Bari 26 Marzo 2021

Nei secoli scorsi, il più famoso fra quanti hanno scritto di Scienze Naturali e, in particolare, di Scienze della Terra, è Leonardo da Vinci. È pur vero che un ruolo importante va riconosciuto anche a Dante Alighieri del quale quest’anno ricorrono i settecento anni dalla morte. Nei paesaggi della Divina Commedia sono spesso evocate immagini e scenografie che fanno riferimento a fenomeni prettamente geologici. Nei Canti, specie in quelli dell’Inferno, si trovano chiari riferimenti a rocce particolari, a terremoti, a manifestazioni idrotermali, a sorgenti e fiumi, a frane imponenti e ruine scoscese, le cui descrizioni hanno un fondamento scientifico. Degno di nota è il caso dell’imponente corpo di frana olocenico dei Lavini di Marco, ricadente lungo il Fiume Adige, nei pressi di Rovereto, famosa per aver riportato alla luce impronte di Dinosauro del Giurassico Inferiore, di cui Dante parla nel XII Canto dell’Inferno.

Panorama della frana dei Lavini di Marco, Val d’Adige nei pressi di Rovereto (foto di Alberto Carton)

Era lo loco ov’a scender la riva / venimmo, alpestro e, per quel che v’er’anco, / tal, ch’ogni vista ne sarebbe schiva. / Qual è quella ruina che nel fianco / di qua da Trento l’Adice percosse / o per tremoto o per sostegno manco, / che da cima del monte, onde si mosse / e sì la roccia discoscesa , / c’alcuna via darebbe a chi sù fosse; / cotal di quel burrato era la scesa. Così Dante descrive la grande frana, mentre attraversa con Virgilio un impervio territorio. Indica, come possibili cause, un terremoto – per tremoto – o un’erosione idrica al piede del versante – o per sostegno manco –, cause entrambe di instabilità dei versanti e usa come fonte il De Meteoris di Alberto Magno, noto filosofo scolastico. Dante nei riferimenti geologici sparsi nelle sue opere, si ispira alle idee filosofiche di Aristotele – e alla sua opera Metereologia -, a quelle del pensiero mistico cristiano e alla Filosofia Scolastica, spesso integrate fra loro. Quindi per Dante i terremoti sono causati da venti interni [Finito questo / la buia campagna / tremò sì forte, che del spavento / la mente ancor mi bagna. / La terra lagrimosa diede vento, / che balenò una luce vermiglia / la qual mi vinse ciascun sentimento / e caddi come l’uom cui sonno piglia (Inferno III)], l’Universo è stato interamente creato da Dio e l’età della Terra è molto limitata, soli 6500 anni, verità questa disvelata dalle Sacre Scritture.

Gustave Doré, incisione, Canto I dell’Inferno, edizione del 1861

Nei suoi scritti non rinuncia, però, all’analisi critica dei testi precedenti, all’osservazione sperimentale della Natura e dei suoi fenomeni, preferendo l’approccio scientifico alla teoria meramente astratta dei filosofi scolastici. Emblematica a tale proposito è un’opera scritta negli ultimi mesi di vita, ingiustamente considerata minore, la Quaestio de Aqua e de Terra, con cui Dante confuta le teorie cosmologiche del pensiero scolastico sulla posizione e sulla configurazione di due elementi sferici: l’Acqua e la Terra. La Quaestio iniziò durante un suo soggiorno presso Mantova e vide la conclusione a Verona il 20 gennaio 1320 nella Cappella di Sant’Elena, in presenza di Cangrande della Scala. Per evitare che alcuni suoi detrattori ne alterassero il senso, Dante scrisse nei mesi successivi la sua dissertazione: la Quaestio de Aqua e de Terra, oggi conosciuta con il titolo di De Situ et Forma Aque et Terre, pubblicata molti anni dopo, nel 1508 a Venezia.

