Milano 27 Maggio 2025
Il debito pubblico italiano, che già nel novembre 2024 aveva superato per la prima volta nella storia i 3mila miliardi di euro, non accenna a diminuire. Dopo una breve interruzione del trend rialzista a fine anno, ha toccato un nuovo record a marzo, arrivando a 3.034 mi-liardi, 9,5 miliardi in più rispetto al mese precedente. Lo ha comunicato a metà maggio la Banca d’Italia, che ha anche fornito alcuni dettagli sulla sua composizione, precisando che «il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (23,7 miliardi) ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a 13,9 miliardi) e l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (-0,2 miliardi)».

Per l’Italia, tuttavia, non si tratta di un primato assoluto. Anzi, in Europa c’è chi sta peggio, almeno per quanto riguarda l’entità del debito. Ci battono per esempio, ma solo come cifra assoluta, Francia e Germania. Occorre però precisare che quando si parla di debito pubblico non si può prescindere dal considerare il rapporto tra il suo ammontare e il Pil (prodotto interno lordo), che in Italia sta tuttavia diminuendo dopo i picchi della stagione del Covid, come ha ricordato la stessa Banca d’Italia. Non abbastanza però per eguagliare il livello degli altri maggiori Stati europei. Quella di novembre 2024 resta in ogni caso una situazione eccezionale (in negativo) per la finanza pubblica italiana. In precedenza, nel febbraio del 1994 era stato toccato per la prima volta il tetto dei mille miliardi, quando la crisi politica era al culmine, con la fine del pentapartito e la prospettiva di ingovernabilità del Paese. Nel 2012, poi, il nuovo record: 2mila miliardi, fino all’esplosione arrivata nel periodo del Covid, quando il debito arrivò a 2.600 miliardi, il 154,9% del Pil. Lo stesso rapporto debito/Pil vale oggi, secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, il 135,3%. Un livello leggermente inferiore al 135,8% indicato nel Piano strutturale di bilancio, ma superiore a quello previsto in precedenza.

Dell’emergenza debito si parla da tempo come uno dei primi (se non il principale) problema dell’Italia. E il dibattito, su questo argomento, non si è mai interrotto. Da politici ed economisti sono arrivate nel tempo numerose proposte, ma in concreto si è fatto ancora poco. Come ridurre, allora, questo enorme debito pubblico, vero ostacolo allo sviluppo economico? Non certo tagliando le spese, che vorrebbe dire sottrarre risorse alle società statali e ai loro investimenti. Certo, potrebbe aiutare una maggiore oculatezza nella gestione, ma i risparmi ottenuti attraverso questa strada non basterebbero a modificare la situazione in misura significativa. Basti pensare allo sforzo fatto in sede di elaborazione della recente manovra finanziaria del governo per racimolare i 2 miliardi in più da destinare alla Sanità Pubblica. Uno dei tentativi che potrebbe avere buone possibilità di successo riguarda l’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico. Non solo attraverso le cessioni, che richiederebbero molto tempo per evitare che mettere in vendita palazzi e proprietà statali finisca per creare nell’immediato un loro deprezzamento. In alternativa, la soluzione migliore prospettata finora è quella di creare appositi fondi immobiliari le cui quote potrebbero essere messe in vendita e trattate sui mercati finanziari. Ad acquistarle dovrebbero essere gli investitori istituzionali, ma anche e soprattutto i risparmiatori privati, attratti dagli alti rendimenti che una gestione oculata dei fondi stessi dovrebbe poter garantire. In questo modo verrebbe anche rimesso in circolo e impiegato il grande potenziale del risparmio privato, particolarmente consistente in Italia e in gran parte lasciato inutilizzato sui conti correnti bancari.

Recentemente Class Editori, cui appartiene il settimanale specializzato Milano Finanza, ha lanciato una proposta – basata proprio sulla soluzione rappresentata dai fondi immobiliari – che il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha mostrato di apprezzare. La campagna lanciata dal gruppo che edita alcuni periodici di economia e un canale televisivo, Class Cnbc, frutto di una joint-venture con l’omonimo canale americano di notizie economiche di proprietà di Nbc, è stata battezzata Tagliadebito. Il rapporto della Ragioneria generale dello Stato sul patrimonio immobiliare pubblico, intanto, ha rivelato che gli immobili pubblici già pronti per essere venduti valgono circa 2 miliardi di euro. Esattamente quanto destinato dalla manovra del Governo alla Sanità. Si tratta di quella quota di patrimonio dello Stato composta da beni che non sono “strumentali”, cioè utilizzati per sedi di pubblici uffici o di un pubblico servizio. Il documento della Ragioneria, 140 pagine, parla di un piano di dismissioni che potrebbe dare nuova linfa al bilancio dello Stato. Se poi, oltre a quelli appartenenti alle amministrazioni statali, si dovessero prendere in considerazione anche quelli che fanno capo agli enti locali e alle società partecipate, la cifra potrebbe aumentare considerevolmente.
Immagine di apertura: foto di Rilson S. Avelar




