattan a New York, città natale di Woody Allen, celebrata in molti suoi film (foto di Armando Lazo)