Gustave Doré, incisione, “Il pozzo dei giganti nel nono cerchio”, Canto XXXI dell’Inferno, 1857

Fin dalla prime righe del trattato si evidenzia l’argomento del contendere: «Orbene, la questione ha avuto come oggetto la posizione e la configurazione (o forma) di due elementi: vale a dire dell’acqua e della terra; e come una sorta di fondamento della verità da appurare la questione fu ristretta al seguente quesito: se l’acqua nella sua sfera, cioè nella sua circonferenza naturale, in qualche punto sia più alta della terra che emerge dalle acque …».
Questa era la tesi sostenuta dai maestri medievali scolastici, secondo i quali le terre e le acque erano riconducibili a dei corpi sferici fra loro eccentrici, con l’Acqua (o Idrosfera) sempre in posizione superiore alla Terra (o Litosfera). A sostegno di questa teoria, i maestri portavano argomenti di natura astronomica, geometrica, sensoriale. Il primo riconducibile alla circostanza che essendo le circonferenze della Terra e dell’Acqua non equidistanti fra loro, è impossibile che abbiano lo stesso centro; quindi, sono eccentriche. Quello della Terra era il centro dell’Universo, quindi nel caso dell’Acqua doveva essere necessariamente più alto. Il secondo argomento era di carattere speculativo: ad un corpo nobile spetta una posizione più vicina al Paradiso; quindi l’Idrosfera, essendo più nobile della Terra, deve occupare un posto più alto. Il terzo argomento è basato sull’assunzione che ogni opinione che contrasta con la percezione sensibile è infondata; quindi la supposizione che la Terra sia più alta dell’Acqua non ha fondamento visto che i marinai, quando sono in mare, vedono la terra ferma solo salendo su un albero maestro e non dal ponte della nave e ciò porta a ritenere che la Terra sia più bassa dell’Acqua. Il quarto argomento ha implicazioni idrogeologiche: l’acqua tende naturalmente a muoversi verso il basso e poiché il mare è l’origine di tutte le acque e le sorgenti si ritrovano nei monti, la loro presenza è possibile solo se il mare è più alto della Terra; in caso contrario quest’ultima sarebbe del tutto arida.

Statua di Dante, Piazza dei Signori, Verona. Opera di Ugo Zannnoni in marmo di Carrara, 1865

Dante aveva un’opinione nettamente contraria basata sulle sue convinzioni aristoteliche e sull’osservazione diretta. Seguendo un percorso analitico e deduttivo, Dante procede in una prima fase della Quaestio alla confutazione dell’ipotesi che l’Idrosfera possa essere in qualche punto più alta della Litosfera. Successivamente, avvalora il suo pensiero con molte convincenti prove, logiche, geometriche, probabilistiche, percettive, per le quali è piuttosto la Terra ad essere più alta dell’Acqua. I nostri occhi vedono i fiumi scorrere verso il basso e in direzione del mare, e questo è possibile solo se la Terra è più alta dell’Acqua; se l’Idrosfera fosse più alta della Litosfera si avrebbero tre conseguenze, tutte impossibili: l’acqua sarebbe naturalmente suscettibile di muoversi sia verso l’alto che verso il basso; l’acqua non si muoverebbe verso il basso con la medesima traiettoria della terra; e quindi, la gravità agirebbe in modo diverso sui due elementi. Tutto ciò per Dante è semplicemente impossibile.

Infine, seguendo un percorso logico aristotelico, procede alla ricerca della causa dell’emersione terrestre, che ha creato un Continente emerso e arido: la cosiddetta Gran Secca. Dante esclude via via la responsabilità della stessa terra nel suo innalzamento, dell’acqua e degli altri elementi principali, il fuoco e l’aria. Per lui rimaneva solo il Cielo ed in particolare le costellazioni dell’emisfero settentrionale (il Cielo Stellato o la sfera Ottava) che con la loro forza di attrazione (virtus elevans) hanno fatto innalzare la Terra. Un’idea che ha risvolti teologici: il Poeta la riconduceva alla necessità, garantita dalla Natura universale, di consentire la vita umana e la commistione con i mondi animale e vegetale.

Dante, in conclusione, definendosi il più infimo dei filosofi, affronta la disputa scientifica con fierezza, confutando con competenza scientifica e naturalistica i postulati dei Maestri Scolastici.

Immagine di apertura: Statua di Dante Alighieri, opera di Enrico Pazzi, 1865, Piazza Santa Croce, Firenze. foto di Daniela Ramirez Manesalva

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