Milano 21 Dicembre 2025
Il piano Usa per mettere fine alla guerra in Ucraina ha segnato nei giorni scorsi una battuta d’arresto, ma le speranze per una svolta entro fine anno non sono del tutto tramontate. Se poi l’intesa sulla pace dovesse arrivare in prossimità del Natale, a livello mediatico il clamore sarebbe davvero dirompente. Un simile traguardo è ovviamente auspicabile. Soprattutto per le conseguenze sul fronte umanitario, con lo stop alla perdita di vite umane. Ma ci sarebbero ricadute positive immediate non solo per le parti in causa, non più costrette a bruciare ingenti risorse per finanziare il conflitto, ma anche per tutta l’economia del Vecchio Continente. Uno dei primi effetti sarebbe infatti il calo del prezzo delle materie prime, di cui beneficerebbero tutti i Paesi europei. Ci sarebbe poi l’immediata ripresa degli acquisti di gas russo a prezzi inferiori rispetto a quelli attuali.

In questo caso il primo Paese ad avvantaggiarsene sarebbe certamente la Germania, ma di conseguenza anche l’Italia ne avrebbe beneficio, dal momento che il suo comparto industriale è strettamente legato a quello tedesco. C’è inoltre la prospettiva della ricostruzione post-bellica dell’Ucraina, alla quale parteciperebbero le principali aziende italiane, a partire da Webuild, leader nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria civile. Si tratta di un business che vale, secondo le prime stime, oltre 500 miliardi di euro spalmati nell’arco dei prossimi dieci anni. Oltre a Webuild, sarebbero coinvolte a vario titolo altre imprese. Che dire poi, per esempio, dell’utilizzo dei cavi prodotti da Prysmian, società italiana tra le più apprezzate del settore a livello mondiale. Ma soprattutto ci sarebbe un largo uso del cemento, di cui sono leader di mercato Cementir e Buzzi Unicem. La diminuzione del rischio geopolitico, inoltre, aprirebbe nuove opportunità per le imprese che negli ultimi anni sono state frenate dalle sanzioni e da difficoltà operative di altro genere.

Ma quali sono i tempi del ritorno alla normalità? In sostanza, quando finirà la guerra? Per ora è impossibile fare previsioni. Cresce però sempre di più il numero di chi ipotizza l’arrivo di una svolta prima del previsto. Magari proprio all’inizio del 2026. Se così fosse, potremmo aspettarci l’avvio di un vero e proprio nuovo boom economico. Ad essere ottimisti, intanto, sono le Borse, che come sempre cercano di anticipare i trend dell’economia. Un futuro roseo, in questo caso, si prospetta per i mercati azionari europei, compreso quello italiano, spinto anche, secondo uno studio di Intesa-S.Paolo, dalla crescita degli utili delle società quotate a Piazza Affari, prevista in media dagli analisti dell’istituto bancario nella misura del 13%. Un vero e proprio cambio di prospettiva se si pensa che soltanto pochi mesi fa, in luglio, gli stessi analisti ipotizzavano per il prossimo semestre un calo del 3%. La banca d’affari americana Goldman Sachs ha addirittura creato un indice, battezzato Ukraine Ceasefire, che ha come base le 50 società europee ritenute maggiormente favorite dallo scenario che si prospetta con la fine della guerra. Fra queste, accanto a colossi come Arcelor-Mittal, Siemens, Volvo ed Heineken, nelle prime 15 per capitalizzazione ci sono tre italiane: nell’ordine Unicredit, Prysmian (produce cavi speciali) e Buzzi Unicem (cemento). Nel caso di Unicredit, unica azienda creditizia presente nel paniere, a pesare favorevolmente è la collocazione internazionale della banca, grazie alla sua presenza su tutti i territori interessati, mentre negli altri due casi le aspettative sono legate interamente alla prospettiva della ricostruzione postbellica dell’Ucraina. Le opportunità di business, insomma, sono molte e toccano ambiti diversi. Non resta dunque che aspettare gli eventi. La pace è un valore in assoluto, ma in questo caso creerebbe valore nel senso “letterale” del termine.
Immagine di apertura: foto di Wilfried Pohnke




