Milano 27 Gennaio 2024

Una moneta nata a tavolino, adottata da più Stati sovrani diversi tra loro per molti aspetti, dalla politica fiscale alla velocità di crescita, è destinata alla lunga a disgregarsi. Senza una unione politica, insomma, non ci può essere alcuna unione monetaria. La maggioranza degli economisti, alla nascita dell’euro (il primo gennaio 1999) fu concorde nel sottoscrivere questa tesi. Oggi, però, dopo un quarto di secolo, la profezia non solo non si è avverata, ma è accaduto l’esatto contrario. L’euro è vivo e vegeto.

Nonostante le cattive previsioni degli economisti quando fu adottato nel gennaio 1999, l’euro è vivo e va molto bene (foto di Geralt)

L’esperimento monetario più rilevante della storia ha retto a tutte le difficoltà. Anche a quella che avrebbe potuto esserle fatale, vale a dire la crisi della Grecia, scoppiata quando l’allora presidente George Papandreou, a fine 2009, subito dopo le elezioni politiche, dichiarò che i precedenti governi di Atene avevano falsificato i dati dei conti pubblici proprio per permettere alla Grecia di entrare nell’euro, denunciando così il rischio di bancarotta del Paese. Rischio superato grazie all’intervento dell’Ue e del Fondo monetario internazionale. Se ciò non fosse avvenuto, il contagio avrebbe potuto trasmettersi ad altri Paesi, come la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo e forse l’Italia. Scampato quel pericolo e appurato che sono superabili in futuro anche possibili eventi analoghi, oggi l’euro è la seconda moneta più utilizzata al mondo negli scambi commerciali dopo il dollaro e prima dello yen giapponese, della sterlina inglese e del dollaro australiano, ma anche del franco svizzero e del renmimbi cinese (che sta peraltro crescendo molto velocemente, di pari passo con l’interscambio commerciale da e verso la Cina).

Al momento attuale l’euro è la moneta più utilizzata negli scambi commerciali dopo il dollaro, prima dello yen e della sterlina (foto di Public Domain Pictures)

É ipotizzabile che dopo un quarto di secolo di onorato servizio la moneta europea venga mandata in pensione? Certamente no. Si possono però fare congetture su come sarebbe oggi il mondo senza l’euro. Un esercizio di pura fantasia, che esula da ogni ragionamento che abbia un minimo di base scientifica. Limitandoci all’Italia, che cosa sarebbe successo se l’euro non fosse mai nato? C’è chi a questa domanda risponde con un giudizio categorico: sarebbe stata una vera e propria tragedia. La lira sarebbe rimasta a lungo nel mirino della speculazione internazionale e l’inflazione avrebbe distrutto gran parte dei risparmi dei cittadini, oltre a mettere in crisi l’intero sistema degli scambi con l’estero. Tutto ruota principalmente intorno a un solo elemento: l’enorme debito pubblico che ci portiamo dietro da decenni. E che nessun governo è stato in grado nel frattempo non tanto di azzerare, ma almeno di ridurre.Tutto questo pessimismo nasce però dal presupposto che la situazione del Bel Paese fotografata all’inizio del secolo, quando appunto si decise di varare la moneta unica europea, fosse rimasta immutata. Ma visto che siamo nel campo delle simulazioni, nulla vieta di pensare a un diverso epilogo. Se, per esempio, nel frattempo la finanza pubblica fosse stata almeno in parte risanata e se la fantasia degli italiani, che tutto il mondo ci riconosce, avesse portato alla nascita di un secondo “miracolo economico” dopo quello dell’ultimo dopoguerra? Che cosa sarebbe accaduto? Non solo.

E se, senza l’euro, la finanza pubblica si fosse risanata creando un secondo miracolo economico? (foto di Geralt)

Quale ruolo avrebbe giocato la rivoluzione digitale? All’epoca non si parlava ancora di intelligenza artificiale, metaverso, computer quantici e affini. Se, dunque, vista a posteriori, l’introduzione dell’euro ha portato soltanto vantaggi all’Italia (fatte salve le difficoltà dei primi tempi, quando hanno avuto vita facile le speculazioni sul rapporto di cambio con la vecchia lira), si potrebbe al contrario obiettare che tutto sommato anche senza l’euro ce l’avremmo fatta.

Restano da valutare i potenziali rapporti con gli altri Paesi europei che, in assenza dell’euro, avrebbero continuato a usare le loro “storiche” monete. Al di là dei piccoli disagi quotidiani per i cittadini, come cambiare ogni volta le lire nelle monete altrui (chi andava in Spagna doveva passare per la Francia utilizzando il franco e poi, all’arrivo, trasformare tutto in pesetas; problema oggi risolto ricorrendo alle carte di credito), erano le transazioni commerciali a creare i maggiori impedimenti. Se non ci fosse l’euro, è probabile che oggi per i grandi spostamenti di capitali in alternativa si farebbe ricorso al dollaro o a un’altra moneta riconosciuta in tutto il mondo. E le monete digitali? Forse si sarebbe verificata un’accelerazione nel loro impiego. Le più importanti banche centrali tuttavia continuano a diffidare del bitcoin. Nei giorni scorsi la statunitense Sec (l’organismo di controllo e vigilianza sui mercati finanziari) ha dato il via libera a un Etf (sostanzialmente un derivato) agganciato proprio al bitcoin. Ma la stessa Sec si è affrettata a precisare che non si è trattato di un riconoscimento della più conosciuta valuta virtuale.

Le principali banche centrali continuano a diffidare della moneta virtuale perché si presta ad usi illeciti. Senza l’euro il bitcoin avrebbe avuto senz’altro una accellerazione (foto di portald)

Semplicemente si permette agli investitori di acquistare un prodotto finanziario cha ha “un sottostante non sicuro che si chiama bitcoin”, come ha dichiarato il presidente della Sec, Gary Gensler. Il quale ha aggiunto: «Gli investitori dovrebbero essere consapevoli che l’attività sottostante è altamente speculativa e volatile. Tra le sue casistiche d’uso ci sono anche l’attività illecita, il riciclaggio di denaro sporco, le sanzioni e così via». E ha poi precisato, rivolto ai giornalisti presenti alla conferenza stampa sul lancio del nuovo prodotto: «So che di recente avete chiesto ad altre persone se il bitcoin viene usato come riserva di valore. Io rispondo che è una riserva di valore sì, ma speculativa. Viene utilizzato come mezzo di pagamento? Ci compriamo il caffè? Non proprio. L’unico meccanismo di pagamento per il quale viene utilizzato in senso primario è l’attività illecita». Più chiaro di così….

Immagine di apertura: foto di Geralt

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

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